Settimanale Anno XVIII
Numero 765 del 19 settembre 2021
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Il Castello di Cosseria in condizioni disastrose Stampa E-mail
Scritto da ROCCO PLUFFO   

 COSSERIA

Il Castello, che è certamente il maggior vanto storico della Valle Bormida, versa in condizioni manutentive DISASTROSE

“Cosseria, Cosseria è una bella città 

si mangia si beve allegri si sta” 

Con questa rima gli assediati granatieri austro-piemontesi del castello di Cosseria al comando del generale Provera - che non avevano cibo per sfamarsi e si nutrivano di ‘radici’ - per scherno dileggiavano gli assedianti francesi del corpo d’armata italiano nella prima campagna d’Italia napoleonica nelle giornate dal 12 al 14 aprile 1796.

Il territorio del castello fa da spartiacque tra le Bormida di Millesimo e di Pallare ed è occupa il punto trigonometricamente più alto, essenziale per il dominio della zona secondo l’Istituto Geografico Militare, poiché sovrasta le comunicazioni viarie della costa con l’entroterra (strada ed autostrada Savona - Torino che corrono ai piedi dalla cima).

È uno dei castelli medievali dei marchesi Del Carretto dislocati in molti comuni della Valle Bormida e del basso Piemonte, attorno ai quali si intrecciano ”storie” e leggende antiche e recenti di un territorio di confine tra le due regioni. 

Molti studi sono stati dedicati al suo territorio basti citare tra i molti Giuseppe Cesare ABBA Antonio Giulio BARRILI, il teologo Bartolomeo Mozzone, Niccolò Colombo, Carmelo Prestipino, Nino Lamboglia, G.B. Nicolò Besio oltre a Carlo Varaldo che ha curato per l’Università di Genova e l’Istituto di Studi Liguri dei restauri conservativi alcuni decenni or sono.

Il citato assedio si colloca in epoca nella quale il castello NON era stabilmente abitato, perché rovinato parzialmente, ma sempre sede di presidi militari, appunto per la strategica centralità della posizione, il possesso della quale condizionava le comunicazioni viarie.

Protagonisti di questa difesa, furono i generali Buniel, Quesnel, Colli e - come ho detto - Provera; tra difensori vi fu anche il giovanissimo tenente Filippo Del Carretto del ramo di Moncrivello, che su quegli spalti trovò eroica morte.

 


 

A chi si diletti di storia patria quando oggi percorre la sottostante autostrada par di vedere ancora gli assedianti colpiti dai difensori di quella cima che, ormai privi di munizioni, si difendevano scagliando le pietre, per ritardare la fatale avanzata di un’armata ai primi successi nello sfondamento delle linee, ma destinata a dominare l’Europa alla guida del maggior stratega dei tempi moderni, quale fu Napoleone Bonaparte.

Par di rileggere nella vivezza dei protagonisti le pagine di quel “Monsù Tomè” con cui Barrili fisso quelle vicende, nei campi avversi, di uomini che agirono, con abnegazione e sommo senso del dovere.

 L’assedio si concluse dopo tre giorni con molte perdite da ambedue le parti e l’”onore delle armi” reso dei francesi che, schierati presentando - appunto - le armi a tanto valore mostrato dai difensori, abbandonavano il presidio mentre gli ufficiali degli sconfitti, restavano armati delle spade di ordinanza a capo dei rispettivi Presidi.

Certo, tra le molte battaglie di quella prima “campagna d’Italia” il sangue volontariamente versato per la difesa del castello di Cosseria fu un episodio saliente, celebrato da storici e romanzieri, oltre ad essere iscritto nell’Arco di Trionfo parigino, a perenne e reverente ricordo.

 Durante l’ultima guerra mondiale, la cima fu ancora sede di difese antiaeree ed insediamenti militari.

Venendo alla storia attuale, il castello è stato acquistato dal Comune di Cosseria, con il finanziamento dello Stato, grazie all’opera meritoria della Comunità Montana Alta Valle Bormida, presieduta dall’indimenticabile avvocato Giacomo Cigliuti (comunità che venne fondata per la di lui volontà).

 Ma …il Castello, che, per le esposte ragioni, è certamente il maggior vanto storico della Valle Bormida versa ora (ahimè) in condizioni manutentive DISASTROSE.

L’uso delle lettere maiuscole è INDISPENSABILE, perché, se si continua come attualmente, le poche “pietre” ancora esistenti del castello scompariranno, per la vegetazione spontanea che le CONSUMA.

L’edera corrode le pietre, la vegetazione rende il castello accessibile in minima parte, le ‘memorie’ si perdono in una condizione di incuria diffusa che ha abolito ogni riferimento interno al castello.

 


 

Sono ormai illeggibili le molte lapidi, ricordi di visite, evocazione di eventi che istituzioni, associazioni di arma, o convegni internazionali hanno lasciato sul Castello, ormai coperte dalla vegetazione ed erose da essa.

In ogni caso il tutto non è più visibile, se non per frammenti, del tutto inidonei a farne comprendere testo e significato.

Perché si debba proseguire in così rilevante degrado, anche in un’epoca come la nostra nella quale esistono tanti VOLONTARI a richiamare i quali forse, sarebbe sufficiente l’appello di qualche pubblica Istituzione come la Regione Liguria od il Comune, che come detto ne è proprietario non è comprensibile se non con la perdita della memoria storica, che non significa soltanto perdita dei “valori” morali e patriottici, bensì significa reiezione delle origini stesse di ciascuna persona, in una negazione di Coloro che precedettero le attuali generazioni,  come se esse nulla rappresentassero per ciascuno di noi, oltrechè per il futuro.

Ciò accade mentre i vicini Comuni di Carcare e Plodio si incaricano della pulizia delle loro aree verdi, con l’ausilio della benemerita Protezione Civile.

 Anche i cittadini di Cosseria, ma tutti gli amanti di questa Valle, ed i Savonesi, i liguri, gli amanti della storia dei valori originari delle nostre contrade, hanno DIRITTO di vedere valorizzato quanto rappresenta un passato di gloria per generazioni che hanno profondamente amato queste contrade.

Ecco perché nutriamo la speranza che i rappresentanti di istituzioni regionali e locali raccolgano questo appello; questo è anche un affanno per un bene culturale primario, che oggi appare disprezzato …. non dai cittadini che ricordano sacrifici di fatica dei padri, valore degli eroi, ma soprattutto vogliono almeno conservare per le future generazioni il patrimonio che hanno ricevuto in custodia dagli avi,  perché resti guida all’”honeste vivere”

 Cosseria luglio 2021

 Rocco Peluffo

 

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