Settimanale Anno XVI
Numero 711 del 31 maggio 2020
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Confino, digiuno, bavaglio Stampa E-mail
Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   
CONFINO, DIGIUNO, BAVAGLIO
(coi soldi di Stato, neanche pane e acqua)

 

Voglio tenermi alla larga dalle possibili accuse di complottismo globale e mi limito a constatare la situazione reale in cui, nell’osservanza delle precauzioni sanitarie, siamo precipitati. 

Ci è stata tolta ogni libertà di movimento; è stata d’imperio annullata ogni relazione sociale, se non virtuale; ci viene via via preclusa la libertà di espressione, tramite una censura che giudica e sanziona ogni notizia che non goda dell’imprimatur governativo, ipso facto bollata come falsa; scivoliamo giorno per giorno verso la dipendenza economica da uno Stato avaro e patrigno.

Qualcuno saprebbe indicarmi quali sono le differenze tra questo stato di fatto e quello della carcerazione? Anzi, la mancanza di una data di ritorno alla normalità, equipara ciascuno di noi ad un carcerato in attesa di giudizio, spogliato di ogni possibile pianificazione del proprio futuro. 

 


Il problema degli affitti per i negozi chiusi per legge non viene risolto con una legge; meglio lasciare locatori e locatari a maneggiare la patata bollente, con lo Stato che si limita a fornire solo la documentazione burocratica necessaria [VEDI

 

Chi aveva un’attività e campava di quella, ora deve come primo atto decifrare i requisiti che un organismo come l’INPS esige siano soddisfatti, attendere per settimane il verdetto e poi, se la domanda venisse accolta, attendere senza data certa il misero obolo che gli verrà pomposamente elargito. Nel frattempo, deve arrangiarsi a sopravvivere, di fronte alle richieste di pagamenti che puntualmente gli piovono addosso, come bollette e affitti, che deve negoziare con fornitori di luce, gas, acqua e padroni di casa, mentre esigenze come la fame e la sete possono venir tacitate con umilianti bonus alimentari.

La penuria di lavori stabili ha creato schiere di disoccupati “ufficiali”, lavoratori in nero e piccole partite Iva, lasciate sole a lottare nel mare tempestoso di una concorrenza tra poveri. Non tutti costoro rientrano nella fascia di aventi diritto al ricco emolumento di € 600 relativo al mese di marzo. Ma anche ai “graziati”, e siamo a metà aprile, non un euro è stato loro versato. Non solo, non è stato neppure comunicato quante domande sono state accolte dopo l’oscuro vaglio di ammissione.

I “privilegiati” che avranno accesso a tanta cuccagna e, a maggior ragione, gli esclusi, coveranno una sorda rabbia nei confronti di quanti non soffrono minimamente questa emergenza, primi tra tutti i parlamentari, che continuano a percepire i lauti stipendi pur lavorando, bontà loro, un solo giorno alla settimana e non per vagliare i provvedimenti che un uomo solo al comando emana senza contraddittorio, ma solo per fare opera di presenza e giustificare così tutti i rimanenti giorni di assenza.

Ma coraggio, nel mese di aprile era balenato un più cospicuo aiuto alle piccole partite Iva rimaste senza reddito. Invece, cosa è stato loro proposto? Un  prestito bancario fino ad € 25.000 garantito dallo Stato al 100%. Può suonare come una burla, un’altra fake news sfuggita alla censura di Stato, ma è pura verità. Insomma, chi, dopo aver passato in ristrettezze mesi di mancata attività, ne riemergerebbe  carico di energie, con un mercato in poderosa ripresa e quindi con un florido giro d’affari; tanto florido da spingerlo ad andare in banca e indebitarsi, magari in aggiunta ad un mutuo esistente. La totale copertura dello Stato spingerà molti ad aderire e poi non riuscire a ripagare il debito, che si addosserà allo Stato, accrescendo il già mostruoso debito pubblico esistente. In definitiva, lo pagherà l’intera collettività. Non si poteva invece versare gli stessi soldi direttamente sui conti correnti delle partite Iva, come già fanno altre nazioni come Svizzera e Germania, peraltro con importi ben più consistenti? Nossignori, pur di non emettere valuta di guerra dal nulla, come, ripeto, fanno altre nazioni, continuano ad andare a sterili riunioni UE, sprezzanti dei disastri che ci ha sin qui causati..

