Liguria e Albissola Marina, fanalini di coda nella raccolta differenziata dei rifiuti. Stampa
Scritto da ANTONIA BRIUGLIA   
LIGURIA  E ALBISSOLA MARINA,
 FANALINI DI CODA
NELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI.

 Sulla questione “rifiuti” la Liguria va indietro rispetto agli obiettivi di legge.

Fa  progressi quasi inesistenti, con Comuni che si candidano inesorabilmente a multe milionarie, fra i 22 e i 700 mila euro per ogni giorno trascorso fuorilegge.

 La Liguria dei rifiuti non alza la testa e rimane vergognosamente ferma a un misero 33%, la metà di quel 65% di raccolta differenziata che si sarebbe dovuto raggiungere nel 2012.


A causa di questo, molti Comuni, tra cui Albissola Marina al 20,18%, stanno già pagando una sanzione: l’ecotassa di 10 milioni l’anno. Solo i cittadini più attenti se ne saranno accorti, perché abilmente nascosta nella nuova tariffa (Tari), per ora un’inezia rispetto alle condanne che potrebbero arrivare da Bruxelles se non fosse raggiunto il più ambizioso obiettivo fissato dalla Commissione Europea: il 50% di riciclo di materiali entro il 2020.

Ma intanto si continua con cassonetti stracolmi di tutto, dove automobilisti in pellegrinaggio dai comuni vicini che adottano il “porta a porta” depositano i loro sacchi verdi (donati dal Comune) con spazzatura indifferenziata, come avviene nelle tanto criticate e famose regioni del sud Italia.

Si continua a gettare di tutto. Quando si puliscono i giardini, si riversa nel cassonetto il materiale direttamente dalla carriola, oppure aziende ripuliscono i loro magazzini scaricandone i detriti nel cassonetto.

Sembra impossibile, oggi, in un’Italia con regioni che sono arrivate persino alla quota zero dei rifiuti non riciclati.

Ad Albissola Marina è così e chissà in quanti altri Comuni liguri.    

Oltre alle multe c’è anche un altro aspetto importante da tenere presente in Liguria: quello delle discariche.

Si va dalla discarica di Scarpino che ha rischiato la chiusura a quella di Collette Ozotto, da Sanremo ad Arma di Taggia, a quelle di Boscaccio e Bossarino a Vado Ligure o della Ramognina sulle colline di Varazze, solo per citarne alcune, che sono in Liguria, nel 2014, nonostante svariati problemi ,  ancora l’unico modo per conferire rifiuti , anche se il Piano Regionale dei rifiuti ha fissato nel 2020 l’anno che comincerà a lasciarsi alle spalle le discariche, perché è l’UE che lo chiede, spiegandoci che  oltre alle ricadute ambientali, conferire in discarica è antieconomico.


 

Un altro grave costo contro la possibilità di ammortizzare rappresentata dalle diverse forme di recupero.

Bisogna però fare attenzione, perché non è ancora escluso che la Liguria non voglia puntare di nuovo sulla “termovalorizzazione” ovvero l’incenerimento: bruciare i rifiuti per ottenere energia(!?)

 Il punto è che, oggi, la Liguria gli inceneritori non li ha e neanche potrebbe averli in tempo utile e così si vedrebbe costretta ad esportare la sua spazzatura o peggio a pensare altri impianti che potrebbero convertirsi all’uso.

Il quadro è sconfortante e ancora più sconfortante assistere alla superficialità e all’ignoranza di troppi cittadini che pensano ancora che il problema non sia il loro.

Sono l’1,7% dei Comuni Liguri sono arrivati all’obbiettivo di differenziata , la stessa percentuale  della  Calabria.

Non lo sono: Genova  al 34,27%, Spezia con il 36,75% tantomeno  Savona e Imperia, poco oltre il 24%.

Il più bravo, però, in Regione Liguria viene premiato.


E’ così che una cinquantina di Comuni  si divideranno i 600mila euro stanziati dalla Giunta ligure tra premi e incentivi. Sono i sei comuni che hanno raggiunto la soglia-obiettivo del 65%, portando a casa premi in relazione al numero di abitanti: Pietra Ligure (50mila €), Villanova di Albenga (31.480), Noli (33mila), Garlenda (25.908), Arnasco (23.400) e Vendone (22.412).

Sette quelli tra il 50 e il 65%: Santo Stefano al Mare (13.900), Alassio (30mila), Ortovero (11.983), Pieve Ligure (15.237), Bogliasco (21.159), Sori (20.607) e Levanto (24.480).

Seguono quelli che oscillano tra il 45 e il 50% e ai quali è richiesto però un miglioramento di 2 punti: Armo (6.100), Albisola Superiore (30mila), Casanova Lerrone (7.707) e Porto Venere.

Il comune di Recco, come si ricorderà, fu condannato a pagare 183.000 euro di multa e oggi “quasi tutti i comuni liguri sono a rischio Corte dei Conti” e i loro cittadini incapaci di fare uno sforzo di civiltà, continuano a inquinare e a pagare.

E’ anche vero che in tutta Italia, il tasso di raccolta differenziata sta gradualmente crescendo, ma ancora troppo lentamente (al 22,7% per merito, soprattutto, delle regioni del Nord che  superano il 35%), ma è ancora inferiore alle potenzialità. Si pensi che in Germania il tasso di differenziata nel 2004 era del 56%.

 La soluzione più efficiente sembra essere la raccolta differenziata porta a porta, che dove è stata adottata ha permesso  di incrementare notevolmente la percentuale di rifiuti riciclati.

