Immacolate e nuove verginità Stampa
Scritto da CRISTINA RICCI   
Immacolate e nuove verginità

 Ci fu un tempo in cui i ricchi borghesi pur di entrare in società ed acquisire una rilevanza politica agli occhi dei sovrani, organizzavano matrimoni con l’alta nobiltà che, di buon grado, accettava.

Anche allora era solo una questione di colori, il sangue da blu diventava azzurro ma, in compenso, i conti non erano più in rosso.

Acquistare maggior prestigio agli occhi del mondo è un vizio che non abbiamo ancora perso. Una buona reputazione rende tutto più facile e, la conquista del mercato passa anche attraverso la stima dei clienti. 

Avete notato le pubblicità dei nuovi brand? 

Sempre più spesso gli acquirenti non vengono tentati dalle caratteristiche del prodotto e neppure dal suo prezzo ma da ciò che l’azienda sembra offrire in termini di, passatemi il termine, “sogno”.

Iniziò la Coca Cola nel 1931 abbinando la bevanda a Babbo Natale. Il Santa Claus  che oggi conosciamo lo dobbiamo a questo celebre marchio.

La Coca-Cola, grazie alla pubblicità, è entrata nella nostra cultura, è molto più di una bibita gassata. Oserei anzi dire che bere una cocacola non ha più niente a che vedere con il dissetarsi, come è stato detto da tempo e da molti.

La nostra Mole Cola (https://molecolaitalia.it/), ha da fare ancora molte bollicine prima di riuscire ad eguagliare il prestigio dell’americana ed entrare nei nostri cuori.

 

La Coca-Cola non è l’unica azienda in cerca di consenso.

Stando a la Repubblica il gruppo Amazon ha 25 sedi nel nostro paese e quest’anno prevede di creare 1.600 nuovi posti di lavoro nel nostro paese arrivando a contare quasi 8.500 dipendenti. 

Gli investimenti sono cospicui, come i guadagni d'altronde. Nel 2018 a fronte di 4,5 miliardi di guadagno ne sono stati investiti 1,8 (fonte https://www.repubblica.it/economia)

Perché dunque un gruppo così solido avrebbe bisogno di una verginità posticcia alla stregua della borghesia settecentesca?

Sarà che gli spot di settembre dove i dipendenti lodano il proprio luogo di lavoro non corrispondano  alla realtà? 

Amazon ha cercato di apparire come un’azienda in grado di offrire lavoro a una vasta categoria di persone in difficoltà. Dalla signora 50enne, ai disoccupati di lunga data per arrivare ai giovani ma noi non dobbiamo dimenticare che la Legge 92/2012, ha introdotto degli incentivi contributivi in favore di lavoratori over 50 e delle donne rientranti nella categoria di soggetti svantaggiati. 

Amazon non è la fatina buona ma semplicemente, come ogni operatore economico che ha come obiettivo il solo profitto, coglie ogni opportunità per trarre vantaggi e aumentare l’utile.

Le condizioni di lavoro sono tali che persino Amnesty International si occupa dei lavoratori amazon. Secondo questa organizzazione l’azienda ostacolerebbe i diritti dei lavoratori a organizzarsi e  investirebbe ingenti risorse nel controllo dei lavoratori dalla presunta “minaccia” di una potenziale attività sindacale (fonte https://www.amnesty.it)

Smalls Christian, ex magazziniere del colosso del commercio elettronico, sostiene che Amazon non riuscendo a proteggere adeguatamente i propri lavoratori viola la legge sui diritti umani vigente a New York e altri provvedimenti normativi federali e statali. Il lavoratore ha dichiarato alla stampa di essere stato un dipendente leale e essere stato licenziato dopo aver organizzato uno sciopero pretendendo che Amazon proteggesse dal COVID-19 i lavoratori di colore e quelli latino-americani.

Anche il tasto tasse è una nota dolente, al riguardo potete leggere questo articolo.... 

Va in onda la buona novella Amazon

La nuova buona azione natalizia che accende le luci del palco su una promettente ballerina riuscirà davvero a intenerire i nostri cuori facendoci dimenticare ciò che è realmente il gruppo Amazon?

 CRISTINA RICCI

 

 

Ci fu un tempo in cui i ricchi borghesi pur di entrare in società ed acquisire una rilevanza politica agli occhi dei sovrani, organizzavano matrimoni con l’alta nobiltà che, di buon grado, accettava.

