TRUCIOLI SAVONESI 
Settimanale Anno XIII
Numero 591 del 22 ottobre 2017
Tel. 346 8046218
LA RASSEGNA STAMPA DELLA SETTIMANA
Giuseppina Ghersi che non trova pace e ... Stampa E-mail
Scritto da BRUNO SPAGNOLETTI   
GIUSEPPINA GHERSI CHE NON TROVA PACE
E I MODERNI CARNEFICI CHE NON HANNO PIETAS!

 “Strana la vita e strana la storia” cantava Enzino Jannacci in “Ecco Tutto Qui”; versi che ben potrebbero vestire e accompagnare l’incredibile, disumana, pregiudiziale vicenda del tentativo di ridare pace alla bambina Giuseppina Ghersi a 72 anni dalla sua atroce morte per mano di assassini senza se e senza ma; killer criminali che non potranno essere assolti da nessun Tribunale umano o essere giustificati in nome dell’interesse superiore e, tantomeno, in nome dei valori di libertà, giustizia sociale e promozione dei diritti delle donne che hanno costituito gli archè fondanti la lotta di Liberazione e la guerra partigiana alla Dittatura nazifascista.

Pinuccia aveva 13 anni (e su questo non ci piove) e, persino, il Codice Fascista Rocco prevedeva la non punibilità sotto i 14 anni, di qualunque ripugnante colpa si fosse eventualmente macchiata negli anni terribili immediatamente precedenti la liberazione del 25 aprile 1945 (quando aveva tra i 10 e i 13 anni….e se la matematica non è una opinione siamo all’inverosimile del parossismo e della umana follia ideologica).

Stiamo ai fatti, perché – come spesso ricorda il laico matematico Piergiorgio Odifreddi contestualizzando un antico adagio – “la verità non è democratica, non si stabilisce a colpi di maggioranza, ma è una: la verità o è o non è”! E, i fatti sono che un anziano liberale pro tempore Sindaco di Noli in scadenza di mandato nel 2019, decide su sollecitazione della sua maggioranza (m’interessa niente della dietrologia) di dedicare una Targa alla bambina Giuseppina Ghersi nella Piazzetta che guarda il mare, intitolata ai Fratelli Rosselli, dove si ritrovano e giocano i bambini nolesi; una targa dai contenuti asettici e affatto politicamente finalizzati che cosi recita “Anni sono passati, ma non ti abbiamo dimenticato, sfortunata bimba oggetto di ignobile viltà”!


Ho avuto la fortuna di conoscere personalmente il Sindaco Pino Niccoli, di dialogare e dialettizzare con lui, ma in scienza e coscienza, di questo “antico” Signore (con i suoi vizi e le virtù come tutti noi) si potrà dire tutto, meno che abbia nostalgie fascistoidi, sia simpatizzante di estremismi di destra fuori dalla storia, voglia contribuire al radicamento delle formazioni di estrema destra nella società savonese e, soprattutto, sia volano inconsapevole (magari a sua insaputa) di operazioni di revisionismo, negazionismo o di oltraggio della Resistenza e dei valori costituzionali della Repubblica nata dalla Guerra di Liberazione.

Ora è indubbiamente vero che la storia di Pinuccia sia tutt’altro che trasparente, affatto storicamente accertata sia nei fatti relativi alla sua breve travagliata esistenza e sia nelle azioni convulse e confuse che avrebbero portato al suo martirio politico per mano di schegge impazzite delle brigate partigiane o al suo assassinio da parte di delinquenti comuni coperti dalla militanza nei liberatori.

Ma ciò che mi angoscia e m’irrita sino all’inverosimile è la pretesa di Chi – dopo non aver mosso un dito in 72 anni per ricostruire la sua storia – oggi si sente turbato e offeso perché un Sindaco e una Comunità vogliano ricordare il sacrificio della bambina - signorina e ridarle l’onore di una testimonianza di umana pietas per consentirle di riposare finalmente in pace.

Mi ripugnano, schifano e provocano una nausea e un voltastomaco le Anime candide, i Depositari del verbo e del dogma, i Puri e Duri mai inclini a compromessi sui valori che ancora pensano di difendere la purezza immacolata della Resistenza, negando la storia e le vicende umane – connaturate a una lunga guerra – di delazioni, vendette personali, furti, saccheggi, sevizie, torture, delitti a scopo di lucro, omicidi premeditati che pur hanno segnato il controcanto e la declinazione irricevibile della straordinaria pagina di rivolta collettiva, di solidarietà, di affrancamento di un Popolo che è stata e resta la Resistenza.

E’ inutile, sbagliato e, persino controproducente, negare i reati prima del 25 aprile 1945 e poi tra il 1945 e il 1946 compiuti da gruppi o singoli resistenti contro donne, collaborazioniste della Rsi, che in Italia dopo l’8 settembre 1943 scelsero di stare, come cantava De Gregori, “dalla parte sbagliata”.

