di Massimo Bianco
TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XVI
Numero 693 del 26 gennaio 2020
Tel. 346 8046218
Lettura di un'immagine: Bagno Penale a Portoferraio Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   
LETTURA DI UN’ IMMAGINE 65
Bagno Penale a Portoferraio
Olio su tela (1894) di Telemaco Signorini
Galleria d’arte Moderna – Palazzo Pitti – Firenze

 L’opera pittorica e critica  di Telemaco Signorini (Firenze, 1835 – Firenze, 1901) può considerarsi a tutti gli effetti un esempio di arte impegnata così sul fronte dello sperimentalismo tecnico-formale  come su quello delle tematiche sociali e umanitarie. Signorini ha voluto rappresentare quelli che chiamava “i tre inferni” della società: il Bagno Penale a PortoferraioLa sala delle agitate nell’ospizio di San Bonifacio La toilette del mattino, le carceri, i manicomi e quelle che eufemisticamente vengono chiamate “case di tolleranza”. In queste opere il pittore realista dimostra anche di saper interpretare quasi ciascun carattere dei personaggi che compaiono nella scena del dipinto. Potente nella sua essenzialità è la descrizione dei detenuti nel Bagno Penale: disposti in piedi su due file parallele una di fronte all’altra . nello spazio chiuso del carcere, vestono la divisa a strisce che diventerà tristemente famosa quando la si vedrà indossata dai prigionieri nei Lager nazisti. Tutti hanno i polsi legati da una catena, ma diverso appare l’atteggiamento di ciascuno: c’è chi è depresso e rassegnato, chi fissa attentamente i due funzionari regi che li passano in rassegna, compassati e chiusi  nei loro  abiti scuri che contrastano in modo stridente  con quelli dei detenuti, avanzano verso di noi nel corridoio, scortati da due agenti di polizia in divisa bianca. Il tutto avviene in un ambiente disadorno illuminato fiocamente da una finestra  sullo sfondo dalla quale filtra una triste e avara luce bianca, le pareti sono senza intonaco, il pavimento è composto da mattonelle rettangolari che accentuano il senso di spazio chiuso del carcere. Lo sfondo della scena sfuma in un chiarore indistinto nel quale sfumano prospetticamente anche  le figure dei carcerati, ciascuna con la propria fisionomia. Signorini riesce a rappresentare gli stati d’animo di questi prigionieri tramite le loro posture e le espressioni dei  loro volti, comunicando anche a noi che guardiamo dal di fuori il dramma di quelle vite perdute. La realtà dei pittori realisti come Signorini non è mai bella, a loro, più della bellezza, interessa la verità.

 FULVIO SGUERSO

 

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