TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XIV
Numero 627 del 15 luglio 2018
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LA RASSEGNA STAMPA DELLA SETTIMANA
Le elezioni e Savona: ben oltre l'aria di crisi ... Stampa E-mail
Scritto da BRUNO SPAGNOLETTI   

LE ELEZIONI E SAVONA: BEN OLTRE L’AREA DI CRISI COMPLESSA, E’ SFACELO NELLA RAPPRESENTANZA, AUTOREVOLEZZA E CREDIBILITA’ DI UNA CLASSE DIRIGENTE AL CAPOLINEA!

 Qualche anno fa, Arisa cantava in “Sincerità” “Paura e a volte pentirsi, ed io coi miei sbalzi d'umore, e tu con le solite storie, lasciarsi ogni due settimane; bugie per non farmi soffrire, ma a volte era meglio morire”.

Mutuando la giovane cantante, io che scrivo, mi sento pieno di paure con i miei sbalzi d’umore polari; e voi lettori affezionati rischiate di leggere le solite storie e le consuete riflessioni di routine! Ecco perché oggi avrei deciso di andare a fondo e scrivere, nero su bianco, la mia – magari – parziale verità, ma senza ipocrisie e doppiezze.

Se la catastrofe per il PD e la Sinistra, non l’avessero provocata gli elettori nella giornata del 4 marzo scorso, bisognava spingerla, incentivarla, invocarla come “positivo miracolo”, partecipando alla processione a piedi verso il Santuario per rivolgersi alla nostra Santa Patrona Maria, Nostra Signora della Misericordia: non c’erano altre strade o scorciatoie!

Serviva una lezione storica, uno schiaffone - come risorsa pedagogica – da far girare su stesso il PD a tutti i livelli, anche in Liguria, a Savona e in tutta la sua Provincia.

Che disaster! Lo studio, l’analisi e la messa a fuoco critica dei dati e dei flussi elettorali, evidenziano tendenze preoccupanti sul futuro di Savona; e criticità che motivano e spiegano i guai di una Città e di una Provincia da un lato malata e in crisi strutturale e, dall’altra, quasi più senza speranza di risalire la china e traguardare una nuova crescita virtuosa!

Savona e la sua Provincia sembrano avere tutti i sintomi della disforia e la diagnosi esatta si avvicina assai alla depressione polare, nel senso che sono venute drammaticamente meno le certezze del passato, mentre tardano ad attivarsi gli stimoli di un nuovo futuro.

Nella recente trasmissione di Concita De Gregorio su Savona, il notissimo lottizzatore intellettuale savonese di Consigli di Amministrazione e di presenze nei diversi Talk Show, tra le tante belinate sciorinate a bocca aperta e cervello sconnesso, ha anche teorizzato che “Savona sarebbe post di niente”.

Carlo Freccero – un’intellighenzia savonese che sprizza empatia da tutti i pori – sbaglia e, con il suo disprezzo da radical chic, rischia di giustificare ogni contraddizione e persino di risolvere il rebus savonese che si possa “Sciuscia e sciurbi'”.

Le ultime elezioni hanno sanzionato molte verità che i più attenti cervelli avevano anticipato da qualche lustro: Savona è diventata irreversibilmente post ideologica; nel senso della rottura storica della fidelizzazione (il termine inglese “retention” rende ancora meglio l’idea) del rapporto tra l’elettorato e la Sinistra nelle sue diverse evoluzioni degli ultimi dieci anni di crisi terribile (2008-2018).

Il Pd e la Sinistra diffusa non hanno più né i cromosomi, né l'appel du vide, né il radicamento, né la rappresentatività autorevole, né l’egemonia (nella declinazione gramsciana del termine) del vecchio grande PCI (non dico) da Accomasso delegato di Savona al Congresso di Livorno del 1921 a Cappa, eletto il 20 marzo nel primo Congresso regionale che si tenne a Savona nella sala Casino di lettura al primo piano del Teatro Chiabrera, con la partecipazione di Antonio Gramsci; o di Amilcare Lunardelli, ma neppure lontanamente di figure che appaiono stratosferiche rispetto alla povertà culturale dell’oggi come Amasio, Noberasco, Aglietto, Germano, Urbani, Pastore, Magliotto, Scardaoni e Ferraris (e qui mi fermo).

