Analisi sulle criticità del Comune di Savona Stampa
Scritto da GIORGIO CALABRIA   
 

Modesto e rispettoso contributo

per una analisi sulle criticità del Comune di Savona,

al di là della propaganda partitica

 Siamo a cinque, questo è il numero dei candidati a Sindaco alle prossime elezioni amministrative. Sarebbe troppo facile e ingeneroso dare un giudizio in base a quel poco delle loro anticipazioni programmatiche rese spontaneamente o strappate loro dalla curiosità dei giornalisti, forse un po’ più d’interesse ho trovato, invece, dalla lettura di “panoramiche programmatiche di politologi savonesi o associazioni, più o meno culturali, a latere dei soliti partiti di sinistra o civici, a fronte, comunque, di una del tutto assente medesima iniziativa del centrodestra, forti di un malinteso “primato del pragmatismo”; gli uni e gli altri  comunque ritardati in una analisi superata delle “ragioni politiche” e non delle istituzionali, vere cause del degrado dell’azione di governo dell’ente locale.


I candidati Sindaco: Russo, Schirru, Aschei, Versace, Meles

Veniamo, dunque, ad affrontare una analisi seria delle difficoltà e delle inadeguatezze della macchina amministrativa dell’ente locale. Per stare a Savona, sono note a tutti i cittadini le gravi difficoltà di tipo economico che hanno attanagliato l’azione amministrativa della città. Il forte disavanzo finanziario ereditato dalle precedenti giunte di centrosinistra, è stato, sì, responsabilità di scelte personali e partitiche, ma va anche detto che rientravano in una “strategia di finanziamento” non solo tollerata ma proposta a livello nazionale in concomitanza dal sempre più ridotto trasferimento di risorse dallo Stato centrale. Detto questo, arriviamo a quello che è stato ed è l’equivoco nella lettura della genesi del degrado istituzionale dell’ente locale, è cioè una “lettura politica” a fronte di quella vera e cioè quella istituzionale (per inciso la stessa difficoltà, recentemente evidenziata, di trovare candidati a Sindaco, viene interpretata come “debolezza” partitica mentre segnala un disorientamento di ordine istituzionale). Sarà utile, perciò, fare un breve riassunto della più recente storia politico amministrativa riguardo all’ente locale. Già chi aveva messo mano ad una riforma dell’ente locale (Bassanini) ne coglieva solo l’aspetto politico-partitico e non quello strutturale - istituzionale. 


Si diceva la debolezza dell’ente dipende dalla instabilità politica, il sistema proporzionale determina difficoltà ad avere giunte decisionali e di governo. Con le leggi del 90/142 e 93/81, si rispondeva principalmente ad una esigenza, “quella di curare la ingovernabilità dell’ente locale, tale ingovernabilità derivava essenzialmente dal fatto che il sindaco veniva eletto in seno a una coalizione di partiti, frutto di compromessi che lo rendevano “dipendente” dai capricci dei partiti della coalizione che potevano decretarne la fine. La stessa scelta del sindaco e della giunta nel contesto dei consiglieri, espressione diretta dei partiti, poteva decretare una classe dirigente non sempre la più competente e comunque con scarsa decisionalità’. Per eliminare questo inconveniente si giunse alla elezione diretta del sindaco, questo modello fa  sì che è il Sindaco che nomina e revoca i suoi assessori, così che gode di una forte base di legittimazione e può utilizzare  la sua autorevolezza per nominare assessori veramente capaci; ma anche tale schema presenta degli inconvenienti; il primo è il premio di maggioranza in consiglio al gruppo più organizzato, poi per il fatto che è una riforma che si ferma a metà strada, conferisce ai partiti un potere di “investitura formale” e un “potere di veto” tali da rendere comunque problematica l’efficacia dell’azione di governo forte e forse ancora meno pubblico il meccanismo con cui si operano le scelte dell’esecutivo locale. 

Resta il fatto che, se anche il Sindaco nella attuale riforma, potesse avere una indiscussa autonomia dai partiti, non potrebbe, come non ha in effetti, avere un vero e proprio potere decisionale per la mancanza di attribuzioni di autonomia gestionale dell’ente. 

