TRUCIOLI SAVONESI 
Settimanale Anno XIII
Numero 598 del 10 dicembre 2017
Tel. 346 8046218
LA RASSEGNA STAMPA DELLA SETTIMANA
Non sono complottista, ma… Stampa E-mail
Scritto da MILENA DEBENEDETTI   
   
Non sono complottista, ma…
…qualche spiegazione razionale aiuterebbe

 Questa volta vorrei soffermarmi su una questione personale, che poi tanto personale non è. Non amo più di tanto parlare dei miei casi, ma la malattia che ha rallentato i miei impegni, anche politici, e tenuto in stallo la mia vita in questo ultimo anno, sfociando in un intervento da cui sono ora convalescente, mi ha spinta ad alcune riflessioni.

Inevitabilmente molte persone ricorrono alla “medicina di internet”. Ossia, quando si trovano alle prese con sintomi e diagnosi, cercano materiale esplicativo.

Trattandosi di patologia tiroidea, ultimamente piuttosto popolare (e sul significato del termine in questo caso parlerò dopo) mi aspettavo di trovare ben più indagini, materiale e spiegazioni di quanti non ne abbia riscontrati.


 Non è per saltare sempre al complottismo. Io cerco di essere razionale più che posso e non farmi trascinare dagli umori, che di questi tempi sono pure umori neri. Eppure se tre indizi non fanno una prova, lasciano comunque un vuoto inspiegabile.

Il quadro generale, quando si tratta dei grandi malanni contemporanei, cardiovascolari, tumorali, autoimmuni, è perennemente sfocato.  Possibile che la scienza non vada a fondo con scrupolo? Possibile che la beata arte della statistica sia trascurata o applicata in modo spesso disinvolto, confrontando mele con pere per poi dire che sì, in effetti sono diverse?

Fra i complottisti e i debunkers, fra la paranoia e il paternalismo rassicurante e divagante, possibile che non esista una sana e razionale via di mezzo?

Io sono scettica, per dirne una, sulle supposizioni a proposito di complotti per farci ammalare o per lobotomizzarci o simili. Rasoio di Occam: inutile andare a pensare ipotesi fantastiche per ciò che può essere spiegato in modo più diretto e banale.

Ovvero, gira e rigira, nella maggior parte dei casi, dai cari vecchi interessi economici in gioco.


 La riluttanza, i giri di parole, i pretesti, le difficoltà burocratiche, ogni volta che si parli di strumenti fondamentali per la salute dei cittadini, come i registri su tumori o altre principali cause di patologie e morte, aggiornati e precisi, a cosa sono imputabili? Certo (sempre rasoio di Occam) una parte è la solita banale disorganizzazione, ma non è tutto lì. Altrimenti, da quel dì che se ne parla, si sarebbe già superato il problema.

Noi stessi abbiamo constatato in Consiglio Comunale a Savona i vergognosi pretesti della maggioranza di centrodestra per non approvare, per non discutere neanche la nostra mozione sul registro tumori.

Perché? Più bipartisan e apolitico di questo argomento che ci interessa tutti da vicino, non ne saprei trovare.

Ogni volta che filtra qualche dato, è sempre fin troppo allarmante, e la Liguria non ne esce benissimo, quanto a mortalità e morbilità.  Non ho più voglia di sentirmi dire che è per l’età media molto anziana della popolazione, perché sono convinta che questa spiegazione non basti, o almeno, voglio avere davanti i dati depurati da fattori distorsivi, prima di discuterne.

Non ho più voglia di essere presa in giro dai paternalisti di cui sopra, che tirano in ballo stili di vita. 

Eccerto che contribuiscono, chi dice di no. A parte che abbiamo a disposizione enormità di cibo spazzatura falsamente invitante a poco prezzo, mentre la roba sana è introvabile e costa carissima. La triste discriminazione della salute in relazione al censo inizia di qui.  Anche la lotta in nome della salute, di chi è preposto, dovrebbe iniziare da qui, dalle patatine e merendine. Ma niente, non turbiamo troppo gli interessi economici. Pantofole e piedi di piombo.


Ma chi conduce vita sana e attiva e si ammala lo stesso? E i bambini, giusto cielo, i bambini? Solo sfiga, incidenti di percorso?

Inutile farsi la corsetta o la palestra, non bere, non fumare, mangiare verdurine, se le verdurine, anche biologiche, assorbono contaminazioni ambientali, se noi stessi ne siamo bombardati e accumuliamo.

In molti articoli si accenna appena, biascicando, a non meglio precisati “effetti ambientali”. Risulta sempre una cautela eccessiva a sollevare dei veli, a precisare con dati numerici, come se non si volessero creare allarmismi su vasta scala, andando a fondo, cercando correlazioni causa effetto. Anche all’interno della stessa classe medica. Con coraggiose eccezioni.

Come se l’inquinamento fosse una sorta di fenomeno ineluttabile e irreversibile. Mentre si può e si deve limitare. Si può e si deve risanare. Come si può e si deve evitare che qualcuno per lucro eccessivo giochi con la nostra pelle.

