Ucraina, la guerra che l’Occidente rischia di barattare
Ucraina, la guerra che l’Occidente rischia di barattare
(e il ruolo sempre più ambiguo di Donald Trump)
C’è una verità che negli ultimi mesi sta emergendo con sempre più chiarezza: la guerra in Ucraina non è finita, ma l’attenzione dell’Occidente sì.
Mentre il fronte continua a bruciare tra bombardamenti, droni e città distrutte, la politica internazionale sembra ormai muoversi come se il conflitto fosse diventato un fastidio da archiviare. E in questo clima si inserisce la linea sempre più controversa della nuova amministrazione americana guidata da Donald Trump.
Trump sostiene di voler “chiudere la guerra rapidamente”. Una frase che, detta così, potrebbe sembrare perfino ragionevole. Ma la domanda che molti governi europei e gli stessi ucraini si pongono è molto più semplice: a quale prezzo?

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Negli ultimi mesi Washington ha dato segnali che hanno fatto alzare più di un sopracciglio nelle cancellerie europee. L’allentamento di alcune pressioni economiche sulla Russia, il linguaggio sempre più prudente verso il Cremlino e l’insistenza quasi ossessiva sul negoziato hanno alimentato il sospetto che la Casa Bianca stia preparando un cambio di rotta.
In altre parole: trasformare la pace in una resa mascherata.
Per l’Ucraina guidata da Volodymyr Zelensky il problema è evidente. Sedersi a un tavolo oggi significherebbe trattare con una Russia che occupa ancora ampie porzioni del territorio ucraino. E nella storia europea questo tipo di compromessi ha quasi sempre avuto un nome preciso: concessioni territoriali in cambio della fine della guerra.
Dal punto di vista di Kiev è una prospettiva inaccettabile. Dal punto di vista geopolitico, però, molti osservatori temono che Washington stia ragionando con una logica diversa: chiudere un conflitto diventato lungo, costoso e politicamente ingombrante.
Il problema è che questa strategia rischia di produrre un messaggio devastante: chi invade, alla fine, può anche vincere qualcosa.
E qui entra in scena il vero convitato di pietra della guerra: Vladimir Putin. Per il Cremlino il tempo è sempre stato un alleato. Più il conflitto si trascina, più cresce la stanchezza dell’Occidente. Più le opinioni pubbliche si distraggono. Più aumenta la tentazione di chiudere la partita con una soluzione “realistica”.
Realistica, certo. Ma anche pericolosa.
Perché se la guerra in Ucraina finisse con un compromesso imposto dalla stanchezza occidentale, il messaggio per il futuro sarebbe chiaro: le frontiere europee possono ancora essere cambiate con la forza.
E allora la vera domanda non è solo cosa farà Trump.
La domanda è un’altra, molto più scomoda.
L’Occidente ha davvero ancora la volontà politica di difendere ciò che dice di rappresentare?