Gli inceneritori non saranno una soluzione perché per  ragioni tecnico-economiche la tendenza è oggi quella di realizzare inceneritori sempre più grandi, con la conseguenza di alimentare il "turismo dei rifiuti" (cioè il trasporto di rifiuti anche da altre province se non da altre nazioni). In Italia questo fenomeno è stato accentuato dai forti incentivi statali che hanno favorito l'incenerimento a scapito di altre modalità di smaltimento più rispettose dell'ambiente.

Nei fatti, tuttavia, l'incenerimento può generare logiche speculative alternative alla raccolta differenziata: lo dimostrano pressioni politiche e tangenti scoperte a settembre 2010 in Abruzzo mediante intercettazioni telefoniche, dove si era deciso di abbassare gli obblighi di raccolta differenziata per favorire l'incenerimento, come "richiesto" da imprenditori interessati alla costruzione di impianti di incenerimento e che non "gradivano" che la raccolta differenziata raggiungesse anche solo il 40%.

Tuttavia, se si considera che nei comuni più virtuosi la raccolta differenziata supera già adesso l'80%, si deduce che persino al Nord essa è ancora molto meno sviluppata di quanto potrebbe e che in alcune aree del Nord gli impianti di incenerimento sarebbero perfino sovradimensionati. Pertanto, il timore di alcuni è che non si potrà sviluppare appieno la raccolta differenziata e il riciclo per consentire agli inceneritori di funzionare senza lavorare in perdita, oppure si dovranno importare rifiuti da altre regioni.

Una considerazione importante è infatti che gli investimenti necessari per realizzare i termovalorizzatori sono molto elevati (il costo di un impianto in grado di trattare 421.000 t/anno di rifiuti è valutabile in circa 375 milioni di euro, cioè circa 850-900 € per tonnellata di capacità trattatabile, e il loro ammortamento richiede, tenendo anche conto del significativo recupero energetico, circa 20 anni; perciò costruire un impianto significa avere l'«obbligo»di incenerire una certa quantità minima di rifiuti per un tempo piuttosto lungo.

Sarà questo il futuro in Liguria, una regione che non rispetta le regole, senza coraggio, che non innova nè sperimenta, nè, soprattutto, approfitta del clamoroso ritardo accumulato nella gestione e chiusura del ciclo dei rifiuti per adottare tecnologie  e pratiche all'avanguardia? 

Il Presidente della Regione, Burlando aveva chiesto «l’attivazione di una procedura che consentisse tramite la definizione di un Accordo di programma tra ministero dell’Ambiente, Regione ed enti locali interessati, di ottenere una deroga rispetto agli obiettivi fissati dalla normativa nazionale». Il provvedimento sullo slittamento degli obiettivi riguardanti la differenziata al 2016 è arrivato direttamente dal ministero dell’Ambiente, provando come la Liguria interpreti la direttiva UE in modo riduttivo: poca differenzata, nessuna visione nelle possibilità di riuso dei rifiuti - a tutti gli effetti una preziosa materia prima secondaria - se non per la produzione di energia.

 

Contro la filosofia europea delle tre RRR che considera residuale l'utilizzo dei rifiuti per la produzione di energia - e sebbene a parole la circostanza sia stata ripetutamente negata - ciò che i cittadini temono è l'eventualità che i rifiuti (CCS) siano destinati ad essere bruciati nelle centrali a carbone della Spezia e di Vado Ligure .

Secondo il Coordinamento Ligure Gestione Corretta dei Rifiuti (GCR), che ha inoltrato le sue Osservazioni alla proposta, il piano sarebbe 

"poco incisivo e poco coraggioso, che ambisce al mero rispetto del dettato normativo, senza avviare alcuna strategia di prevenzione; poco attento all’ambiente e alla salute (se non a livello di enunciati di principio); poco innovativo, facendo coincidere il recupero di materia con il riciclo e vincolandone il successo alla sola realizzazione della raccolta differenziata; per nulla attento alle potenzialità di sviluppo economico e di creazione di nuovi posti di lavoro ottenibili dal comparto di riciclo dei rifiuti".

Gli ambientalisti del MODA rilevano che:

“ nel D.G.R. 910 del 18/07/2014, in cui la Regione ha approvato la VAS (Valutazione Ambientale Strategica) ex l.r. n. 32/2012 relativa al Piano regionale di gestione dei rifiuti e delle bonifiche, non sono state accolte le Osservazioni riguardanti critiche alla produzione di CSS (Combustibili solidi secondari) da rifiuti e relativa combustione in centrali termoelettriche, cementifici o inceneritori nonchè le richieste di raccolta differenziata spinta (vedi sintesi VAS) . Come già espresso in un nostro documento di critica al recente Piano regionale rifiuti (vedi MODA_ Osservazioni al Piano Rifiuti) ricordiamo che questa pericolosa combustione (nella quantità di c.a. 150.000 tonnellate/anno di Css), porterebbe alla emissione di diossine e metalli pesanti nell’aria e sarebbe evitabile con una raccolta differenziata(RD) spinta. La RD dovrebbe essere prioritaria rispetto alle discariche e alla combustione del rifiuto come indicato nella “gerarchia del trattamento dei rifiuti” espressa dalla normativa europea in vigore. Condividiamo quindi la posizione di ISDE (Medici per l’ambiente) , Associazione Comitati Spezzini e Movimento 5 Stelle che hanno espresso tali critiche quando la Regione, respingendole, non rinuncia al Css e non punta alla raccolta differenziata spinta.

        ANTONIA BRIUGLIA

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