TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 677 del 22 settembre  2019
Tel. 346 8046218
Cinema: Niagara Stampa E-mail
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO
Niagara

 

Niagara, di Henry Hathaway, con Marilyn Monroe, Joseph Cotten, Usa, anno 1953, genere drammatico, durata 89 minuti.

 Moglie insoddisfatta del matrimonio (Marilyn Monroe), cerca di uscire fuori dal ferreo legame istituzionale nel modo peggiore, cercando cioè di uccidere il marito attraverso l'amante. Ma quando dovrà riconoscere un cadavere restituito dalle acque, che la polizia suppone possa appartenere a suo marito scomparso da giorni, perderà i sensi cadendo pesantemente sul freddo pavimento dell'obitorio: nel uomo morto riconoscerà infatti non il marito ma l'amante.

Il coniuge, inteso il piano diabolico della moglie, deluso e distrutto dal dolore per quanto accaduto, cercherà di ucciderla, pur sapendo di amarla ancora. 

Film noir velato di bellezza, di raro splendore figurativo, con sullo sfondo le immagini meravigliose e selvagge delle cascate del Niagara, riprese da angolazioni molto difficili, con panoramiche incantevoli, e con primi piani e azioni sulle correnti d'acqua che esaltano il potere fotografico del cinema. 

Una fotografia in grado di creare suggestioni, sogni, anche con forme estetiche naturaliste catturate con noteole arte, il tutto ben fuso con il racconto di cui accompagnano il senso accentuandone, secondo la situazione, la drammaticità, i contrasti, e tutte le emozioni tipo legate al genere.

Codice etico Hayes rispettato in pieno. Chi ha ucciso, pur con motivazione differenti dall'altro (delle quali alcune attenuano la gravità del fatto), troverà per contrappasso la giusta punizione.

Recitazioni memorabili, ritmo incalzante di per sé inquietante come ricercato, intreccio essenziale capace di mostrare sempre il cuore del problema depurato da ogni retorica visiva o astuzia  depistante funzionale spesso solo a coprire i difetti di una narrazione che non decolla.

Grande successo, ed emozioni a non finire. Finale amaro ma coerente, necessario. Fotografia analogica indimenticabile, ricca di luce, di un sole potente e vero che dà ai colori tutta la bellezza della loro naturalità. 

 

      Biagio Giordano  

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