Autonomia Stampa
Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   

AUTONOMIA!

 E’ la parola d’ordine di questi giorni, dalla Catalogna al Lombardo-Veneto passando per Bankitalia.

Mi limiterò a commentare le grida di dolore dei vari membri dell’establishment per rivendicare l’autonomia di Bankitalia, della quale si è fatto garante il presidente del consiglio Gentiloni, echeggiato da personaggi al di sopra di ogni sospetto di asservimento al mondo bancario, come Napolitano e Prodi, emeriti ex che non riescono proprio a ritirarsi a vita privata e smettere di fare danni al Paese.

Bankitalia: Istituto asseritamente privo di autonomia

Nessuno però – e per questo voglio scriverlo su queste pagine - s’è alzato in piedi per invocare un’altra, negletta autonomia: quella dello Stato dallo strapotere di banche centrali e gruppi finanziari. Quindi, tutto il contrario di quello di cui si lagnano membri del governo e dintorni.

Per chi l’avesse dimenticato, l’autonomia del governo italiano, già scarsa, è sparita del tutto nel fatidico anno di grazia 1981, quando si celebrò il famigerato “divorzio” tra Banca cosiddetta d’Italia e il Ministero del Tesoro.

Sino a quell’anno, il Tesoro aveva voce in capitolo nel fissare i quantitativi di Buoni del Tesoro emessi e i rispettivi tassi; e inoltre, la loro vendita era garantita dal fatto che Bankitalia era impegnata ad acquistare gli eventuali BOT invenduti, garantendone così il rendimento fissato.


Visco: vittima sacrificale

Da allora, invece, i BOT vanno all’asta sui mercati speculativi internazionali, che ne decidono con la legge della domanda e dell’offerta i rendimenti, che schizzano verso l’alto a seconda di cosa decidono i fondi speculativi suddetti: basta lasciarne invenduti un certo stock. Non a caso, è proprio da quell’anno che il debito pubblico ha cominciato a crescere a vista d’occhio in virtù di interessi via via crescenti; e ce lo ritroviamo oggi sul collo come un macigno che condiziona ogni nostra mossa, esposta ai tiri maligni di enti ostili, che possono variare dalle società di rating agli hedge funds, al “fuoco amico” di nazioni amiche solo sulla carta: si pensi al tragico novembre 2011, quando la vendita massiccia di nostri Titoli di Stato da parte di Deutsche Bank, coadiuvata dalle cannonate delle agenzie di rating,  mise con le spalle al muro il governo Berlusconi, per far posto al “salvatore della patria” Mario Monti.

Non sto riferendo di un “complotto” di mia fantasia, bensì documentato dai fatti, emersi anni dopo quelle vicende, come anche appurato dal PM di Trani, Michele Ruggiero, di cui l’odierna Commissione d’Inchiesta sulle Banche sta chiedendo a gran voce la testimonianza.

Dunque, qualcuno osa ancora sostenere che il governo, in particolare in quei frangenti, fosse “autonomo”, ossia potesse agire liberamente nell’interesse del Paese, o non fosse invece in una situazione coatta, alla mercé di banche e speculatori internazionali?


Gentiloni: paladino dell'autonomia bancaria

Si smetta quindi di strapparsi le vesti per il “povero Visco”, invocando l’autonomia dell’istituto che ha diretto per 6 anni chiudendo spesso ambedue gli occhi. Tanto più che il governo, dal quale si chiede autonomia, è stato proprio il finanziatore di ultima istanza (quando dovrebbe esserlo semmai la banca centrale) di banche trasformate in allegre fabbriche di soldi per gli amici dei loro dirigenti, nel laissez-faire  di Bankitalia, appunto. E se qualcuno ti finanzia quando sei in difficoltà, secondo le stesse leggi dei mercati, ha tutto il diritto di mettere, oltre ai soldi, anche il naso nella tua conduzione aziendale, per scoprire che fine han fatto i soldi che hai creato dal nulla e che ora mi chiedi di rimpiazzare con soldi pubblici (strappati ai cittadini, che li hanno prodotti col loro lavoro).

Null’altro avendo da aggiungere, la seduta è tolta, come direbbe la signora Boldrini, che si occupa di tutto fuorché dei veri problemi della Repubblica (o se ne occupa dalla parte sbagliata: non c’è bisogno di precisare…).

  Marco Giacinto Pellifroni      22 ottobre 2017

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