Di cosa ci si indigna per la giornata del 30 settembre con messa, preghiere anche laiche e targa in memoria di Giuseppina Ghersi, almeno stando alla cerimonia com’è stata pensata e voluta dal Sindaco di Noli?

Ma come può essere, intellettualmente onesto e politically correct, un Comunicato dell’ANPI Provinciale – Sezione di Savona (sostanzialmente smentito dallo stesso ANPI Nazionale) a firma dell’integerrimo Presidente Samuele Rago che – fermo restando il suo legittimo diritto di esprimere contrarietà all’iniziativa – etichetta cosi la giovane Pinuccia “brigatista nera”, “complice degli aguzzini fascisti e nazisti”, “organica al fascismo” sino a giustificare “la violazione e l’uccisione della Ghersi” per il contesto storico dell’aprile 1945?

Come si possono accettare le masturbazioni intellettuali e le risibili iniziative giudiziarie di una fantomatica Associazione “Fischia il Vento” diretta dal Partigiano militante Giuliano Arnaldi?

E come si possono accettare le farneticanti provocazioni, le dissennate accuse e i falsi storici abusati sui Social dagli eredi del Benaltrismo, della inconcludente diarrea verbale dei quattro amici al Bar che oramai rappresentano i cespugli rinsecchiti della cosiddetta estrema sinistra e lo stesso assordante silenzio dei Ponzio Pilato del PD savonese e ligure, parzialmente nobilitato dalla coraggiosa presa di posizione dell’On. Fiano?

In un quadro cosi desolante, le parole di compassione, pietas, verità e giustizia del Sindaco di Stazzema, Maurizio Verona e della Comunità delle Vittime di Stazzema, rappresentano una Lectio Magistralis ai sordi estremismi e un monito per costruire ponti di dialogo per una memoria condivisa di tutti gli italiani su una Repubblica e una Costituzione nata dalla Resistenza.

Le parole del Sindaco di Stazzema non hanno davvero bisogni di ulteriori commenti e toccano la coscienza e la sensibilità di ogni uomo degno di essere tale “Non bisogna mai aver paura della verità, l’episodio va condannato e conosciuto in tutta la sua crudeltà per quello che fu, senza che divenga strumento per denigrare quel grande fenomeno di massa che fu la Resistenza al nazifascismo che ha portato con sé valori che oggi regolano i principi sanciti dalla Costituzione. Credo che la Resistenza non debba aver paura di far conoscere anche quegli episodi che sul finire della guerra si verificarono e se furono commessi dei crimini contro l’umanità come questo vanno condannati senza appello, tanto più se commessi contro una bambina che non aveva potuto scegliere. Occultare è ciò che è più contrario allo spirito della Resistenza. Il Parco Nazionale della Pace ha come scopo principale quello di insegnare ai giovani la crudeltà della guerra e costruire con la conoscenza anche di queste storie una coscienza nei nostri ragazzi; queste cose accadono ogni giorno nel mondo e a questo aspetto delle guerre passate ed odierne dedicheremo una iniziativa apposita nei prossimi mesi. Credo sia giunto il momento che questa ragazza possa finalmente dormire in pace e senza che la sua vicenda sia strumentalizzata: un crimine contro l’umanità lo è a prescindere da chi lo commette”.

Di qui l’annuncio che “Sarà il Parco della Pace a ospitare un’iniziativa per ricordare Giuseppina Ghersi”!

Se e quando (come spero) si potrà svolgere il ricordo di Pinuccia nel Parco della Pace di Sant’Anna di Stazzema, ci sarò sicuramente! Come ci sarà il Sindaco di Noli (che mi risulta abbia già avviato i contatti e dato la sua entusiastica disponibilità) e, potrebbe esserci – dopo averne verificato e concordato la fattibilità - anche un’opera artistica dedicata a Giuseppina Ghersi da parte del genio del Maestro Gianni Celano Giannici!

Nei giorni precedenti rispetto alle mie prese di posizione e alle mie assunzioni di libertà e di responsabilità sull’affaire Giuseppina Ghersi, si è scatenata una marea virale d’insulti, offese, oltraggi, provocazioni e mortificazioni personali, al limite della tolleranza umana e della capacità di sopportazione.

Sono stato forgiato da ben altra scuola di Partito (il PCI) e le accuse di perbenisti e nullafacenti non mi toccano e non mi tangono; andrò avanti come un Treno con il cervello connesso, sino a quando resterò convinto di una semplice veritas: non esiste valore, giustificazione storica, politica, etica che possa motivare la violenza su una bambina di 13 anni qualunque delitto abbia potuto commettere!

