CINEMA Emperor (Imperatore) Stampa
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA SETTIMANALE DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO
In sala in provincia di Savona
Emperor (Imperatore)

Titolo Originale: EMPEROR

Regia: Peter Webber

Interpreti: Tommy Lee Jones, Matthew Fox, Eriko Hatsune, Toshiyuki Nishida, Kaori Momoi, Aaron Jackson, Takatarô Kataoka, William Wallace, Colin Moy, Isao Natsuyagi

Durata: h 1.45

Nazionalità: Usa, Giappone 2012

Genere: drammatico

Al cinema nell'Ottobre 2013

In sala in Provincia di Savona

Recensore Biagio Giordano

Emperor (Imperatore). Il regista Peter Webber dopo due opere di buon apprezzamento critico come La ragazza con l’orecchino di perla (2003) e Hannibal Lecter-Le origini del male (2006), si cimenta, con risultati che appaiono al primo impatto più che sufficienti,  in una drammatica storia legale postbellica, confermando capacità da cineasta per certi aspetti in crescendo.

 Efficace la scelta del soggetto filmico, che in questo caso riguarda la preparazione nel 1945 da parte degli ufficiali statunitensi del processo per crimini di guerra al Giappone, un soggetto ideato nella forma più idonea  ad essere cinematograficamente storiografato. Soddisfacente per lo spettatore medio il coinvolgimento  stilistico e letterario dell’opera, i cui meccanismi narrativi sembrano in grado di appagare al meglio il gusto per la memoria storica  drammaticamente romanzata,  mantenendo nel contempo un indice di verosimiglianza, con la realtà dei fatti accaduti, molto elevato.

 Il racconto inizia dopo il lancio delle due bombe atomiche su Nagasaki e Hiroshima del 9 agosto 1945, e la resa del Giappone del 2 settembre dello stesso anno, in una Tokyo devastata da ripetuti  raid aerei statunitensi avvenuti con lanci anche dei napalm incendiari: nella metropoli 300.000 civili sono morti, milioni di persone sono senza dimora e alla fame, interi quartieri distrutti dal fuoco.

 I dati sui crimini di guerra vennero portati al cosi detto processo di Tokyo, svoltosi dal 1946 al 1948 nella capitale nipponica, uno svolgimento giudiziario che ha avuto una risonanza mondiale elevata con numerose e accese polemiche  tuttora non del tutto sopite.

Processo di Tokyo è il nome che viene dato al Tribunale Militare Internazionale per l’Estremo Oriente, costituitosi per processare i  personaggi giapponesi più in vista responsabili della conduzione politica e di guerra nel secondo conflitto mondiale. L’accusa è di aver commesso nel mondo azioni politiche e militari provocatorie finalizzate a scatenare,  con alleato il nazismo, l’inizio dell’immane e catastrofico conflitto mondiale, e di aver commesso durante la guerra crimini e barbarie contro l’umanità.

Furono processati venticinque giapponesi aventi la funzione di militari o di politici.

L'Imperatore Hirohito del Giappone e i membri della famiglia imperiale non furono messi sotto accusa, questo secondo il film,  per diversi motivi, alcuni chiari e altri enigmatici o ignoti. Risulta evidente  l’influenza avuta dalla Gran Bretagna, e  il peso condizionante della situazione disastrosa in cui si trovava  il Giappone in quel momento, tale che per il morale necessario alla ricostruzione del paese non poteva permettersi la perdita del suo grande Capo carismatico, Imperatore, nonostante che a fine guerra Hirohito avesse dichiarato al suo popolo di non avere più caratteristiche divine. Inoltre al generale MacArthur non andava giù la pressione politica esercitata su di lui  dalla stragrande maggioranza degli elettori statunitensi, richiedente di fatto, attraverso vari portavoce mediatici, una esecuzione dell’imperatore con un giudizio sommario.

L’Imperatore Hirohito fu scagionato da ogni colpa nonostante ufficialmente,  in un incontro con il generale MacArthur, avesse affermato di essere l’unico responsabile di tutte le scelte politiche e militari attuate dalla sua nazione in quegli anni.

Le norme e le procedure  adottate dal processo furono redatte nella Carta del Tribunale Militare Internazionale per l'Estremo Oriente (CIMTFE)  approvata dal comandante supremo delle forze alleate, lo stesso generale Douglas MacCarthur.


Il film sottolinea il poco tempo avuto a disposizione dal generale MacArthur e del suo staff  per  raccogliere le informazioni d’accusa. Infatti, per evitare il formarsi, nel mondo occidentale e orientale interessato, di rapidi e avversi orientamenti politici, in pochissime settimane MacArthur  era costretto a raccoglier un materiale d’accusa che fosse in grado di contenere dati convincenti da portare al processo.

 Secondo il film ciò di fatto non era possibile, e  ipotizza quindi che la cosa abbia avuto poi gravi conseguenze  sulla correttezza del processo stesso. Si correva il rischio di togliere  credibilità tecnica e autorevolezza  formale ad un processo già al centro di grosse polemiche internazionali: non facilitando quindi il lavoro dei giudici dell’accusa nel sostenere i capi d’imputazione contro i presunti responsabili dei crimini.

Il film rimane molto fedele ai fatti più significativi e salienti di quel periodo, limitandosi semplicemente ad inventare, con l’ausilio della forza di alcune intelligenti deduzioni logiche, di buona coerenza, i modi drammatici con cui potrebbero essersi sviluppati  i rapporti umani nelle scene riguardanti scelte molto importanti; il film in questo mette in evidenza  anche il potere scaturito dalla soggettività di ciascuno dei protagonisti, l’importanza avuta  dalle forme caratteriali, dalla cultura, dalla mentalità, e dalla personalità dei protagonisti di allora in alcune pieghe  prese dagli avvenimenti.

BIAGIO GIORDANO

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Recensione di 20 film tra i migliori del 2012 e del 2013 tratti dalla rivista settimanale on-line Trucioli savonesi, film recensiti con una particolare attenzione alla fotografia e agli aspetti letterari e psicanalitici della pellicola.

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