TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 665 del 26 maggio  2019
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Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   
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 Ormai lo vedono anche i ciechi: lo Stato, sempre più prosciugato dai parassiti, eufemisticamente chiamati “investitori internazionali”, lesina i soldi agli enti pubblici, non già a quel gran carrozzone inutile e costoso delle Regioni, ma alle ormai esangui Province, giù giù fino ai Comuni. E come s’arrabattano queste ultime ruote del carro? Infierendo sui deboli di sempre: i cittadini, con tutte le armi che le leggi mettono generosamente a loro disposizione.

Arma principe. Cosa c’è di più proficuo delle multe stradali, che siamo costretti a pagare sull’unghia? Il codice della strada, nei suoi ripetuti aggiornamenti, alza continuamente l’asticella, arrivando a comminare sanzioni sempre più sproporzionate alle colpe. Sanzioni che la maggior parte della gente fa enorme fatica o proprio non riesce a pagare. E allora cominciano i dolori, fatti di continue, vessatorie richieste, di volta in volta più alte, per interessi, more, ulteriori sanzioni quando vengono fatte proprie da Equitalia o chi per essa. Non ce ne si libera più, fino alla tomba, senza esclusione di colpi, come la pugnalata del “fermo amministrativo” del veicolo che hai spensieratamente intestato a te stesso, e non a una zia o al nonno, e che magari ti è indispensabile per lavorare. Ammesso che tu un lavoro ce l’abbia. Ah, ce l’hai? Allora diamogli una bella tosata, togliamogli un quinto del magro stipendio, da erogare con l’amaro in bocca agli asfittici bilanci  dell’“ente impositore”: Provincia o Comune che sia. 

 


Sisifo e l'eterno masso; ovvero Stato e mercati

 

Accanto alle tasse, dunque, we the people dobbiamo mettere in conto anche le multe, che a fine anno superano spesso l’importo dell’Irpef; d’altronde nei loro bilanci preventivi ce le appostano pure loro, gli “enti impositori”, e piangono se per qualche motivo questa voce di budget non si adegua alla mitica crescita che si augura all’Italia che arranca. Oddio, una crescita di fatto ce l’ha, ma solo nei prezzi dei generi di prima necessità, in mano alle mafie dell’ortofrutta, ai cartelli dell’energia, alle società private che gestiscono beni pubblici, come le autostrade, l’acqua, le spiagge. Dobbiamo dir loro grazie se c’è crescita economica, così come viene calcolata dall’Istat: crescita dei prezzi, però, non già del potere d’acquisto. Quando mai. 

Suona sarcastica la continua affermazione di Comuni e Province che gli autovelox servono per tutelare la nostra incolumità: è per questo che –blaterano- sorgono come i funghi. E se qualcuno osa insinuare che siano messi lì “per far cassa”, la loro piccata risposta suona come un disco rotto: come vi permettete di svilire questi gioielli tecnologici, atti a prevenire incidenti, anche mortali? Li mettiamo solo per proteggervi. E giù statistiche, autoreferenziali.

 


Ormai arriva solo roba così; e pubblicità

 

La gente, tuttavia, non è così tonta, sa che quegli aggeggi sono installati non pro, ma contro di essa; ma non risale la perversa china di questo sconcio scaricabarile, semplicemente perché i canali d’informazione ortodossi non gliene danno le chiavi di lettura, se cioè le dicessero che la discesa lungo questa scarpata senza fondo parte dalla privatizzazione del denaro, che uno Stato occupato dai banchieri e dai loro lacchè ha loro stoltamente ceduto.

I soldi che lo Stato dovrebbe stampare per coprire le proprie spese, senza debito né interessi, vengono invece lasciati emettere dai banchieri, che poi li vendono allo Stato in cambio di Buoni del Tesoro (BOT e CCT), più gli interessi. Titoli di Stato poi acquistati dai “mercati”, che li usano strumentalmente per condizionare le politiche nazionali, con ciò stesso degradando lo Stato al rango di debitore perpetuo e loro succube ostaggio. Il debito pubblico lievita di anno in anno per gli interessi composti: è ormai costituito da soli interessi. E le risorse estorte a noi cittadini, attraverso tasse e multe non servono ad altro che a rallentare in minima misura la sua inarrestabile lievitazione. Tasse e multe, appunto. Siamo in queste condizioni grazie a questo meccanismo infernale, che ci trasforma tutti in debitori, in una giungla in cui chi ha più armi le usa. E gli unici inermi sono i cittadini.

 

Chiave di lettura: stiamo lavorando contro di voi

 

Uno Stato, pertanto, che legittima il parassitismo, è uno Stato contro la gente; perché costringe gli enti locali a trasformarsi in nostri spietati esattori, con l’aggiunta urticante di frasi come “fisco più umano”, “tasse abbassate dello 0,…..%” e simili beffe. 