Il fatto che casi come quello di Giuseppina Ghersi – anche a prescindere dall’età – ce ne siano a decine, a centinaia, forse a migliaia nella storia, ancora tutta da scrivere, tra i “vinti” ma, soprattutto tra i “vincitori” per opera delle azioni delle Brigate Nere conniventi e colluse con il Nazismo, non può sminuire l’atrocità e la disumanità consumata su Giuseppina e il suo diritto a essere risarcita nella sua memoria per iniziare a riposare in pace dopo 72 anni di ingiustizia inaccettabile!

E’ quest’ultimo l’unico punto di dissenso dalla condivisibile analisi del mio amico-compagno Luca Borzani, pubblicata, nei giorni scorsi, sul Secolo XIX “Nella negazione della storia, lo smarrimento culturale dell’oggi, il dibattito su Giuseppina Ghersi evidenzia l’incapacità di destra e sinistra di fare i conti con il passato”.

La riflessione di Luca si eleva nettamente dall’infame schiamazzo degli omuncoli espressione desolante della Sinistra della società savonese e coglie la vera “questione” del contendere; ovvero che “la cultura di tanta parte della sinistra è ormai impacciata su se stessa” e “ancora una volta l’incapacità di tanta sinistra di affrontare, ad oltre 72 anni di distanza, le complessità e le contraddizioni della lotta partigiana in una sorta di contraddizione tra apologia e denigrazione”.

Come scrive un’altra personalità della sinistra riformista del Pd, l’amico – compagno Eugenio Massolo, “Fino a qualche tempo fa,dire che il conflitto fra fascisti e partigiani fu una vera guerra civile, veniva giudicato con sospetto. La terminologia corretta era solo Lotta di Liberazione, come se accettare il fatto di un conflitto vero, tra italiani che si erano resi conto della tragica essenza del nazi-fascismo di Salo' e italiani che continuavano a credere negli oscuri ideali di quella detestabile ideologia fosse un’eresia. Eppure fu così, guerra civile tra partigiani e fascisti, questi ultimi non tutti prezzolati, ma spesso giovani travolti da un malinteso senso dell'onore e della fedeltà, quei "ragazzi di Salo'" come volle definirli in un famoso discorso in Parlamento un alto esponente della Sinistra, che non pensava certo a riabilitare la nobiltà degli ideali ai quali si ispirarono e per cui molti morirono, ma il disinteresse e il falso sentimento patriottico che li guidò in quella tragica scelta di campo”  e continua “E poi,come in tutte le guerre civili,ci furono i profittatori,gli assetati di vendette personali,i violenti e gli assassini, gli opportunisti e i voltagabbana delle ultime ore, i delinquenti comuni che profittando del decadere di ogni legge, sfogarono i loro istinti e il loro sadismo, quasi certi di una facile impunità. Le Brigate Nere ebbero mano libera negli ultimi mesi di guerra, i partigiani nei primi mesi dopo la Liberazione, prima che si restaurasse la legalità democratica.” e conclude “è certo che dopo il 25 aprile furono coperti, dalla convenienza e dalle evidenti collusioni, tanti crimini compiuti sotto il regime nazi fascista da personaggi che nell'Italia Repubblicana,ebbero onori e carriere negli apparati dello Stato. Allora dobbiamo avere paura della vicenda di Giuseppina Ghersi? Dobbiamo avere paura della strumentalizzazione degli inquietanti neo - fascisti di Forza Nuova? Certamente non saranno loro a costringerci al silenzio delle parole e dei gesti. Furono certanente tante le Giuseppine Ghersi dall'una e dall'altra parte alle quali fu strappata l'infanzia e la vita. Ricordarne una aiuta a ricordarle tutte, ma il passaggio ulteriore che dovremmo fare,oltre a ricordare le vittime,sarebbe quello di dare un nome ai carnefici. La memoria condivisa ha bisogno di dare un volto ad entrambi, per separare il bene dal male, come fece la Lotta di Liberazione: separare il Bene dal Male per unire nella Democrazia e nella Libertà tutti gli Italiani.”

Sarà con questo spirito – se dopo la netta presa di distanza del Sindaco Niccoli dall’annunciata indegna strumentalizzazione di Forza Nuova e se Sua Eccellenza il Prefetto e il Questore garantiranno che la Manifestazione del 30 settembre in Piazza Rosselli si dovrà svolgere senza bandiere, vessilli e insegne di Partito – io ci sarò a ricordare Giuseppina Ghersi e dire una preghiera laica come antifascista, riformista, progressista, socialista, iscritto al PD di Savona e disponibile sempre a costruire ponti e dialoghi improntati a correttezza e serietà.

Non voglio far parte dell’esercito di Chi non vuole imparare dagli errori e dagli orrori del passato!

  BRUNO SPAGNOLETTI

 

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