Report del 6 novembre 2025 ( quarto report )
Ritenendo opportuno lasciar spazio per trattare degli accadimenti sempre più tragici relativi alla Palestina a chi ne conosce a fondo e ne vive la realtà, ho chiesto all’amica Susanna Bernoldi, da anni impegnata in attività di volontariato svolte direttamente sul campo, di poter pubblicare su “Trucioli Savonesi” i report che ha scritto ed eventualmente quelli che scriverà al riguardo.
Recarsi in Palestina è cosa molto difficile, pericolosa e rara, per cui non bisogna perdere l’occasione di ascoltare la sua testimonianza, la cui affidabilità e valore sono letteralmente certificati dall’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica conferitole dal Presidente della Repubblica il 27 dicembre 2019.
Ovviamente è necessario premettere una sia pur stringatissima presentazione:
Susanna Bernoldi è referente del Gruppo AIFO Imperia con esperienze di servizio volontario nelle Case di Madre Teresa a Calcutta, nelle Missioni Comboniane in Sud Sudan, in Amazzonia ( e in molto altro ).
Ha conosciuto, grazie al Pellegrinaggio di Giustizia di Pax Christi nel 2009, il dramma delle violazioni dei diritti umani sofferte dal popolo palestinese ad opera del governo e quindi dell’esercito e dei coloni israeliani dal 1948.
Dal 2011 è attivista nell’ISM, International Solidarity Movement, che opera secondo i principi della non-violenza.
Ecco il report:
“Noi rimarremo fino a che ci rimarranno il timo e l’ulivo”
Mahmoud Darwish
Si, le parole di Mahmoud Darwish ben rappresentano questa incredibile determinazione e forza dei palestinesi a rimanere aggrappati alla loro terra, ai loro ulivi, alla loro profonda cultura e Natura splendide per colori, profumi ed ogni forma di arte che sono sotto i nostri occhi ogni giorno.
E’ questa energia che spinge persone di ogni età e da tanti paesi del mondo a dedicare parte della loro vita a sostegno della libertà del popolo palestinese contro un progetto di colonizzazione violento, ormai sfacciatamente dichiarato dai ministri israeliani.
Certi del sostegno delle potenze occidentali per i saldi legami economici che le legano ad Israele – come denunciato dalla grandissima e coraggiosa Francesca Albanese – invocano il genocidio a Gaza e la completa annessione – cioè colonizzazione, invasione, occupazione – di tutta la Cisgiordania, sostenuti da una parte importante della società israeliana per realizzare quello che era già scritto a fine 1800 dal movimento sionista…
La Shoah è stata, agli occhi del mondo, un pretesto eccezionale per l’occupazione, così come l’invasiva propaganda islamofoba degli USA ha convinto – certo chi era pronto a farsi convincere – che gli Arabi – portatori di cultura immensa – sono tutti terroristi.
Volutamente si dimentica che i tanto celebrati Primi Ministri israeliani Ben Gurion, Moshe Dayan, Menachem Begin erano i leader dell’Hagana, movimento ufficialmente riconosciuto come terrorista per gli attentati agli inglesi ed i massacri di villaggi palestinesi.
Torno a noi. Questa volta siamo in 6 attivisti di Imperia, diversi certo per esperienze e. vita vissuta, ma accomunati dalla stessa passione per la giustizia e per una profonda insofferenza per la prepotenza e la menzogna con la quale Israele vuole assoggettare la Palestina, parte del Libano, della Siria.. e così via, per realizzare la Grande Israele.
Non accettiamo che possa continuare a compiere le nefandezze più estreme solo perché il “mondo civile” glielo consente. Basterebbe che I governi interrompessero l’invio di aiuti militari ad Israele, ma la legge del profitto non ha barriere.
Purtroppo la vita, il rispetto, il benessere dei popoli, di milioni di Persone non sono mai state nell’agenda di quelli che veramente potrebbero porre fine alla distruzione di un popolo…. di tanti popoli.
Prima tappa: Husan, villaggio sopra Betlemme per consegnare la somma di 4.600 euro alla famiglia di Shireen, in carcere dal 18 giugno per la sua solidarietà al popolo di Gaza.
Sta sopportando con forza le privazioni e I maltrattamenti ai quali sono sottoposte tutte le prigioniere.
La somma ha aiutato la famiglia ad avere un ottimo avvocato, perché lei rischia molto…
Con loro per 4 giorni nella raccolta delle olive in campi lontani dagli insediamenti illegali, siamo ora in un villaggio verso iI nord, nell’area del Salfit, non molto distante dalla capitale Ramalla, anch’essa ora vittima di incursioni brutali dei coloni che intendono ribadire la loro totale impunità nell’attaccare anche il cuore della Palestina per l’impossibilità dell’autorità palestinese di reagire: ricordiamo che è sempre stata Israele a mai rispettare gli accordi, né alcun confine o regola concordata.
Ogni giorno per noi è una incognita: la prima volta, già nel sentiero che conduce alla proprietà, abbiamo trovato il blindato israeliano, quello attrezzato per sparare 20 lacrimogeni alla volta.
Quella mattina l’esercito ci ha respinto con i gas. Nulla da fare.
Veramente pesante quel gas che ti toglie il respiro e ti impedisce di vedere. Per fortuna una mano amica mi ha guidato nella fuga.
Il secondo giorno l’esercito ci ha concesso di entrare in alcune proprietà e raccogliere almeno una parte delle olive che ci attendevano. Molte saranno rubate poi dai coloni. In effetti l’esercito ha fatto da interposizione con i coloni che ci venivano di fronte e ci fotografavano con il cellulare a pochi centimetri dal nostro volto, come sfida.
In un’altro villaggio i coloni hanno usato il peperoncino contro i contadini…
In effetti per qualche giorno l’IOF (le Forze di Occupazione Israeliane) hanno avuto probabilmente l’ordine di frenare la violenza dei coloni dopo il video che ha fatto il giro del mondo che denuncia l’atteggiamento folle di un colono che assale a bastonate una donna palestinese e due giovani attivisti, un italiano ed uno svedese, procurando ecchimosi, ferite ed una frattura al braccio, per fortuna non gravi.
Entrambi, da subito, anche con il braccio al collo, sono sul campo.