di Massimo Bianco
TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XVI
Numero 685 del 17 novembre  2019
Tel. 346 8046218
Cinema: Il pianeta rosso Stampa E-mail
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO
Il pianeta rosso

 Il pianeta rosso, di Antony Hoffman, Carrie Anne Moss, Val Kilmer, Tom Sizemore, produzione Usa, anno 2000, durata106 minuti, genere fantascienza.

 Nel 2057 la Terra è moribonda, molte le cause: eccessivo riscaldamento, forte inquinamento, desertificazioni di foreste e praterie, nonché sovra popolazione.  La Nasa allertata dai governi si dà da fare e lavora per preparare una fuga dal pianeta Terra verso mondi astrali migliori. A questo scopo lancia sonde, senza guida umana, su Marte, con la presenza a bordo di alghe. L'atterraggio-impatto avviene in luoghi particolari dove è già stata accertata la presenza di acqua; il piano funziona e riesce a far evolvere sul pianeta rosso una estesa coltura di alghe che col tempo rende addirittura respirabile l'atmosfera del pianeta.

 Tutto sembra andare per il meglio ma accade poi che buona parte delle alghe trapiantate a un certo punto scompaiano, facendo temere per la tenuta di ossigeno di una atmosfera che fino a poco tempo prima risultava respirabile.

 Parte allora dalla Terra, per la prima volta, un'astronave su Marte con diversi uomini a bordo, sia tecnici che scienziati, lo scopo della missione è cercare di capire, con l'ausilio della scienza e dell'osservazione empirica cosa possa essere successo alla coltura di alghe. 

Il viaggio di sei mesi dell'astronave procede regolarmente, ma a un certo punto in prossimità dell'arrivo una tempesta di protoni proveniente da un vento solare molto pericoloso mette in ginocchio l'astronave, che sconvolta da ripetuti incendi interni, proprio nel giorno del previsto sbarco su Marte, rischia di dover rinunciare tragicamente alla importante missione.

Film basato su paure vere, tutt'ora pertinenti a una realtà globale che non trova da parte dell'uomo precise scelte sull'ambiente e che è perciò in profonda crisi. 

Ossia mancano le necessarie rettifiche sul modo di produrre consumi e servizi, rettifiche che potrebbero rendere i cambiamenti climatici non più il segno di una devastazione in corso delle risorse naturali del pianeta con effetti correlati di inquinamento e alterazione biochimica di molteplici ecosistemi, bensì il segno un lentissimo variare, dal tono poetico, dello sguardo materno della natura.

        Biagio Giordano  

 

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