 


Il premier Conte nell’ultima conferenza stampa. Nonostante il grande malessere diffuso, e senza aver ancora scucito un euro, miete grande popolarità. È bello e prestante, e piace tanto alle signore. In effetti, anziché a palazzo Chigi, lo vedrei più adatto a sfilare a Moda Uomo per Armani, Prada e i migliori stilisti. La sua vanità sarebbe comunque accontentata

 

Venerdì sera, dopo un tormentato consiglio dei ministri, a parlamento chiuso, come di consueto, l’avvocato del popolo si presentava in conferenza stampa per annunciare le ultime varianti ai provvedimenti precedenti, sfruttando l’occasione per denunciare, con tanto di nomi e cognomi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni per avere raccontato falsità a proposito della riunione dell’Eurogruppo, affermando che erano stati messi definitivamente nel cassetto gli eurobond ed era invece passato il famigerato MES. Fatto invece confermato da un giornale della nomenclatura come il Corrierone [VEDI] e dall'articolo di Paolo Becchi [VEDI].

I due accusati non hanno potuto replicare se non attraverso i loro consueti canali. Finché avranno diritto di esistere: il bavaglio si sta estendendo, e il governo sta meditando di chiudere o sanzionare pesantemente, forse persino penalmente (preciso che quest’ultima è affermazione mia, e potrebbe non corrispondere al vero, anche se suona perfettamente consona allo spirito dei tempi), siti di controinformazione, come Byoblu.

Insomma c’è un’escalation di misure governative che appaiono chiaramente indirizzate verso quello stesso regime che le sinistre (continuiamo a chiamarle così, tanto per capirci) indicavano come una deriva dei partiti di destra. 

Gli elementi per una sommossa popolare contro questa sinistra, sardine comprese, ci sono tutti. Ma il governo vanta circostanze eccezionalmente favorevoli per rintuzzare simili aneliti: un rigido coprifuoco 24/7 con la mobilitazione preventiva di tutte le forze dell’ordine, dalle polizie municipali alla polizia di Stato, dai Carabinieri all’esercito. E, tanto per far intendere che non si scherza, stanno dilagando le multe per infrazioni ai nuovi divieti in assenze delle solite multe stradali. Con quali soldi poi verranno pagate, si vedrà. L’importante è continuare a vessare i più deboli con sanzioni sproporzionate alle colpe, estendendo anche la natura delle colpe stesse alle minime infrazioni.

 

Calate le occasioni di far cassa multando le auto per infrazioni al codice della strada, si sopperisce colle infrazioni al codice Covid-19, sia alle auto che ai pedoni. Il governo è tanto rigido sulle multe (entrate) quanto vago e avaro sui sussidi (uscite).  

 

Il regime usa il pugno di ferro contro i suoi cittadini per spegnere sul nascere ogni forma di ribellione: quel pugno di ferro che per decenni non ha usato contro chi attentava, in ben maggiori dimensioni, alla sovranità dello Stato svendendo le sue aziende migliori e permettendo lo shopping di nostre eccellenze industriali ad ogni architettato crollar di Borsa, come l’ultimo, innescato dalla pericolosa neo-presidenta della BCE, dopo una ”onorata” carriera al vertice del FMI, membro honoris causa, con UE e BCE, della Troika che ridusse in macerie la povera Grecia e sta tentando il bis con la nostra Italia.

Ogni tanto qualche blog dà come incipiente le speranze del suo blogger, come quando si preconizzò il dilagare di forme di proteste violente, sul modello degli assalti ai supermercati in Sicilia. Vane speranze: tutto sotto controllo.

 

Concludo con il discorso fuori dai denti di questo formatore professionale, Leonardo Leone, abitualmente molto contenuto. Fa una domanda a quanti plaudono all’operato di Conte: ditemi che assistenza ci ha dato, dopo averci recluso in casa senza viveri? [VEDI] 

 

Il popolo è incatenato, assediato, affamato, e non può osare nessuna sortita che non finisca in un carcere. Non escludo invece che il terreno possa essere propizio per qualche colpo di mano dall’alto. Ma anche questo è improbabile: sono finiti i tempi dei moti popolari che esplodevano dalla scintilla di un eroismo isolato; e, d’altro canto, non c’è insurrezione o colpo di Stato degli ultimi decenni che non sia stato o contro un regime genuinamente democratico per sostituirlo con una spietata dittatura (Cile), o per fomentare movimenti di opposizione e cooptare una nazione in una diversa sfera di influenza (Paesi dell’Est europeo); per non parlare delle “primavere arabe” o, ancor peggio, delle interferenze estere per “esportare la democrazia” in Paesi che ne sono allergici (Iraq, Libia). 

Se, per confronto, dobbiamo considerare l’attuale governo come il minore dei mali, significa che, civilmente e culturalmente, siamo proprio malridotti. Sulla colpevole inerzia, ergo inutilità del presidente Mattarella, col potere che ha nelle mani per raddrizzare la situazione, se solo lo volesse, non mi esprimo, se no rischierei di finire in tribunale. 

 

Marco Giacinto Pellifroni  12 aprile 2020 Pasqua di sopraffazione

 

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