Savona ha completamente perso il background e l’identità storica nella composizione organica della occupazione e dei valori che la identificavano; un siffatto esaurimento del paradigma sociale savonese, è particolarmente presente ad Albenga e nel Ponente e, soprattutto, in Valle Bormida (area ormai dominata dalle scatole cinesi della finanziarizzazione dell’economia che hanno sostituito le vecchie filiere manifatturiere); mentre la caduta del peso specifico del corpo sociale produttivo (nonostante i processi di deindustrializzazioni subiti) è meno influente e significativo nella Città Capoluogo e nei “presidi” di Vado Ligure e di Quiliano: almeno a tutt’oggi!

L’intera economia dei cosiddetti servizi di bassa qualità che hanno surrogato l’antico trapassato patrimonio economico, produttivo, sociale e culturale, vede - però - pericolose incursioni e invadenti intrecci della malavita e delle Organizzazioni criminali nazionali e in particolare della ndrangheta.

Il Pd e la Sinistra non sanno più leggere Savona e cogliere i cambiamenti della sua contorta trasformazione; la Savona 2018 non è neppure lontana parente della Savona pre-crisi 2007 e neppure della Città – Comprensorio del 2011, prima della chiusura di Tirreno Power, delle attività collegate e della crisi della Bombardier.

Ancora nel 2017 - 2018, se pur si evidenziano particolari discontinuità rispetto alla crescita marginale tendente allo zero registrata nel 2010 e negli anni seguenti, con un aumento del Pil in linea con la media regionale, le dinamiche economiche savonesi continuano a essere caratterizzate da un Trend lento e incerto: una sorta di economia coricata e piegata su stessa;

Il rallentamento del ciclo economico ha investito, sostanzialmente, tutti i comparti produttivi e le filiere dei servizi, con le uniche eccezioni dei Traffici Marittimi e Portuali, peraltro caratterizzati da fenomeni di job recovery; mentre sono esplose nuove inedite contraddizioni nel settore pubblico (TPL, ATA, Blocco Turn Over Pubblico Impiego).

La crisi industriale si appalesa ancora in quasi tutti i settori (con l’eccezione del vetro) con le novità preoccupanti di Mondomarine, Asset e Piaggio, sino a mettere in discussione la “vocazione” produttiva manifatturiera della Provincia; mentre – nell’indifferenza di tanti predicatori di cause perse - si radicalizza la cultura della “decrescita” e rischia di diventare “valore in sé” il rifiuto “senza se e senza ma” delle potenzialità indotte dai nuovi insediamenti produttivi e dalle nuove infrastrutture.

Ma una Città e una Provincia come Savona, non possono vivere di solo Turismo (non siamo né Montecarlo, né Nizza e, neppure la Côte d'Azur! E non è neppure pensabile continuare ad immaginare una crescita tutta concentrata sul terziario e sui servizi, non fosse altro per un limite “fisico” non oltrepassabile (siamo già oltre l’82% nel peso del valore aggiunto complessivo).

Si attualizza, cosi, la carenza di “occasioni di lavoro stabili” per il sistema delle imprese e l’offerta di nuova occupazione per le persone; e, soprattutto, si va progressivamente prosciugando la capacità di produrre ricchezza delle filiere direttamente produttive, con ricadute costanti sui processi di erosione del “patrimonio” accumulato delle famiglie savonesi; mentre si moltiplicano le richieste diffuse di welfare sociale allargato e le domande di prestazioni socio – sanitarie per l’invecchiamento costante della popolazione, l’altissimo tasso di vecchiaia (Savona resta una delle quattro Città più vecchie al Mondo) e la decrescita demografica.

Sono almeno dieci anni che vado affermando, scrivendo e sostenendo – chiamo come correa l’on. Anna Giacobbe, persona informata sui fatti – di un veloce progressivo processo di “Imperiazione” di Savona, (altro che Miami come dice Giovannino Toti, in preda al delirio elettorale, spero)!

Che cosa voglio dire? Voglio dire con il termine inventato di “imperiazione”(simile a Imperia), da un lato che il peso delle filiere produttive e della percentuale del valore aggiunto per macro settore (agricoltura, industria manifatturiera, edilizia e terziari) di Savona tende a contrarsi sino ad essere quasi analogo ai valori di Imperia (ultima Provincia della Liguria) e, dall’altro che il rapporto tra lavoratori dipendenti e lavoratori indipendenti (autonomi e partite iva) è sempre più spostato verso questi ultimi, a differenza di Genova e di La Spezia.

