SETTIMANALE anno XVII
n° 748 del 18 aprile 2021
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Cinema: Odio implacabile Stampa E-mail
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA
A CURA DI BIAGIO GIORDANO
Odio implacabile - Crossfire (Fuoco incrociato)

 

USA 1947

Genere: Dramm.

Durata: 86′

Fotografia: BN

Regia: Edward Dmytryk

Attori: Robert Young, Robert Mitchum, Robert Ryan, Gloria Grahame, Paul Kelly, Sam Levene, Jacqueline White, William Powers, Steve Brodie, Lex Barker

Nel 1945, a Washington, a guerra finita, quattro militari dell’esercito statunitense, di cui tre in uno stato di euforia e un altro di meditazione, parlano del più e del meno in un Bar. Sono con uno sconosciuto, molto colto, dalle apparenze per bene, di cui in seguito si verrà a sapere essere di origine ebraica. Uno dei quattro militari, annoiato, a un certo punto si allontana da loro ed esce.

Lo sconosciuto sembra trovarsi più a suo agio con il militare tra i quattro più meditativo forse perché sembra affetto da una crisi di identità.

L’uomo ne risolleva lo spirito grazie a una intelligente interpretazione sulla condizione di demotivazione generale che stanno vivendo i reduci di guerra come lui.

Ossia, secondo il suo pensiero i militari finita la guerra stanno vivendo un inquietante stato transitorio, qualcosa dovuto a un vuoto di obiettivi da raggiungere, una situazione durante la quale da parte dei militari possono manifestarsi depressioni o forme di violenza verso tutto ciò che non favorisce in loro una identificazione di senso con quelle cose e persone che appaiono in un primo momento ormai come stranianti. 

Ciò spiegherebbe, ma solo in parte quel che accadrà successivamente nel film.

Finita la conversazione lo sconosciuto ebreo invita il gruppo a casa sua a bere, come se volesse farsi perdonare qualcosa accaduto durante la conversazione. 

La fidanzata lo troverà poi ucciso, con il corpo riverso sul pavimento: martoriato da calci e pugni inferti da diverse persone.

A causa di un portafoglio trovato sul pavimento le indagini convergeranno tutte verso quei militari che lui ha ospitato imprudentemente nel suo appartamento.

Che cosa ha spinto gli assassini a compiere un delitto così efferato e strano, contro una persona appena conosciuta? Se manca, come sembra un movente, cos’altro può aver spinto a uccidere con così tanta ferocia un uomo dimostratosi disponibile e di indole buona? Può l’odio essere così primario rispetto all’amore da colpire senza un movente?

Scritto da John Paxton, ispirato al romanzo The Brick Foxhole di Richard Brooks, è un noir filosofico che si interroga senza trovare risposte sull’assurdità del razzismo, quello più subdolo perché privo di alibi, lontano cioè dagli intrecci etnici con interessi economici divergenti, o al di là di ogni ostilità per diversità di pensiero, di religione, e di tradizioni.

Efficace fotografia in bianco e nero, con suggestive pieghe espressioniste nel gioco delle ombre, fotografia diretta da Dmytryk con mano sicura. 

Film bocciato dalla critica per una presunta mancanza di approfondimento del tema antirazzista, ma la sceneggiatura vuol solo porre una domanda importante, e lo fa con grande chiarezza e coinvolgimento, spetterebbe forse allo spettatore tentare risposte, magari proprio calandosi in una maggior complessità del proprio reale, e comunque in base alle proprie esperienze di vita e di confronto con il pensiero altrui. 

 Biagio Giordano 

 

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