SETTIMANALE anno XVII
n° 741 del 28 febbraio 2021
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TECNOLOGIA INFORMATICA E BIFORCAZIONI CATASTROFICHE Stampa E-mail
Scritto da Massimo Bianco   
Un articolo di MASSIMO BIANCO
TECNOLOGIA INFORMATICA E BIFORCAZIONI CATASTROFICHE

 In questo inizio di millennio l’Italia e il mondo intero stanno attraversando una caotica fase sia di sviluppo tecnologico sia di crisi politica ed economica. Stiamo forse entrando in una nuova biforcazione catastrofica della storia? E i due eventi potrebbero essere collegati?

 Se guardiamo alla società umana come a un sistema complesso, possiamo vedere che la storia e la protostoria degli ultimi millenni sono state un susseguirsi di lunghi periodi di relativa stabilità alternati a stagioni di caos, spesso causate proprio da improvvise innovazioni tecnologiche. Ogni volta in un determinato momento si raggiungeva un punto in cui il sistema tradizionale di vita non riusciva più a gestire le nuove realtà emergenti. Si innestava così una biforcazione catastrofica, durante la quale il vecchio e ormai obsoleto sistema vigente crollava e, tra le varie possibilità in divenire, una prendeva il sopravvento instaurando un nuovo sistema più complesso.

Tralasciando precedenti balzi tecnologici troppo lontani nel tempo, come ad esempio il fondamentale apprendimento, due o tre milioni di anni fa, della fabbricazione di strumenti di pietra (che permise all’homo habilis di soppiantare definitivamente gli australopitechi?), una prima grande rivoluzione umana fu il passaggio da una società di popolazioni nomadi dedite alla caccia e alla raccolta, alla nascita di civiltà legate al territorio. Questo rivolgimento fu provocato dall’invenzione (innovazione tecnologica) dell’agricoltura.

Alcuni millenni dopo una seconda rivoluzione fu favorita dall’invenzione della scrittura, che permise la nascita di vasti imperi basati su una solida amministrazione centrale.

Una terza rivoluzione derivò da tutta una serie di innovazioni tecnologiche come la bussola, il cannocchiale, la polvere da sparo e la stampa. Furono, infatti, esse a permettere lo sviluppo oggi conosciuto con il termine di Rinascimento e all’espansione dell’Europa nel mondo.

La quarta fu la rivoluzione industriale, che segnò il trionfo delle macchine, della scienza e dei trasporti che, tutti insieme, permisero la piena affermazione degli Stati nazionali moderni e dello stesso concetto di democrazia.

Oggi è in atto una quinta nuova grande rivoluzione tecnologica, quella dell’informatica, dell’elettronica e delle telecomunicazioni. È uno sviluppo non facile da gestire, che ci ha portato a un nuovo livello critico di complessità e instabilità, alla caotica crisi economica e politica mondiale di cui i giornali e telegiornali ci riferiscono ogni giorno. L’attuale fase mi sembra caratterizzata da:

Una sempre più accentuata globalizzazione economica, commerciale e culturale

L’inesorabile degrado delle risorse naturali, colpevole, insieme all’insostenibile sovrappopolazione mondiale causata dall’esplosione demografica, del raggiungimento di un punto di rottura tra uomo e ambiente. (Temi questi da me già provocatoriamente trattati nel mio racconto di narrativa intitolato Un generoso aiuto umanitario, che trovate qui nel mio archivio e a cui vi rimando).

Il divario in apparenza sempre più incolmabile tra paesi sviluppati e sottosviluppati, che provoca massicce emigrazioni.

L’acuta crisi economica e finanziaria che dall’Europa tende ad estendersi nel resto del mondo.

La crisi e il crollo dei regimi totalitari nordafricani e mediorientali.

Il terrorismo internazionale, compreso il recente fenomeno del terrorismo di derivazione anarchica.

L’accentuata incapacità e inadeguatezza degli odierni governi cosiddetti democratici e burocratizzati a gestire le società e a fronteggiare i problemi attuali.

Le attività lavorative rese obsolete da internet, come ad esempio i giornali quotidiani, i negozi di dischi o le agenzie viaggi, con conseguente aumento della disoccupazione.

La crisi di molte fabbriche e imprese di stampo tradizionale, causa di continui licenziamenti, così come l’inserimento di macchinari che rendono superfluo l’apporto umano.

Le difficoltà del sistema bancario, internazionalmente indebitato.

La speculazione edilizia giunta a un livello parossistico e che sta portando in molte regioni a una vera e propria crisi dell’edilizia stessa.

E sono fatti, quelli sopra elencati, non di rado alimentati proprio dalle succitate nuove tecnologie informatiche, elettroniche e delle telecomunicazioni.

Molti esperti ritengono che la società umana abbia raggiunto il limite critico di complessità e instabilità e che, una volta superato un determinato confine, una nuova biforcazione catastrofica sia inevitabile. L’era industriale nata nel ‘700 sta dunque volgendo al termine? Stiamo viaggiando a tutta velocità verso l’ennesima biforcazione catastrofica? Ma in tal caso il vecchio sistema vigente sarà distrutto, lasciandosi molti detriti dietro le spalle e ciò che sopravvivrà si autorganizzerà in una nuova forma emergente di società postindustriale.

Quale sarà questa nuova forma e se risulterà migliore o peggiore di quella precedente, al momento attuale non è però dato saperlo. Perché l’espressione “biforcazione catastrofica” non riveste significati intrinsecamente positivi o negativi. Una biforcazione può portare il sistema verso livelli di organizzazione e di efficacia più alta ma può anche trascinarlo al degrado.

In proposito si accettano dunque ipotesi. Potrebbe stare forse segnando la nascita di un nuovo superorganismo di dimensioni planetarie, nato dall’unione dell’uomo e della tecnologia? Cioè del cosiddetto Metaman immaginato anni fa dal biofisico Gregory Stock? Dopotutto già ora l’uomo è sempre più inestricabilmente legato alla tecnologia, fatta di strade e linee aeree, acquedotti, gasdotti e linee elettriche, reti telefoniche, televisive e informatiche e di innumerevoli prodotti tecnologici di uso quotidiano, dalle antiche lavatrici e frigoriferi fino alle moderne fotocamere digitali o ai telefonini , di cui la gente sembra incapace di fare a meno e che portano a città e abitazioni sempre più complesse, collegate e dipendenti da svariati fattori per poter funzionare, consumando quantità ingenti di risorse e di energia.

Mi auguro, con questo breve scritto, di avere suscitato un interessante spunto di discussione.

 

 

N.B. Questo articolo si basa sull’opera di Alberto Gandolfi del 1999 intitolata: “FORMICAI, IMPERI, CERVELLI Introduzione alla scienza della complessità”. E se all’epoca in cui apparvero in libreria, i temi rielaborati nel mio articolo potevano apparire solo immaginifici, oggi invece mi paiono divenuti assai profetici.

 






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