Il basta che non si sappia troppo in giro è l’atteggiamento più sbagliato e offensivo per la dignità delle persone.

In mancanza di statistiche e dati precisi, vengono in aiuto le casistiche fai da te. Certo, sono imprecise e soggettive, ma qualche dubbio lo instillano.


 Per esempio, non mi sono mai trovata di fronte a un’ecatombe tumorale, anche di patologie rare, anche, purtroppo, su bambini, come quando lavoravo in Val Bormida.

Ma torniamo, nell’ultima parte di questo sproloquio, al mio caso: gozzo tiroideo.  Nessuna familiarità.

Nell’immaginario popolare abbiamo sempre associato la patologia con popolazioni montane, isolate, lontane dallo iodio e con una alimentazione povera. Con immagini di personaggi, soprattutto femminili, non giovani e sovrappeso, occhi sporgenti, collo gonfio, spesso usati persino come simbolo di una certa ottusaggine.

Tutto ciò non depone a mio favore. E va be’, andiamo avanti.

Dalla medicina di internet apprendo di un notevole incremento di patologie tiroidee, anche in zone una volta non soggette, e una frequenza di noduli impressionante, specie nelle donne.

Dalla statistica de noantri, quella della cerchia di parenti, amici, conoscenti, è una ecatombe. Praticamente non ho incontrato una sola persona, di recente, che non abbia avuto a che fare direttamente o indirettamente col fenomeno. Potrei fare un elenco sterminato, e non ho poi così tanti parenti e conoscenti.

Persino due infermiere del reparto dell’ospedale in cui ero, quello di Albenga, abbastanza giovani: una, poverina, aveva subito la tiroidectomia per un carcinoma, l’altra, con un nodulo e in dubbio se farlo operare, ci parlava di DUE interventi la settimana solo in quel reparto. Pura routine, che neanche il parrucchiere o l’estetista.

Ecco quel che definisco una patologia “popolare”.


Googlando un po’ sull’argomento, specificamente sulle cause, si insiste ancora e soprattutto sulla vecchia storia delle valli montane. Si accenna vagamente che il gozzo “può anche” essere dovuto a esposizione a radiazioni nella zona del collo e del torace.

“Siamo tutti figli di Chernobyl”, è la battuta che va di moda ultimamente.

Ma Chernobyl, se non vado errata, è dell’aprile 1986.

Si era negli anni ’70 quando il mio vecchio medico di famiglia, con aria allarmata e inquieta e senza dare spiegazioni, iniziava a prescrivere controlli a tappeto, dosaggi di ormoni e persino scintigrafie, come se avesse constatato un aumento insolito di casi.

E stiamo parlando sempre di Savona, livello del mare.

Si era nei primi anni ’80 quando il mio medico di fabbrica, a ogni visita di controllo periodica, suggeriva con insistenza a tutti di controllare la tiroide. Sempre con aria misteriosa e allarmata, ovvio.

Cerco ancora in rete, e trovo ben poco, su articoli statistici e approfonditi e indagini su vasta scala.


 Proviamo in inglese, mi dico.  A volta ho trovato censure sugli articoli italiani, per esempio su carbone e nucleare, che in inglese non ci sono.

Niente. Anche qui, valli montane e poco altro.  L’unico studio un po’ più approfondito, recente, del 2013, sostiene nelle conclusioni che l’aumento di incidenza del fenomeno sarebbe dovuto senz’altro, e spiegabile con, l’aumento delle tecniche di controllo anche precoci.

Insomma, ne troviamo di più, non è che ci ammaliamo di più.

Sarà questa, la spiegazione?

Biochimica e fisiologia non sono la mia tazza di tè, ma leggendo i meccanismi di funzionamento in collegamento fra ipofisi e tiroide, un'altra ipotesi si fa strada, oltre a quella delle radiazioni e della valcamoscio, e sarebbe interessante soprattutto nei casi eutiroidei come il mio, dove l’organo funziona bene ma lavora troppo producendo tessuti non necessari: l’ipotesi autoimmune.

Anche questa, curiosamente, una serie di malattie sempre più strane dei nostri tempi, affini ai tumori ma diverse nei meccanismi, dove l’organismo attacca se stesso in modo inspiegabile.

La butto solo lì, certo, sperando di non dire bestialità mediche di troppo. Ma non sarebbe bello saperne di più, anche in questi casi?

Mi piacerebbero contributi costruttivi e motivati alla discussione.

Astenersi perditempo in stile: che palle con ‘sto carbone, tornate ai carretti e alle torce, oppure: siamo una mutazione genetica progettata dai rettiliani, e il governo ci fa ammalare apposta.

C’è tutto un mondo, in mezzo. Fidatevi. E probabilmente, anche la verità abita da quelle parti, in qualche casetta molto discreta e appartata e ignorata da tutti.

 Milena Debenedetti  Consigliera del Movimento 5 stelle

 

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