A Varazze il problema della ludopatia Stampa
Scritto da SELENA BORGNA   
A Varazze un incontro per spiegare
il problema della ludopatia

 “Nella vita sono un insegnate ed i miei allievi sono minorenni e posso tranquillamente dire che la provincia di Bolzano è una di quelle con leggi più restrittive in Italia per ciò che concerne il gioco d’azzardo”, ha dichiarato Luigi Nevola, insegnante e presidente del centro culturale “La Sentinella”, associazione impegnata nel contrasto del gioco illegale durante un convegno sul tema della ludopatia, “e devo dire che inizialmente ho appoggiato le politiche restrittive che s’impegnavano a togliere le slot dai bar, ma successivamente abbiamo scoperto che i giovani giocavano alle macchinette ed allora, dopo attente indagini, siamo venuti a conoscenza della presenza di totem per ricariche telefoniche che inviavano link al gioco d’azzardo online ed ho chiesto di toglierli ma abbiamo capito che proibire non serve a nulla. Dopo alcune indagini abbiamo capito che i giocatori patologici preferiscono i gratta e vinci che, purtroppo, sono presenti anche nelle edicole degli ospedali che curano le luodopatie. Uno studio australiano ha affermato che gli orari precisi in cui si può giocare, le distanze dai luoghi sensibili e la riduzione degli orari fanno giocare di più perchè si attiva nel ludopatico una sorta di compulsività. Occorre creare una cultura del gioco facendo capire cosa sia giusto e sbagliato e proibire tutto il gioco non è la soluzione migliore. Bisogna creare una rete con le Asl e le associazioni che si occupano di prevenzione ed i regolamenti devono essere creati con i consulenti. I problemi sono tanti anche perchè vi è la mancanza della cultura del gioco ed occorre capire che il discorso è serio”.


 

“L’economia mostra le conseguenze delle scelte ed ha anche un ruolo di indicazione delle aspettative”, ha sottolineato l’economista Andrea Villotti, “e sono convinto che servano delle regole perchè se queste mancano si ha un default. Il proibizionismo ha funzionato bene per la criminalità perchè vi è una consumazione senza regole ed Al Capone si è fatto ricco vendendo birra quando questa era proibita. Le provincie di Trento e Bolzano hanno la possibilità di trattenere una percentuale sul gioco e Bolzano che ha leggi più restrittive su questo tema è diventata terreno fertile per le associazioni mafiose che gestiscono il gioco d’azzardo, mentre quella di Trento, dove vi sono leggi più permissive, non è risultata essere così attrattiva per i criminali. Il gioco d’azzardo genera circa l’1% del Pil e posso tranquillamente citare il famoso presidente americano Roosevelt che venne eletto anche perchè un punto del suo programma elettorale prevedeva l’abolizione del proibizionismo. In Italia non si risolve bene il problema ma si può ridurre e le regole ben precise riducono l’ambito d’azione dei criminali che si occupano di gioco d’azzardo”.

“I ludopatici nella provincia di Bolzano sono triplicati da quando vi è una legge di proibizione totale del gioco e dai 105 nel 2013 siamo passati a ben 330 nel 2016. L’orario ridotto non risolve i problemi ma li aumenta e non è possibile quantificare precisamente i ludopatici, ma credo fermamente che occorra una sfida formativa e culturale”, conclude Luigi Nevola.

 

    SELENA BORGNA 

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