Per la costruzione di Eretz Israel

Il Governo Netanyahu, constatata l’ignavia, il disinteresse dell’Occidente e l’amicizia incrollabile degli americani verso di sé, soprattutto dopo il secondo mandato di Trump a Presidente, ha valutato che fosse giunto il momento opportuno per mettere ai voti alla Knesset l’annessione della Cisgiordania.
E la votazione ( la prima di quelle necessarie per avere attuazione ), sebbene per un solo voto, ha dato esito positivo.
Con essa si afferma esplicitamente a livello formale quello che si è sempre saputo a livello informale e popolare, ovvero che ciò che vuole Israele è cancellare la Cisgiordania inglobandola come Giudea e Samaria, ovvero appropriarsi di terre che sono state dichiarate non sue nel ’48 all’atto della nascita dello Stato di Israele.
Quindi la costruzione massiccia di nuovi insediamenti e soprattutto le continue incursioni ai danni dei palestinesi, delle loro case, delle loro cose e dei loro corpi, al di là di ogni infingimento e ambiguità, ora si palesa per quello che è: non un fenomeno fuori controllo, ma un fenomeno che il Governo sionista non vuole arginare ed anzi in tutti i modi ha favorito attraverso varie modalità, non ultima quella di puntualmente arrestare coloro che reagiscono alle provocazioni e alle violenze dei nuovi arrivati con l’accusa di essere, a mani nude contro gli M16, violenti.
D’altra parte come si può onestamente credere che dei pogrom dei coloni il Governo di Israele non sia informato o che non riesca a contenerli, quando dallo Shin Bet e dal Mossad riesce ad avere informazioni così dettagliate e puntuali per uccidere i capi politici di nazioni o gruppi stranieri considerati nemici e lontani anche centinaia di chilometri i quali, sapendosi in pericolo, cercano di salvaguardarsi con le strategie e gli accorgimenti più sofisticati?
Infatti Saleh al-Arouri e Hassan Nasrallah sono stati uccisi a Beirut; Mohammad Nasser è stato ucciso a Tiro; Taleb Abdallah è stato ucciso nel sud del Libano; Mohammad Reza Zahedi e Mohammad Hadi Hajriahimi sono stati uccisi nell’Ambasciata iraniana a Damasco…
Tutte azioni rigorosamente condotte in spregio al Diritto Internazionale. In particolare quest’ultima, se fosse possibile stilare una graduatoria di liceità, per la quale tale Diritto, trattandosi appunto di un’Ambasciata, è stato calpestato all’ennesima potenza.
Eppure tra istituzioni, cariche politiche nazionali e sovranazionali, organi vari di informazione, pochissimi hanno avuto il coraggio di andare oltre qualche balbettio di disapprovazione.
Sulla stessa lunghezza d’onda si può collocare, sul piano interno, il caso emblematico di Yinon Levy, immortalato in un video divenuto di pubblico dominio ma che evidentemente non ha trattenuto i giudici israeliani dal comportarsi nel solito modo noncurante di ogni evidenza.
Questo colono israeliano, già segnalato per la sua indole violenta e con a carico denunce pregresse, davanti a diversi testimoni ha sparato e ucciso Awdah Hathaleen, un giornalista disarmato di 31 anni che protestava a distanza perché Levy con un bulldozer era entrato in un terreno del villaggio palestinese di Umm al-Khair sradicando alberi e distruggendo costruzioni.
Ebbene, il sequel è stato l’arresto dei testimoni, la scarcerazione dopo 4 giorni di Yinon Levy, e l’ aggressione dei soldati israeliani verso chi stava partecipando al funerale di Awdah Hathaleen…
Prima Israele annetteva procedendo a piccoli passi che in quanto tali riuscivano al massimo a sollevare contrarietà, ma mai a scatenare veramente l’indignazione pubblica del mondo.
Adesso, dopo che ha imboccato la via della forza e della prepotenza senza neanche più camuffamenti, il problema di tutte le nazioni che per ragioni diverse si peritano di non ostacolarlo mai, è quello di trovare escamotages che permettano loro di giustificare, di sminuire o di ignorare le sue azioni criminali.
Non è una questione di etica politica, dunque, a provocare le prime crepe nella narrazione di Israele come sano baluardo dei valori dell’Occidente, ma di fantasia: ce ne vuole tanta infatti per riuscire a dare in pasto all’opinione pubblica mondiale sempre nuove giustificazioni che riescano a far passare per buone le ragioni di un’occupazione vieppiù violenta in Cisgiordania e di una prigione a cielo aperto vieppiù soffocante ( che è uno straordinario beffardo ossimoro ) a Gaza, senza che essa cominci ad accorgersi di venire sviata e abbindolata e magari reagisca alla complicità dei propri Governi al prossimo appuntamento elettorale.
Finora però Israele, non vedendosi sufficientemente contrastata per i suoi misfatti ( in Libano e in Iran si ripete pari pari ciò che è accaduto a Gaza: un migliaio di morti in sole tre settimane, nonché scuole e ospedali rasi al suolo ), procede in modo più cinico e prepotente che mai.
Cerca di sfruttare al massimo il peso politico-militare dell’amico fraterno americano prima che quest’ultimo abbia qualche ripensamento.
In Cisgiordania gli espropri, gli abbattimenti di case, il taglio delle piantagioni di ulivi, la distruzione delle condotte d’acqua ( spesso installate con i fondi recuperati dalle ONG con gli aiuti derivati da donazioni volontarie di cittadini che non vogliono restare inerti di fronte all’annullamento di un popolo ), la chiusura o la distruzione delle strade, la pretesa di permessi per qualsivoglia attività quotidiana, e soprattutto il messaggio che l’impunità a qualsiasi colono agisca da fuorilegge è assicurata, sono le modalità d’azione di uno Stato che vuole diventare il ras del Vicino Oriente.
Si ha così che un popolo che in buona parte, forse maggioritaria, lamenta di essere messo in pericolo dall’idea “dal fiume al mare” di Hamas, nello stesso tempo propaganda quell’altra idea che vorrebbe dar corpo a Eretz Israel, il Grande Israele, occupando nientemeno che le terre dal Nilo all’Eufrate promessegli da Dio, a scapito di chi magari a Yahweh non ci crede e vorrebbe solamente vivere in pace.