Carisa: presidio dei sindacati... Stampa
Scritto da R.T.   

 CARIGE:

PRESIDIO DEI SINDACATI IN PIAZZA DE FERRARI.

Nonostante la “benedizione” del Ministro Tria, che intervistato Venerdì scorso ribadisce che auspica una soluzione privata per il futuro di Banca Carige, la crisi e il futuro di Banca Carige preoccupa i suoi lavoratori, che venerdì 3 maggio 2019 dalle ore 15 si sono riuniti in presidio in piazza De Ferrari tra Regione Liguria e Palazzo Ducale, per far sentire la propria voce contro le ultime allarmanti notizie sul futuro dell'istituto.

Il presidio è organizzato da Fisac Cgil, First Cisl, Uilca Uil, Fabi e Unisin. Per Tria "l'interesse manifestato da un investitore istituzionale di standing internazionale come Blackrock , tra l'altro già presente nel capitale di altre banche italiane, e supportato da un adeguato piano industriale, è un buon segnale in questa direzione e una garanzia per il rilancio della banca".


Invece, la cosa non piace ai sindacati che rappresentano i lavoratori di Carige l’ipotesi di ingresso di Blackrock nell’azionariato della banca. Non tanto per il soggetto in sé, ma perché la mossa potrebbe essere accompagnata da altri 800 esuberi rispetto ai 1000 già previsti dal piano industriale.

“A scanso di equivoci dico alla controparte che se si presenta con un piano di 2.000 esuberi troverà il sindacato bancario schierato. Abbiamo gestito in sette anni 60 mila esuberi nel settore senza licenziamenti, vogliamo fare la stessa trattativa in Carige fatta con le altre banche”, dice Giuliano Calcagni, segretario generale Fisac Cgil. “Si lascino da parte questioni da ultima spiaggia cercando di fare pressioni”, replica a chi fa presente che l’acquisizione da parte di Blackrock potrebbe essere l’unica soluzione.“Non sono abituato a fare una trattativa con la pistola puntata alla tempia”. 

Gli fa eco Mauro Corte, segretario coordinamento Carige Uilca: “Oltre alla difesa dei posti di lavoro siamo preoccupati per le conseguenze sul territorio, in termini di servizi a imprese e famiglie del territorio”. Ci sembra un film già visto in cui dicono una cosa e ne fanno un’altra. Il 27 febbraio avevano escluso una macelleria sociale e tagli lineari, ora il piano sembra dimezzare le filiali e puntare su Cesare Ponti”. I commissari hanno smentito, però di voler fare una ‘boutique finanziaria’ di Carige, gli viene ricordato: “Intanto Cesare Ponti sta aprendo nuove filiali senza aver avviato alcun dialogo con il sindacato”, replica. E “se ci fossero 2mila esuberi sarebbe un massacro anche per il settore in cui la banca opera”. Quanto alle notizie sulla possibile chiusura di metà degli sportelli “una mobilità selvaggia equivarrebbe a licenziamenti mascherati”.


E poi la Cisl, che lancia l’idea di un ingressi degli stessi sindacati nell’azionariato, per trattare “alla pari” con le anime della banca. “Siamo disposti a sederci a un tavolo e a trattare con gli attuali e futuri azionisti, ma alla pari, anche noi entrando nel capitale di Banca Carige, lo strumento sono i 165 milioni di euro del Fondo per l’occupazione del settore bancario – spiega Vilma Marrone, First Cisl – già i 1.250 esuberi dichiarati dai commissari rendono poco realistica la volontarietà delle uscite, considerato che quella soglia copre tutta la platea di chi può essere prepensionato perfino utilizzando quota 100, è su questo che si basa la nostra contrarietà”.

“Vogliamo accendere un faro su Banca Carige: si parla di tutti i soggetti, ma non dei lavoratori – afferma Renato Biasizzo della segreteria di coordinamento Carige della Fabi-. Fino ad adesso i lavoratori di Carige erano stati definiti un asset da Bankitalia, chiediamo che si smetta di giocare con il futuro di lavoratori. Esiste un quadro normativo che ci consente di gestire in modo serio la situazione. A Malacalza e a tutti i soggetti coinvolti chiediamo di presentare piani seri e di mostrare buona volontà per chiudere accordi e riconoscere ai lavoratori il valore che hanno”. Per Biasizzo è importante la battaglia unitaria: “Dobbiamo parlare con una voce sola quando ci sarà concretamente una controparte”. 


Una delegazione sindacale è stata poi ricevuta dall’assessore allo Sviluppo Economico Andrea Benveduti, che rassicurando sul fatto che, attraverso la Regione Liguria si chiederà un incontro di chiarimento con il ministro del Tesoro Tria, così commenta: “Chiederemo al più presto un incontro urgente ai commissari e a Roma”. Poi aggiunge: “Abbiamo condiviso da liguri e da genovesi le preoccupazioni che il territorio esprime circa il futuro di questa storica banca, la cui crisi persiste oramai da diversi anni, nonostante i molti tentativi di risollevarla. Ci conforta il fatto che i valori, non solo patrimoniali ma anche di competenze professionali, siano ancora riconosciuti dai mercati, ma richiediamo con forza che Carige rimanga una banca del territorio, vicina alle piccole e medie aziende e alle famiglie, come è stata sempre in passato. Lo abbiamo ribadito oggi e lo faremo negli incontri che avremo al più presto.”

Tristi le cifre che “sciorina” Lucio Gambetti, della segreteria di coordinamento Carige Fisac Cgil. “Nel 2012 Carige aveva 5.500 dipendenti – dice -. Oggi sono 4.100 e saranno 3.700 a fine 2019, per diventare 3.000 a fine 2020 da piano. Si parla di 2.500 posti persi in pochi anni alla faccia dell’Art. 1 della Costituzione sulla Repubblica fondata sul lavoro… La ricetta dei tagli è stata applicata, non ha dato alcun risultato e si continua ad applicarla stolidamente. Chiedo, la situazione di Carige è stata causata dai dipendenti? Nelle ispezioni di Banca d’Italia su Carige le uniche parole positive erano per la professionalità dei dipendenti. Ora chiedo, qual è il progetto per questa banca? Se il progetto di Blackrock è quello di fare una boutique che gestisce i patrimoni e non fa credito alla collettività intera, il sostegno all’economia non ci sarà più”. 

 

R.T.

 

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