Settimanale Anno XVI
Numero 725 del 18 ottobre 2020
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Lettera aperta al Presidente del Consiglio Stampa E-mail
Scritto da Franco Tessore   
LETTERA APERTA
AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO 

 Egr. Presidente del Consiglio Prof. Mario Monti,

quando Lei si è insediato alla Presidenza del Consiglio ho deciso di sospendere il giudizio in attesa di valutare in maniera onesta ed obiettiva l’operato della sua squadra di governo.

Ora posso affermare, a ragion veduta, che non esiste alcuna equità sociale nelle misure da voi adottate fino ad oggi, che la vostra disponibilità  al dialogo con le parti sociali è solo di facciata, che non avete alcuna sensibilità, preoccupazione e rispetto nei confronti dei milioni di italiani in crescente difficoltà , al limite e talora al di là  della soglia dell’umana disperazione.

 

Troppo spesso nelle parole e nei fatti vi mostrate per quello che siete, dei saccenti intellettuali, un po’ arroganti (il sapere di non sapere non è roba per voi), che da piccoli tiranni pretendete di imporre agli italiani misure a vostro dire salvifiche e necessarie. In realtà non avete fatto altro che riprendere punto per punto i diktat formulati dalla BCE, nella pervicace volontà di mantenere in vita, a costi umani e sociali insostenibili, portandolo alle sue estreme conseguenze, il sistema neoliberista, dei quali siete illustri ed interessati esponenti e paladini.

Sarebbe necessario coraggio, sarebbe necessario prevedere per le generazioni future una società ed un mondo diversi, più equi, più solidali, un mondo ed una società  in cui l’uomo torni ad essere un fine e non un mezzo da sfruttare, sarebbe necessaria una rivoluzione della cultura, delle menti, del modo di fare politica.

Sarebbe necessario, ho detto, ma non sarà, perché Lei ed i suoi ministri siete i portavoce dei potentati economici e politici che mai rinunceranno alle loro posizioni di privilegio e perché i partiti politici italiani, mai così compromessi, mai così privi di ideali e valori, hanno preferito abdicare alla loro funzione, nascondendosi dietro ad un governo di pseudo tecnici, consegnando il popolo italiano ad un’operazione di massacro sociale senza precedenti.

Un dato deve infatti essere ben chiaro a tutti. In questi mesi abbiamo assistito ad una drammatica sospensione della democrazia. Noi italiani siamo costretti a subire un governo che non abbiamo votato e che in larga maggioranza non vogliamo, un governo impostoci dalla Comunità europea e quindi, in ultima istanza, dalla BCE e dalla Germania, un governo che ci tratta da idioti e che in tono messianico adotta provvedimenti che in larga misura colpiscono esclusivamente le classi medie e medio basse, ripetendoci la litania che sta agendo per il nostro bene.

L’ipocrisia della sig.ra Fornero e sua, caro presidente del Consiglio, in tema di riforma del mercato del lavoro d’altra parte è risultata palese anche a noi poveri uomini comuni. Avete sciaguratamente definito monotono il posto fisso con evidente spregio dei tanti, troppi italiani privi di lavoro o precari a vita.

 Avete deriso gli italiani che, potendo scegliere, preferiscono lavorare e vivere accanto a genitori e familiari, accanto ai propri affetti più intimi e più veri, gli unici che rendono questa vita degna di essere vissuta.

Lei, caro presidente, ha solennemente garantito che la riforma del lavoro avrebbe riguardato solo i neoassunti e quindi ha spudoratamente mentito, in quanto, come ben sappiamo il ministro dalla lacrima facile, sig.ra Elsa Fornero, ha predisposto una riforma che ha demolito l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e, con la scusa di aiutare i giovani ad accedere al mondo del lavoro, ha smantellato erga omnes tutele sacrosante ed imprescindibili, anziché estenderle a chi ne era privo.

 

Non si possono far quadrare i bilanci annientando un popolo (è quello che sta avvenendo in Grecia e che potrebbe riguardare anche noi da un momento all’altro).

 

E’ giunto il momento di dire NO alle imposizioni della BCE e della Merkel, di pretendere che le regole del gioco vengano riscritte, che i trattati vengano rivisti, avendo come unico obiettivo non il capitale e l’individualismo sfrenato (figlio del neoliberismo imperante), ma la centralità  dell’essere umano.

 

Mai come oggi mi sembrano attuali le parole del grande Eric Fromm che cito testualmente: “una rinascita dello spirito illuministico, instancabilmente critico, realistico e purificato dei suoi pregiudizi troppo ottimistici e razionalistici, insieme con la rinascita dei valori umanistici, non predicati ma praticati nella vita personale e sociale: queste sono le condizioni della salute mentale e della sopravvivenza della civiltà”.

 

Altrettanto attuale  mi sembra il discorso sul PIL di Robert Kennedy, che cito in stralcio: “Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow- Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL). Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità  della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà  dei nostri pubblici dipendenti.

Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità  nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta”.

 

Utopia, lei mi dirà ed io le rispondo che è meglio spendere la vita perseguendo l’utopia di un mondo migliore, piuttosto che limitarsi a sopravvivere (non certo a vivere) in questo inferno che ci avete imposto.

 

 

 

 

Franco Tessore

da 8 anni Consigliere Indipendente di opposizione del Comune di Albisola Superiore

 





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