L’INCASTRO IMU + IVA Stampa
Scritto da Marco Giacinto Pellifroni   

L’INCASTRO  IMU + IVA

Ci vuole forse Einstein per capire che, oltre una certa soglia, peraltro già abbondantemente superata, alzare le tasse allo scopo di incassare di più è una pia illusione?

L’ultimo aumento dell’Iva, deciso in piena recessione, immagino non sia stato studiato per deprimere ulteriormente i consumi, bensì, appunto, per aumentare il gettito fiscale. Bene, il gettito è diminuito di € 3,2 miliardi in 7 mesi.

Idem è accaduto alle accise sulla benzina. L’avidità fiscale le ha costantemente aumentate; e il ricavo è stato inferiore a quello ottenuto con le accise più basse.

L’esito, in entrambi i casi, dovrebbe suggerire che abbiamo raggiunto il limite oltre il quale tassando di più si incassa di meno. Ciò in quanto si tende a consumare di meno e aumenta l’inclinazione ad evadere una tassa sempre più iniqua. Se la tentazione di evadere la vecchia Ige al 3% veniva subito fugata dalla considerazione che il gioco non valeva la candela, l’Iva oltre l’esorbitante frontiera del 20% porta a non spendere o ad evaderla.


Elementare, Watson. Ma i nostri esperti economisti, con in testa l’ex Bankitalia, ex BCE, ex BRI ministro Saccomanni, “molto considerato anche all’estero”, come recitano in TV, è ancorato all’idea che le casse erariali si riempiano in proporzione al crescere dei balzelli di cui l’Italia detiene il triste primato. E così, l’Iva fatta risparmiare ai ricconi, per assecondare Brunetta & C., funge da pretesto per aumentare l’Iva al 22%. Bingo! Gli introiti crolleranno ancora più drammaticamente. L’esito sarà la futura Service Tax, con l’Imu incorporata sotto mentite spoglie, e il regalo di un’Iva maggiorata per sempre (quando mai una tassa è stata ridotta?).

Da notare che in gioco c’è la cifra di € 1 miliardo, che proprio non sanno dove trovare. Ben misera cosa in confronto ai ca. € 85 miliardi di interessi sull’enorme e crescente debito pubblico, ormai sui € 2.070  miliardi.* In nome di un esiguo ammanco, vogliono gravarci di una tassa perenne.

Dinamicamente la situazione è questa: il Pil continua a calare (l’ultimo riaggiustamento è salito da -1,3% a -1,7% nel 2013), perché cala la produzione in quanto la gente e le imprese non possono e/o non vogliono spendere, proprio a causa delle tasse jugulatorie. Bruxelles però, come ha confermato Olli Rehn, in visita ispettiva a Roma, pretende che il rapporto deficit/Pil non ecceda il fatidico 3% stabilito a Maastricht nel 1992 (una pretesa che ormai neppure Paesi “virtuosi” come l’Olanda riescono più a rispettare). Noi siamo al 3,1%, ossia lo 0,1% in più: quanto basta per finire sotto il torchio degli eurocrati di Bruxelles! Quindi, se cala  il Pil (e non c’è verso di farlo salire con l’oppressione fiscale in atto), solo un deficit altrettanto calante può salvare la situazione. Ma il deficit, ossia la differenza tra entrate e uscite dello Stato, non può che salire, visto che calano le entrate e crescono le uscite, a causa soprattutto dei suddetti € 85 miliardi di interessi. Non solo, ma è spostato di un anno il vagheggiato pareggio di bilancio, ossia deficit zero; quasi che, se non si è centrato oggi il 3%, si potrà centrare lo zero domani, nonostante una depressione in pieno svolgimento.


Quasi non bastasse, l’Italia ha già elargito al c. d. Fondo Salva Stati (ESM) decine di miliardi di euro; ed è in pieno vigore il Fiscal Compact, quello che, oltre ad imporre il suddetto rapporto deficit/Pil sotto il 3%, esige anche la riduzione del debito pubblico sotto il 60% del Pil nell’arco di 20 anni. Per l’Italia si tratta di un esborso di circa la metà del suo debito pubblico (visto che oggi siamo al 125%): ca. € 1.000 miliardi, ossia ca. € 50 miliardi l’anno. Coraggio!

Tutto quanto sopra porta a concludere che i nostri governi, passati, presente e futuri non hanno minimamente a cuore il benessere degli italiani, ma quello dei nostri presunti creditori (circa il “presunti” non sto a ripetermi: vedansi le decine di... articoli... da me scritti a tale riguardo su Trucioli dal 2007). E per accontentarli non esitano a far crescere, giorno dopo giorno, la miseria, attraverso una politica di austerità demenziale. Ma la tanto deprecata violenza non sta solo nelle piazze, quando i manifestanti eccedono le “buone maniere”; è anche quella, più subdola, di chi opera per diffondere la fame, come hanno cominciato a fare, con successo, nella vicina Grecia.


 

Lorsignori sanno bene che questa politica di crescente disparità dei redditi, di centellinamento del denaro sul mercato delle merci reali, risucchiato com’è dalla finanza, affama progressivamente la popolazione. Viene il dubbio che questo sia probabilmente quello che vogliono, tutto al contrario di quello che dicono. Chi si nasconde dietro questa politica di incentivazione all’emigrazione dei talenti migliori, di distruzione di competenze aziendali formatesi in decenni e secoli, di lavoro precario o inesistente se non dietro compensi da fame, di disinteresse per le giovani generazioni, e degli anziani, di strangolamento delle piccole e medie imprese, vera ossatura della nazione?

* Vedi p. es.:  http://www.italiaora.org/

Marco Giacinto Pellifroni                              22 settembre 2013

  

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