Questo costante atteggiamento ostile crea masse di depressi-arrabbiati, con un forte senso di rivalsa verso gli enti locali e il governo, che dimostra tutta la sua impotenza, o nolenza, di liberarsi dal giogo della finanza predatrice, che brandisce l’arma suprema dello spread. Grazie Andreatta, Ciampi, Prodi, Draghi, Napolitano, Monti, Renzi…

Impotenza-nolenza che cresce negli anni, perché il gioco degli “enti impositori” dello Stato, ossia i grandi fondi d’investimento e le banche d’affari internazionali, chiamati collettivamente “mercati”, è quello di portare le cose al punto di non ritorno, di disattivare ogni possibile mossa difensiva dei propri diritti, di lasciarci agitare solo quando ormai si chiude la stalla a buoi scappati. 

 


 Il titolo del libro dice già tutto

 

In pratica, il campo alle nostre spalle dev’essere infestato di mine, affinché non si possa cambiare idea. Le mine sono le leggi idonee a questo scopo, tipo il Trattato di Maastricht, il Trattato di Lisbona, il pareggio di bilancio (addirittura in Costituzione), il “fondo salva Stati” (MES), il Fiscal Compact, l’ingresso nell’Unione Europea e nell’euro, e una miriade di norme unidirezionali. Questi regolamenti impediscono di ritirarsi da impegni pur tanto gravosi e oppressivi per la popolazione, se non a costi tali da rendere il rimedio forse peggiore del male: si vedano a titolo di esempio le traversie che sta sperimentando il Regno Unito per svincolarsi dai lacci dell’UE; e per fortuna non deve anche cambiare moneta, avendo avuto a suo tempo l’accortezza di tenersi ben stretta la sterlina. 

Draghi ha ironizzato su chi parla di uscita dall’euro e del ritorno alle valute nazionali, dicendo che gli viene da ridere al sentirlo dire. Per una volta sono d’accordo con lui. Ciò che conta non è l’euro, il fiorino, il marco o la lira; conta chi ne sia il proprietario: un clan privato o gli Stati. E qui cessa il nostro accordo.  

Ora tutte le nostre forze politiche dicono di voler andare in Europa per “cambiarla”. Lodevole proposito, ma finché il denaro resterà in mani private, saranno quelle mani a guidare il mondo, e l’UE continuerà ad essere la loro creazione, il loro braccio legislativo, il cui impegno sovrano resterà quello di lasciare che questo sistema banco-monetario privato saccheggi Stati e cittadini. 

 


Noi come l'asino, l'Iva è la soma

 

La netta impressione è di trovarci nel classico vicolo cieco, dal quale si esce soltanto a colpi di mazza sui muri, visto che ci è reso impossibile recalcitrare. Permanendo in questo stallo, la finanza continuerà la sua opera di navigata parassita a spese degli Stati, in particolare dell’Italia, visto il suo debito pubblico stellare; e il governo non potrà che continuare a tagliare i fondi agli enti pubblici, che a loro volta continueranno la loro famelica caccia ai cittadini, con la perversa applicazione di leggi e regolamenti assurdi e/o sproporzionati alle eventuali colpe: gli occhi di autovelox e telecamere, in sostanza, lavorano per la finanza internazionale, come tutti noi.

Quanto devo lavorare, a 6-700 euro al mese, per pagare una multa di 4-500 euro disinvoltamente inflittami da qualche burocrate per la mancata esibizione di una carta di circolazione nei termini intimatimi? Gli uffici di polizia comminano multe perniciose come questa senza umanamente pensare ad un avviso bonario. Eh, non rende soldi!

Ciliegina sulla torta: si sente a giorni alterni ventilare l’aumento dell’Iva, grazie ad una di quelle mine sopra accennate, le clausole di salvaguardia. Che recitano più o meno così: se tu Stato non sei riuscito a succhiare 20 miliardi ai tuoi cittadini quest’anno, devi spremerglieli l’anno dopo aumentando le imposte indirette sui beni primari. Stessa logica di tasse e multe: se non riesci a pagare 100 oggi, te ne chiedo 200 domani. Nessuno stupore che l’economia sia al palo, e ci resti. Può cambiare qualcosa col voto del 26 maggio? Sì, nel caso di baldanzosa avanzata dei movimenti sovranisti. Quasi nulla in caso contrario.

 

P. S. Oggi, 14 maggio 2019. Neanche a farlo apposta, non pago delle multe esistenti, il Governo vara l'ennesimo "Nuovo Codice Stradale", che quadruplica multe già esorbitanti, per renderle decisamente rovinose. Ciò dà ancora più fiato a quanto scritto qui sopra, e accelera la corsa verso il Grande Fratello, di cui parlerò ampiamente nel prossimo articolo.

 

P. S. Oggi, 19 maggio 2019, La Stampa e Il Secolo XIX danno notizia che la Provincia di Savona ha ricavato nel 2018, con l’installazione di ben 5 autovelox su una stessa arteria (Cadibona), la bellezza di quasi € 3 milioni. Installazione giustificata dalla “elevata incidentalità” dell’arteria stessa. Affermazione prontamente smentita, numeri alla mano, dall’opposizione. Ergo, la vera motivazione è sempre la stessa: FAR CASSA...[VEDI]

 

Marco Giacinto Pellifroni                 12 maggio 2019

 Visita il blog  https://www.marcogiacinto. com

 

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