SETTIMANALE anno XVII
n° 741 del 28 febbraio 2021
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Il libro del mese Stampa E-mail
Scritto da Massimo Bianco   

IL LIBRO DEL MESE a cura di MASSIMO BIANCO

 IL GIARDINO SELVAGGIO

Mark Mills

Quest’estate torniamo indietro nel tempo fino a un’altra estate, quella toscana del 1958, in compagnia dell’ultimo romanzo dello scrittore britannico Mark Mills, “Il giardino selvaggio” (2007, Einaudi editore, titolo originale inglese “The savage garden”). Una volta giunti in quei giorni lontani, potremo far conoscenza con il ventunenne Adam Strickland, talentuoso e indolente studente di architettura di Cambridge alle prese con la sua tesi di laurea.
Per l’occasione il suo professore decide d’inviarlo nella campagna italiana, nei pressi di Firenze, per studiare l’artistico giardino rinascimentale di una grande villa cinquecentesca ancora appartenente ai discendenti del proprietario originale, Federico Docci. Quest’ultimo, rimasto prematuramente vedovo della giovane moglie, aveva creato il giardino, battezzato “Giardino della memoria”, nel 1577, per perpetrare in eterno il ricordo della scomparsa. Ma quale mistero si nasconde dietro la creazione del giardino? E quale segreto nascondono invece gli attuali proprietari della villa? Perché, nell’estate calda e umida di un 1958 ancora troppo vicino ai ricordi della guerra e dell’occupazione tedesca, con il suo corollario di collaborazionismo fascista e lotta partigiana destinato a trascinare con sé infiniti rancori, aleggia tuttora nell’aria il dolore per la morte improvvisa di Emilio Docci.
 

Costui era stato ucciso di fronte a due testimoni oculari, il fratello Maurizio e il dipendente Gaetano, da alcuni soldati tedeschi in ritirata, mentre abbandonavano la villa utilizzata fino a quel giorno come quartier generale nazista.

Questa almeno è la versione ufficiale, ma ben presto il giovane Adam, affettuosamente accolto dall’attuale proprietaria, Francesca Docci, madre di Emilio e vecchia amica del suo professore, mentre cerca di svelare gli enigmi del passato comincia a essere colto da dubbi sulla morte di Emilio Docci e si fa prendere dall’ingranaggio al punto da mettersi a investigare di persona, trascinato in ciò dall’atmosfera dantesca del luogo.

Tornati ai piedi dell’Anfiteatro Adam recuperò la Divina Commedia che aveva lasciato sulla panchina.

- Un capolavoro, - commentò Maurizio.

- È vero.

- Dove sei arrivato?

- Al nono cerchio dell’inferno.

Maurizio cercò di ricordare - Il nono cerchio…?

- Caina. Quelli che hanno ucciso i propri familiari. Dante si è ispirato a Caino che uccide suo fratello Abele. (…) La cosa più preoccupante però era il peso che avevano avuto quelle parole per Maurizio. A sentire i nomi di Caino e Abele, per una frazione di secondo il viso sembrò diventargli di pietra e gli occhi gli si fecero di ghiaccio.

A complicare ulteriormente il tutto, nella dependance della villa vive la bella e disinibita Antonella, nipote della matriarca, “Se le dicessi che ha fatto soffrire molto un bel po’ di ragazzi?” da cui ovviamente Adam si sentirà immediatamente attratto.

“Mills intreccia sapientemente una storia di amore, perdita e fedeltà contese, facendo di questo romanzo un’opera suggestiva…” Così scrisse il giornale britannico The Independent e così è riportato sulla quarta di copertina del volume.

Delitti, avvolgenti misteri scanditi dagl’infernali versi danteschi, sentimento e non solo. Leggere Il giardino Selvaggio significa anche, infatti, tuffarsi nell’incanto del rinascimento italiano e immergersi nell’affascinante atmosfera delle grandi città d’arte toscane, Firenze in primis ma anche Siena, “Siena era tutto quello che Firenze non era, morbida, tondeggiante, femminile”. E poi Viareggio, con le sue eleganti palazzine Liberty. E significa vedere l’italica gente attraverso gli occhi di un cittadino britannico. Il Giardino selvaggio è un romanzo pienamente riuscito, in cui Mills, con la sua scrittura fluida e convincente, è riuscito a creare un impasto letterario ricco d’ingredienti e assai fascinoso. Lasciatevi avvolgere pure voi dai misteri di villa Docci, non ve ne pentirete. Attenzione però, perché come sempre accade nella miglior suspense (e un po’ qui ce n’è, sebbene non sia la componente principale), non tutto è davvero come sembra.

Massimo Bianco

 

N.B. Siamo giunti alla venticinquesima puntata della rubrica “Il libro del mese”. Oltre alla presente recensione, potete trovare all’interno del mio spazio personale (Massimo Bianco) reperibile sul catalogo per autori, solo le ultime 4 puntate pubblicate, ma cercando nel vecchio archivio di Trucioli (all’epoca apparivano però per una sola settimana, non l’intero mese come ora) o facendovi aiutare da Google, si possono reperire anche le altre 20, nelle quali ho segnalato numerosi autori del passato e del presente, da Joao Guimaraes Rosa a Stieg Larsson, da Orhan Pamuk a Luciano Bianciardi, da Gianrico Carofiglio a Valerio Evangelisti e Walter Tevis, con in più 3 brevi monografie dedicate a Osvaldo Soriano, Stanislaw Lem e Giorgio Scerbanenco. Di nuovo i miei saluti.

 

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