Ecco perché abbiamo perso: non sappiamo più decodificare i processi e leggere il Paese reale! Comunque, Madonna che batosta che abbiamo preso, quasi da non rialzarsi più! E, invece, bisogna reagire, rialzarsi e riprendere una china virtuosa, riattivando tutte le forme di ascolto della società civile e dei nuovi soggetti protagonisti e i tasti di lettura critica della realtà economica, sociale, culturale di Savona e della sua Provincia.

I dati elettorali evidenziano che - a valere per il Senato e la Camera in tutta la Provincia di Savona -il PD (Centro Sinistra) da primo partito (coalizione) è crollato al terzo posto, dopo il Centro Destra e il Movimento 5 Stelle. I dati hanno la testa dura e parlano chiaro; se poi li si tortura gridano alla sconfitta storica, senza precedenti dal dopoguerra ad oggi.

Nel Collegio senatoriale uninominale di Savona 1, il Centro Destra raggiunge il 42,55%, seguito dai 5S al 28,83, dal Centro Sinistra al 21,52 e da LeU al 3%; alla Camera, Collegio Uninominale 2, il Centro Destra si attesta al 37,84, i 5S al 29,50, il Centro Sinistra al 24,42 e LeU al 4,03; nel Collegio plurinominale Liguria, il Centro Destra realizza il 38,05, i 5S il 31,15, il Centro Sinistra il 22,70 e LeU il 3,88.

Dal mio punto di vista andrebbero rilevate queste riflessioni:

La forte attrazione della Candidatura di Paolo Ripamonti, in tutto il collegio e non solo nel suo ponente; nonché l’eccezionale risultato della sua Candidatura che porta la Coalizione del Centro Destra a stravincere con una percentuale di ben 7 punti rispetto alla media nazionale;

Il risultato dei 5S inferiore alla media nazionale nei Collegi Uninominali sia alla Camera, sia al Senato per la scelta sbagliata e poco attrattiva di alcuni Candidati; un M5S che non sfonda in Liguria e a Savona, mantenendo sostanzialmente i voti acquisiti nelle Regionali 2015;

Il Centro Sinistra che – pur nella debacle – realizza un risultato migliore della media nazionale; e una passabile performance nel Collegio uninominale della Camera, dovuta – a mio modo di interpretare e decodificare i dati – all’effetto traino della candidatura azzeccata di Gianluigi Granero e al lavoro svolto in campagna elettorale nei Comuni interessati;

Il risultato, senza infamia né lode, per Liberi e Uguali che conferma e sanziona il carattere inventato, appiccicaticcio e residuale di siffatta lista e delle sue pretese di rappresentare il Popolo della Sinistra;

La stravittoria della Lega che cannibalizza Forza Italia, Fratelli d’Italia, la Quarta gamba dei Centristi e, soprattutto, diventa la prima ricevente del sangue donato dal PD anche in Provincia di Savona;

Nella crisi delle Forme Partito storicamente evolute, mentre il PD si trasformava al meglio in Partito leggero e – o liquido e, al peggio, in Comitato Elettorale di servizio alle leadership congiunturali, la Lega si proiettava e metteva radici nei territori, provando a rappresentare bisogni, criticità, ansie e paure! Dal mio punto di vista oggi la Lega (anche a Savona e Provincia) è il Partito che più si avvicina al modello organizzativo “egemone” del vecchio glorioso PCI!

La Lega di Savona, dopo la straordinaria vittoria del 5 marzo, almeno a Savona è diventata una sorta di cetiosauride, un animale dal corpo grande e dalla testa piccola, con denti a cucchiaio, coda e collo non sviluppati; in una siffatta condizione la vera criticità e il sicuro rischio sarebbe quello di ripetere – implementandoli – gli errori di valutazione delle competenze dei suoi designati nelle Istituzioni Esecutive Rappresentative (vedi Cristina Bellingeri) o nelle Aziende Partecipate, come l’ATA (il manager Chicco Garassini).

Il bello è che l’attuale Gruppo Dirigente della Lega non sa, non conosce neppure i suoi simpatizzanti e il proprio elettorato (o almeno fa finta); se, infatti, li conoscesse, saprebbe che ci sono fior fiori di professionisti (non dipendenti dalla Politica) e singolari alte competenze di Donne utilizzate dalle Imprese più innovative di Savona e del Paese, che la Lega non prende neppure in considerazione perché vola assai in basso come gli uccelli durante i momenti che precedono l’arrivo del maltempo.

