Dagli al negazionista Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   

DAGLI AL NEGAZIONISTA

Avviso ai naviganti: non vorrei che qualche lettore saltuario di “Trucioli savonesi” prendesse sul serio questa mia ironica profession de foi negazionista del Covid-19. Tranquilli. Non mi sono convertito al complottismo; ho solo cercato di entrare nell’angolo visuale di un negazionista no-vax e no-Covid-19. Se ci sono riuscito giudicherete voi. 


Secondo il pensiero unico dominante anche nella medicina ufficiale, politicamente e terapeuticamente corretto, io sarei un negazionista no vax e no Covid-19 soltanto perché denuncio il conflitto di interessi dei medici e dei farmacisti nonché gli ingenti profitti di Big Pharma provenienti dalla distribuzione-commercializzazione su scala planetaria dei vaccini obbligatori e nego non l’esistenza del Covid-19 ma la sua virulenza aggressiva e la sua effettiva pericolosità, oltre a nutrire qualche legittimo dubbio sull’origine naturale del medesimo. A questa stregua - siccome non sono allineato con il pensiero unico dominante anche in medicina e, seguendo solo il mio pensiero divergente e creativo non condizionato dalla martellante propaganda globalizzata dei poteri forti e dello scientismo imperante, sono arrivato, insieme ad altri pensatori non allineati, alla conclusione che la famosa e terribile pandemia con la quale ci frastornano notte e giorno i mass media di regime non è che una banale forma influenzale ormai in via di esaurimento - datemi pure del negazionista, se questo vi fa contenti. Ahimè, viviamo in tempi oscuri in cui sembra di abitare in quel Mondo alla rovescia così bene illustrato dall’etnologo Giuseppe Cocchiara nel libro omonimo (Bollati Boringhieri), cioè in quel mondo fantastico in cui il povero fa l’elemosina al ricco, i pesci volano, la pecora tosa il pastore, i lupi difendono gli agnelli, i malati curano i medici, i somari salgono in cattedra, i delinquenti arrestano i poliziotti, i bambini (o le bambine) dettano legge agli adulti, gli immigrati comandano sui residenti,i matti circolano liberamente e i sani vengono sottoposti al TSO, i preti obbediscono all’autorità civile e non ecclesiastica, il Papa stesso si adegua non ai decreti di Dio ma a quelli del cicisbeo che siede a Palazzo Chigi e via di questo passo.

Al tempo della cosiddetta pandemia del fantomatico Coronavirus, chi osa dubitare degli esiti letali della medesima viene subito linciato ed esposto al pubblico ludibrio quasi si trattasse di  un pericoloso terrorista mentre è vero il contrario: i terroristi sono quegli scienziati che, tramite i mass media di regime, fanno credere alla popolazione che esiste un pericoloso e contagiosissimo virus che si aggira per il mondo cercando prede umane da infettare e da uccidere, basandosi sull’ignoranza delle masse ormai disposte a credere a qualunque favola purché avallata dalla comunità scientifica internazionale. Il nostro tempo è quello in cui la fede in Dio è stata sostituita dalla fede nella Scienza e nella Tecnica i cui sacerdoti sono appunto i nuovi bioscienziati e i nuovi tecnici digitali. I quali, però, attenzione, non sono più (ammesso e non concesso che lo siano mai stati) al servizio dell’umanità, ma lavorano per i padroni e i signori del mondo e della guerra, per la loro globale accumulazione di capitale finanziario, altrimenti detto turbocapitalismo, tramite il quale, e per mezzo delle classi politiche e dirigenti nazionali a loro asservite, vogliono istituire e dominare il nuovo ordine mondiale basato sulla schiavitù dei credenti nel verbo scientifico e nel sistema del credito, cioè dell’usura legalizzata e globalizzata.