 


 

L’ingovernabilità è in primo luogo dovuta al vero e proprio “sovraccarico di istanze” di cui l’ente Comune forma oggetto. Gli enti locali nel nostro ordinamento sono poco autonomi non certo perché non godano di attribuzioni. Al contrario, se c'è un fattore che limita l’autonomia dei Comuni, questo è proprio costituito dal continuo e crescente conferimento di compiti che lo Stato e la Regione operano nei loro confronti, senza nello stesso tempo fornire loro gli strumenti materiali, giuridici, finanziari e umani necessari a farvi fronte. La classe politica nazionale, succube di una burocrazia statale centralista ha finito per scaricare le responsabilità sugli enti territoriali minori e quindi sulle élites dirigenti relative, le quali, spesso, si sono rivelate inadeguate. Che negli anni, soprattutto dopo la fine della prima repubblica, si sia persa l’occasione per una vera riforma istituzionale nel seno di una Costituzionale, è segnata dal fallimento di riforme “specchietto per le allodole” come quella del Titolo V, voluta dal centrosinistra per prendere in contropiede Bossi, o quella abortita per “fuoco amico” del “federalismo Fiscale” (Legge Calderoli), sia pure con limiti  diversi queste due iniziative, costrette a muoversi nell’ambito del dettato costituzionale, non cambiavano minimamente struttura, attribuzioni e potere decisionale dell’ente locale, in attesa di sostanziale riscrittura della architettura istituzionale, come vagheggiata da uno studioso del settore come Gianfranco Miglio, consideriamo quale possa essere il giusto atteggiamento che un amministratore accorto e consapevole politicamente  debba attuare in una realtà come oggi si presenta. Una specie di decalogo che debba tenere presenti alcune priorità di ordine etico e funzionale. 

 


 

1) Rispetto delle regole 

è il logico presupposto di ogni attività politica, considerato il fatto che dove fossero superate, vanno cambiate, solo una classe dirigente rispettosa delle regole, può pretendere il rispetto delle leggi di chi è amministrato

 

2) Rivalutazione dei rapporti istituzionali quali quelli intercorrenti tra Sindaco, Giunta e Consiglio

 

3) Attenzione ai problemi Immediati 

Il che non vuol dire rinunciare a progetti di lungo respiro, progetti per i quali è necessaria la collaborazione di Regione e Stato, come ad esempio quelli riguardanti le infrastrutture per i loro logici collegamenti a livello regionale e nazionale. I problemi immediati riguardano arredo e usufruibilità

del quotidiano vissuto cittadino. Non affrontarli con le solite scuse “non ci sono i soldi”, “colpa di chi c'era prima” non giustifica. 

 

4) Coerenza fra quanto espresso in campagna elettorale e quello che si fa una volta eletti. 

 

5) L’indipendenza dell’ente locale da segreterie di partito, il partito politico deve selezionare la classe politica che andrà a governare, ma una volta eletti è al cittadino che bisogna rispondere.

 

6) L’indipendenza del Comune dalle lobby locali.

La tendenza da parte dei cittadini di aggregarsi in associazioni, corporazioni o gruppi economici sono una realtà di cui il politico amministratore deve tenere conto, così come delle loro istanze senza però che questi assumano un ruolo di potere. Se mai è da prevedere un nuovo assessorato, che nell’ottica del principio di Sussidiarietà, ponga le condizioni per la partecipazione diretta del privato o in partecipazione con l’ente. 

 

7) Una seria valorizzazione delle Élites locali.

Compito di un partito moderno e quindi della sua rappresentanza eletta, è quello di valorizzare e coinvolgere “apporti esterni” rappresentati dalle professionalità in tutti i campi della vita civile del territorio. 

 

8) Ascolto.

della cittadinanza, indispensabile per assumere decisioni che riguardano la loro vita, quotidiana. 

 

9) Responsabilità.

In dipendenza delle reali risorse finanziarie, determinare in maniera puntuale le ragioni di scelte operative a giustificazione del contributo richiesto ai cittadini dalle varie imposizioni fiscali e tariffarie.

 

10) Trasparenza.

Tutte le progettazioni e programmazioni devono avere un carattere di oggettiva necessità e funzionalità al di fuori di interessi di partito o privatistiche. 

 


 

Si tratta, infine di dar vita ad una sorta di “ingegneria per la macchina gestionale e amministrativa”. Dobbiamo fornire agli amministratori l’occasione per rilanciare la città. Se si considera che la città contemporanea, sempre più terziarizzata, è diventata una sorta di “banca dati” dove è racchiuso il bagaglio di esperienze, conoscenze e attività cittadine, è necessario che l’amministrazione crei le condizioni per agevolare la partecipazione di cittadini, associazioni, poli produttivi e enti. 

Dalla possibilità di realizzare questo programma dipenderà molto del futuro della nostra città. 

  Dott. GIORGIO CALABRIA 

già Consigliere Comunale 1998-2002

già Vice Presidente “Opere Sociali di Ns. Signora di Misericordia 2004-2009

 

 

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