La sconfitta del Pd è quasi senza attenuanti e coinvolge sia le aree cittadine a filo di costa, sia l’entroterra; ed è particolarmente pesante e preoccupante in Valle Bormida (Cairo e Millesimo su tutte) e nel Ponente savonese con punte da suicidio collettivo ad Albenga.

Alla disfatta del PD fa da contraltare il successo della Lega e l’exploit delle 5S a Vado Ligure e Albissola Superiore.

Il PD – pur in contrazione – tiene a Savona Città, Albisola Marina, Vado Ligure e Quiliano! Aree o di grande impegno e innovazione culturale e turistica oppure, dove ancora sussiste un’appendice del corpo sociale “produttivo”, che ha storicamente rappresentato la base elettorale del Centro Sinistra.

Nell’ex roccaforte di Cairo Montenotte, continua la tragica demolizione del PD che si attesta al 18%, mentre la Lega balza al 25%; ancora più eclatante è il dato nel collegio uninominale dove Paolo Ripamonti realizza un clamoroso 40%, quasi doppiando il candidato del Centro Sinistra fermo al 21 per cento.

La riconferma del Centro Destra a Cairo, avviene nonostante la nuova Giunta Lambertini – Speranza abbia bucato appuntamenti decisivi sul terreno del lavoro, della qualità della crescita e delle prospettive di attrazione degli investimenti che si potranno aprire con gli strumenti dell’area di crisi complessa! Pensano di più a cambiare il nome di Corso Stalingrado (gli attiva prurito!)

 

Nella Città ingauna – pur guidata da un’Amministrazione di Centro Sinistra e terra dell’unico parlamentare savonese del Pd (Franco Vazio) – è debacle totale; una clamorosa sconfitta tendente al disastro e allo sfacelo.

Paolo Ripamonti, ottiene ben il 48% del consenso elettorale e lascia al pietrese ex Sindaco, oggi Consigliere regionale De Vincenzi, un misero 18%; Il PD collassa al 16% mentre la Lega balza al 28 per cento.

Ho accennato a un risultato di una qualche tenuta nell’area centrale savonese (Capoluogo, Albisola, Vado e Quiliano), pur tra contraddizioni palesi, novità stupefacenti e paradossi apparentemente inspiegabili.

A Savona Città, il Pd pur scivolando al terzo posto in graduatoria sia come Coalizione, sia come Partito, realizza un risultato nettamente superiore alla media provinciale. Al Collegio Uninominale della Camera Sara Foscolo (Centro Destra) risulta prima con il 32% dei voti, mentre Leda Volpi del M5S le fa sentire il fiato al 31 per cento.

Gianluigi Granero realizza un 27% e conferma non solo la bontà di una Candidatura come espressione della società civile produttiva, ma anche un effetto traino indotto dal giovane Dirigente della Lega Regionale delle Cooperative.

Il Pd ottiene il 22% dei consensi, il M5S il 31%, la Lega balza al 18%, Forza Italia all’11% e Fratelli D’Italia al 3 per cento.

A Vado Ligure, il M5S balza al primo posto con il 34% (ci sarà pure un perché….avrebbe cantato Riccardo Cocciante), il Pd si colloca secondo al 24% e la Lega al terzo posto con il 18 per cento. Nella Coalizione per la Camera Leda Volpi del M5S riconferma il 34%, Sara Foscolo ottiene il 29% e Gianluigi Granero un buon 27 per cento.

Questo è il quadro savonese post elezioni del 4 marzo e queste le riflessioni indotte da una valutazione quali – quantitativa ottenuta torturando i dati grezzi della rivoluzione avvenuta anche nella Provincia di Savona.

Per il mio Partito (il PD) è tempo di analisi e di una discussione vera, aspra, senza infingimenti, ma tenuta su binari unitari, corretti, solidali e aperta all’ ascolto di ognuno e di tutti; un metodo già sperimentato nella recente Assemblea Provinciale del 16 marzo; ora occorre coinvolgere i Circoli, gli Iscritti, i Simpatizzanti e gli Elettori con lo sguardo e l’obiettivo di riavvicinare le migliaia che abbiamo perso e si sono allontanati da noi.

L’orizzonte strategico non può non essere una vera e propria rigenerazione pur in un binario di resilienza e aprendo una fase davvero costituente che ci porti a un Congresso vero.

Ce la faremo? Non lo so, “lo scopriremo solo vivendo; comunque adesso ho un po' paura, proprio ora che quest'avventura, sta diventando di nuovo una storia vera” come 28 anni fa!

 

   BRUNO SPAGNOLETTI

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