Questo è il loro disegno. Naturalmente i poteri forti negano, a cominciare dal loro esponente di punta Bill Gates, perché, come canta la grande Caterina Caselli, “La verità ti fa male, lo sai”, e oggi fa male soprattutto ai cosiddetti “esperti” che ingannano il popolo sovrano, spaventato e disorientato da troppi messaggi contraddittori sulla presunta pandemia globale. Ma per fortuna nostra (e per disgrazia del pensiero unico dominante) ci sono ancora, se pur rare, tra i politici, gli opinionisti fuori dal coro, gli scienziati indipendenti e gli intellettuali disorganici alcune menti illuminate e coraggiose che non si peritano di dire, e, quando è il caso, di gridare che il re è nudo. Premetto che il mio negazionismo non è assimilabile a quello folkloristico e inconsapevole di sé (il Covid-19 è una fake new che serve al regime per tenere il popolo sottomesso) rappresentato dai gilet arancioni dell’ex deputato della Repubblica e generale dell’Arma dei Carabinieri in pensione con velleità eversive Antonio Pappalardo, già rinviato a giudizio per vilipendio del Capo dello Stato nel 2019 dal tribunale di Roma, solo perché il 21 dicembre 2017, in qualità di presidente del Movimento Liberazione Italia andò al Quirinale per notificare al Presidente Mattarella l’ordine di arresto, in quanto la sentenza della Corte Costituzionale sul Porcellum ha delegittimato il Parlamento che lo ha eletto, di conseguenza Mattarella avrebbe dovuto dimettersi.

Pappalardo non ha considerato che i tempi non sono ancora maturi per un colpo di Stato “dal basso”. Un’altra forma di negazionismo è quella portata avanti da singoli parlamentari no vax e no Covid-19, come è il caso della intrepida deputata Sara Cunial, della sua collega nel gruppo misto alla Camera Veronica Giannone e del consigliere della Regione Lazio Davide Barillari, secondo il quale la politica viene prima della scienza, la quale deve essere democratica e alla portata di chiunque, non riservata agli addetti ai lavori che rispondono del loro operato ad altri addetti ai lavori e così via. E’ grazie alle loro denunce del complotto internazionale dell’OMS sulla pandemia che ho aperto gli occhi sui pericoli insiti nella dittatura sanitaria, prova tecnica per una prossima dittatura politica transnazionale. Tutti e tre sono stati espulsi dal M5Stelle, alla faccia della sbandierata libertà costituzionale di pensiero e di parola. Meno male che hanno molti followers sui social network. Ci sono poi i negazionisti pratici e non dichiarati, alcuni ai margini della società civile, tipo gruppi identitari che non si riconoscono nella Costituzione repubblicana e inneggiano al Duce e al Fuhrer; altri che, collocati all’opposizione parlamentare del Governo giallorosso non votato dal popolo sovrano e in aggiunta oppressivo dei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino, sono scesi in piazza facendosi beffe delle assurde misure antivirus ancora in vigore, anche se attenuate, nella cosiddetta fase due dell’emergenza sanitaria. Tra i negazionisti operanti nei mass media citerei, in primis, i giornalisti Nicola Porro e Filippo Facci, entrambi fieri avversari delle misure liberticide del governo giallorosso, di cui preconizzano, e io con loro, la fine anticipata. 


Giorgio Agamben e Diego Fusaro

Tra gli opinionisti contrari alle misure restrittive della nostra libertà di spostamento e di riunione-assembramento e dell’imposizione della cosiddetta “distanza sociale” non poteva mancare il grande critico d’arte e polemista Vittorio Sgarbi, oltretutto benemerito per la sua campagna contro le inutili quando non nocive mascherine. Ci sono anche per fortuna, e non saranno mai ringraziati abbastanza, negazionisti tra scienziati e medici che, sulla base dei dati di fatto, negano che il Covid-19 possa ancora nuocere più di tanto, dal momento che i ricoveri in terapia intensiva sono ormai ridotti a zero e quindi non è più il caso di spaventare la gente parlando di un rischio-contagio da cui ancora guardarsi (questa la posizione, per esempio,di Alberto Zangrillo, primario del San Raffaele di Milano e responsabile del reparto di terapia intensiva dello stesso ospedale). In quanto io stesso tacciato di negazionismo mi trovo, con piacere, in compagnia di filosofi come Diego Fusaro, Giorgio Agamben e, ultimamente, anche di Giulio Giorello, deceduto il 15 giugno proprio a causa del Covid-19, a settantacinque anni. Per questi grandi filosofi quando si è costretti a scegliere tra la sicurezza e la libertà o, altrimenti detto, tra la “vita nuda” e la “vita buona” non ci sono dubbi: prima di tutto viene la libertà.

FULVIO SGUERSO 

 

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