Anche allora era solo una questione di colori, il sangue da blu diventava azzurro ma, in compenso, i conti non erano più in rosso.

Acquistare maggior prestigio agli occhi del mondo è un vizio che non abbiamo ancora perso. Una buona reputazione rende tutto più facile e, la conquista del mercato passa anche attraverso la stima dei clienti. 

Avete notato le pubblicità dei nuovi brand? 

Sempre più spesso gli acquirenti non vengono tentati dalle caratteristiche del prodotto e neppure dal suo prezzo ma da ciò che l’azienda sembra offrire in termini di, passatemi il termine, “sogno”.

Iniziò la Coca Cola nel 1931 abbinando la bevanda a Babbo Natale. Il Santa Claus  che oggi conosciamo lo dobbiamo a questo celebre marchio.

La Coca-Cola, grazie alla pubblicità, è entrata nella nostra cultura, è molto più di una bibita gassata. Oserei anzi dire che bere una cocacola non ha più niente a che vedere con il dissetarsi, come è stato detto da tempo e da molti.

La nostra Mole Cola (https://molecolaitalia.it/), ha da fare ancora molte bollicine prima di riuscire ad eguagliare il prestigio dell’americana ed entrare nei nostri cuori.

 

 

La Coca-Cola non è l’unica azienda in cerca di consenso.

Stando a la Repubblica il gruppo Amazon ha 25 sedi nel nostro paese e quest’anno prevede di creare 1.600 nuovi posti di lavoro nel nostro paese arrivando a contare quasi 8.500 dipendenti. 

Gli investimenti sono cospicui, come i guadagni d'altronde. Nel 2018 a fronte di 4,5 miliardi di guadagno ne sono stati investiti 1,8

(fonte https://www.repubblica.it/economia/2020/07/20/news/amazon_nel_2020_1600_nuovi_posti_di_lavoro_in_italia-262437620/#:~:text=Una%20crescita%20superiore%20a%20quanto,2)

Perché dunque un gruppo così solido avrebbe bisogno di una verginità posticcia alla stregua della borghesia settecentesca?

Sarà che gli spot di settembre dove i dipendenti lodano il proprio luogo di lavoro non corrispondano  alla realtà? 

Amazon ha cercato di apparire come un’azienda in grado di offrire lavoro a una vasta categoria di persone in difficoltà. Dalla signora 50enne, ai disoccupati di lunga data per arrivare ai giovani ma noi non dobbiamo dimenticare che la Legge 92/2012, ha introdotto degli incentivi contributivi in favore di lavoratori over 50 e delle donne rientranti nella categoria di soggetti svantaggiati. 

Amazon non è la fatina buona ma semplicemente, come ogni operatore economico che ha come obiettivo il solo profitto, coglie ogni opportunità per trarre vantaggi e aumentare l’utile.

Le condizioni di lavoro sono tali che persino Amnesty International si occupa dei lavoratori amazon. Secondo questa organizzazione l’azienda ostacolerebbe i diritti dei lavoratori a organizzarsi e  investirebbe ingenti risorse nel controllo dei lavoratori dalla presunta “minaccia” di una potenziale attività sindacale (fonte https://www.amnesty.it/amazon-rispetti-il-diritto-dei-lavoratori-a-riunirsi-in-sindacati/)

Smalls Christian, ex magazziniere del colosso del commercio elettronico, sostiene che Amazon non riuscendo a proteggere adeguatamente i propri lavoratori viola la legge sui diritti umani vigente a New York e altri provvedimenti normativi federali e statali. Il lavoratore ha dichiarato alla stampa di essere stato un dipendente leale e essere stato licenziato dopo aver organizzato uno sciopero pretendendo che Amazon proteggesse dal COVID-19 i lavoratori di colore e quelli latino-americani.

Anche il tasto tasse è una nota dolente, al riguardo potete leggere questo articolo https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/08/28/va-in-onda-la-buona-novella-amazon-negli-spot-magazzinieri-felici-e-rilassati-che-ringraziano-la-societa-per-il-posto-lavoro/5913126/

La nuova buona azione natalizia che accende le luci del palco su una promettente ballerina riuscirà davvero a intenerire i nostri cuori facendoci dimenticare ciò che è realmente il gruppo Amazon?

 

 

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