Settimanale Anno XVIII
Numero 765 del 19 settembre 2021
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Arte e pornografia Stampa E-mail
Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   
ARTE E PORNOGRAFIA

 È di questi giorni la notizia che Pornhub, il sito porno più cliccato al mondo, ha fatto un’incursione dissacrante nei principali musei utilizzando le opere d’arte dell’ultimo mezzo millennio che fecero a loro tempo scalpore per aver ritratto senza veli donne in pose di spiccato erotismo.

 

 Il celeberrimo quadro “La nascita di Venere” (part.) del Botticelli, 1485. Pornhub ne ha tratto ispirazione facendo interpretare Venere a Cicciolina. Resta oscuro il target di una simile operazione commerciale, lontana sia dall’arte che dall’impatto sessuale diretto del porno 

 

La notizia è tanto più dissonante nel periodo attuale, che mi ricorda per certi versi gli anni ’50, quando vigeva oltreatlantico il famigerato maccartismo e in Italia l’ipocrisia vaticanesca, con la libera espressione artistica sottoposta ad una bieca censura, rubricandola a reato contro il pubblico pudore. 

Pornhub non si è limitato a riprodurre quei quadri sic et simpliciter, ma ha voluto dar loro un tocco di contemporaneità, come ad es. nella Nascita di Venere del Botticelli, sostituendola con Cicciolina, forse per la sua predilezione ad acconciarsi da “figlia dei fiori” in stile Woodstock.

Non saprei se una simile operazione sia valsa a nobilitare il porno o a volgarizzare opere d’arte nate con ben diversi intenti. Quello che mi preme notare è che, lungi dallo scandalizzare i direttori dei musei interessati, questa mescolanza di arte e trash ha solo sortito un effetto piattamente economico: è lecito saccheggiare le opere d’arte e diffonderne le immagini, modificate o accostate a loro varianti scurrili, purché si paghino i relativi diritti ai musei di origine. Chissà cosa ne direbbero gli antichi autori, qualcuno dei quali si sarà di certo rigirato nella tomba.

Non sono contrario di principio alla pornografia, che anzi penso abbia contribuito ad aprire le menti in un campo in precedenza bloccato da luoghi comuni che associavano il sesso al peccato, favorendo irragionevoli inibizioni, specialmente nei giovani. Dopo secoli di cupa visione dell’erotismo imposto dalla Chiesa, l’avvento della pornografia è stato liberatorio, anche se troppo ossessivamente focalizzato sugli organi genitali. Echeggia nella mia mente la frase di Tinto Brass sul sesso, ch’egli vedeva come una “botta di allegria”. 

 

Storia della lussuria dal Medio Evo ad oggi attraverso i quadri di artisti più o meno famosi. Il sesso raggiunge l’apice del piacere in due casi: quando è espressione dell’amore e quando è trasgressione. È vizio quando non è condiviso o addirittura è imposto. La pornografia è sesso prezzolato e telecomandato degli uni per appagare il voyeurismo degli altri 

 

E, passo dopo passo, siamo giunti al presente, dove sta per passare, sia pur tra mille diatribe, il DDL Zan, che sancisce pari dignità ad ogni forma di sessualità, dal momento che le inclinazioni sessuali nessuno se le sceglie; se le ritrova, come approdi finali di un lungo percorso carsico che si perde nei secoli. E chi dileggia o condanna come perversioni o “malattie” i gusti diversi dall’ortodossia è probabile che si fermi alla superficie dei propri, temendo di scandagliare oltre nei meandri della sua stessa natura.

Questo per quanto riguarda il sesso; mentre quando è abbinato all’amore, subentra il mistero. Nel porno tutto è esposto alla luce, nulla rimane nascosto e l’atto sessuale stesso è parificato all’atto animale. L’amore invece nasconde le proprie origini e scatta, spesso senza preavviso, in modo misterioso, senza un’apparente catena causale. Semplicemente è.

Ma torniamo, dopo questo forse superfluo distinguo, al sesso aperto e animalesco del porno. A mio avviso, la sua pretesa di trasferire nel proprio circuito il nudo artistico è stata una mera scelta di marketing, per giunta non azzeccata. Persino “L’origine del mondo” di Gustave Courbet, del 1866, fin troppo citato in quanto il più esplicito e crudo tra le varie opere d’arte osé del passato, non è più motivo di particolare emozione all’occhio moderno, anche del meno dedito ad immagini porno, nelle quali la zona pubica è perlopiù depilata e quindi ormai prossima all’asetticità di un esame ginecologico. Il quadro di Courbet, semmai, è oggi controcorrente e ridona la perduta dignità ad un pube arricchito dei suoi peli naturali, come l’uomo è uso vederlo sin dalla preistoria.

 

Attenzione, nonostante il suo verismo, questa non è una foto: è il famoso quanto discusso quadro di Courbet “L’origine del mondo”, indicando esplicitamente dove nasce ogni nuova vita.

 

Da una manciata di decenni, invece, la donna (e in minor misura anche l’uomo) rincorre la perfezione della statua, inesistente nella realtà, sottoponendosi ad interventi più o meno invasivi, fino al bisturi del chirurgo. È un incessante fare a pugni con gli anni che passano impietosi, per fermare una giovinezza senza segni del tempo. In pratica è una protratta non accettazione di se stesse (e di se stessi). Anche la pornografia prospetta l’irrealtà di un mondo onirico, inesistente. 

La grave pecca della pornografia è quella di essere stucchevolmente ripetitiva e dedita alla parcellizzazione dei corpi, lasciando peraltro poco spazio alla loro parte più espressiva: i volti. Altra pecca è la mancanza di una storia o almeno di una situazione, che giustifichi e racconti cosa fa muovere gli attori, “what makes them tick” (che cosa li muove), come dicono gli americani. È la situazione che può rendere godibile una scena erotica, inserita nel contesto di una storia più ampia; mentre ridurre un film ad una scarna sequela di atti sessuali li declassifica a meri atti osceni, privi di ogni legame con la vita reale, come ho appena rimarcato.

In questa luce, i film che prediligo sono quelli borderline, con una storia intrigante inserita in un genere ben definito, che sfiora il porno, senza però cadervi, tanto da venir distribuiti nelle sale senza censura. Cito allora due film che mi hanno particolarmente coinvolto: Secretary, USA 2002, passato in Italia come una meteora, tanto il pubblico italiano rimane del tutto estraneo a questo genere; e un film australiano, Sleeping beauty, presentato a Cannes nel 2011, che esplora la psiche del maschio di fronte ad una donna inerme, profondamente addormentata e in sua (quasi) totale balìa.

 

Una rara chicca per la nicchia feticista, con la graduale sottomissione della segretaria al suo titolare, con godimento reciproco

 

Sceneggiatura e regia di due donne, che provano ad esplorare cosa frulli nella testa di un uomo di fronte a una ragazza nuda e dormiente, pur con precisi limiti concordati in precedenza

 

 Marco Giacinto Pellifroni         25 luglio 2021 

 

https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/06/27/amazzonia-attacco-mortale-ad-ambiente-e-indios-lecocidio-della-foresta-e-il-genocidio-dei-suoi-popoli-iniziato-500-anni-fa/6243149/
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