IL SASSO CONTESO: Storia di un sequestro musicale di regime
IL SASSO CONTESO: Storia di un sequestro musicale di regime
In questo terzo capitolo sulle canzoni del ventennio fascista, torno nuovamente su un uso improprio di una canzone nata in altri contesti storici e politici.
Nella storia delle dittature, la censura è solo una delle armi a disposizione del potere.
Esiste una strategia più sottile e forse più efficace: il furto dell’identità culturale.
Un caso emblematico, rimasto per decenni nelle pieghe della nostra memoria collettiva, è quello di “Fischia il sasso”. Prima di diventare l’inno dei Balilla cantata da tantissimi bambini in uniforme, fu appunto il simbolo dell’infanzia militarizzata dal fascismo, in realtà questa canzone parlava un’altra lingua, nel senso politico di questa affermazione, era quella della lotta di classe e delle prime grandi speranze socialiste di fine Ottocento.
LA GENESI:
Tra fiere di paese e fogli volanti.
Per capire l’origine di questo brano dobbiamo tornare in un’Italia in bianco e nero, fatta di mercati, fiere e cantastorie. Prima del giornalismo di massa, l’informazione viaggiava su “fogli volanti” venduti per pochi centesimi. In queste stampe povere, la melodia di “Fischia il sasso” accompagnava un testo dedicato ad Andrea Costa, il primo deputato socialista eletto nel Parlamento italiano.
Il “sasso” non era un simbolo retorico, ma la realtà cruda delle barricate: era l’unica arma dei braccianti e degli operai contro le cariche della polizia.
Cantare “Il nome è Andrea, pria di tutto l’Idea” significava riconoscersi in un’appartenenza politica precisa.
La melodia, era semplice e ritmata in un tempo di marcia popolare (2/4), era studiata per essere memorizzata al primo ascolto e cantata all’unisono durante i cortei, creando un legame fisico tra i manifestanti.

L’OPERAZIONE DI “VAMPIRISMO” CULTURALE :
Con l’avvento del Ventennio, il regime comprese che non bastava vietare i canti sovversivi; bisognava sostituirli. Nel 1923, l’apparato propagandistico fascista mise in atto quello che oggi definiremmo un “rebranding” ideologico.

Giuseppe Blanc
La melodia venne regolarizzato ancora una volta come per la già citata nel precedente articolo, “Giovinezza” dal solito compositore di regime Giuseppe Blanc, mentre il testo fu affidato a Renato Bravetta.
L’operazione fu chirurgica:
L’eroe:
Andrea Costa venne cancellato per far posto al Balilla (Giovan Battista Perasso), l’eroe genovese che scagliò la pietra contro gli austriaci.
Il sasso smise di essere uno strumento di lotta sociale per diventare un simbolo di nazionalismo bellico.
L’Idea:
La parola “Idea” (che per i militanti del tempo era sinonimo di Socialismo) fu sostituita da “Scintilla”, termine caro alla mistica dello squadrismo.
L’estetica:
Anche l’iconografia cambiò.
Se prima i disegni sui fogli volanti mostravano il “Sole dell’Avvenire” e il lavoro nei campi, le cartoline fasciste iniziarono a ritrarre il Balilla in pose statuarie, muscoloso e fiero, circondato da simboli imperiali e fasci littorio, accompagnato da bambini-soldato, con fucili (moschetti) di legno e trasformando la rabbia popolare in disciplina di Stato.
L’USO POLITICO DELLA MELODIA:
Durante il regime, la versione trasformata di “Fischia il sasso” divenne lo strumento principale per l’indottrinamento dell’Opera Nazionale Balilla.
La forza della canzone risiedeva nella sua capacità di colonizzare la memoria, ora i figli dei vecchi socialisti si trovarono a cantare la stessa melodia dei padri, ma con parole che celebravano il Duce.
Il regime trasformò un prodotto artigianale di protesta in un prodotto industriale d’ordine, distribuendolo su dischi a 78 giri della Fonit o della Cetra per standardizzare il “suono del regime” in ogni Casa del Fascio.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, il brano fu ulteriormente caricato di significati bellici, diventando colonna sonora della propaganda radiofonica e delle adunate obbligatorie.
Era la dimostrazione di come il fascismo avesse “nazionalizzato” un sentimento di ribellione, trasformandolo in obbedienza cieca.

PUBBLICITA’
LA DIFFUSIONE:
il “Social Media” dei fogli volanti.
Prima del 1900 e dell’avvento dei mass media, la promozione di questi canti avveniva tramite i fogli volanti (broadsides).
Erano fogli di carta povera, spesso di un rosso acceso, stampati in tipografie popolari come la Litografia Democratica di Milano.
La testata: In alto c’era un titolo cubitale che richiamava l’attenzione (es. “La morte di Andrea Costa” o “L’eccidio dei lavoratori”).
L’illustrazione: Sotto il titolo c’era una xilografia (incisione su legno) o una litografia. Era fondamentale: serviva a chi non sapeva leggere per capire subito di cosa parlava la canzone.
Il testo: I versi erano divisi in colonne. Spesso, sotto il titolo, c’era l’indicazione: “Si canta sull’aria di…”, riferendosi a un motivo popolare già noto a tutti.
Il meccanismo di distribuzione era affascinante: nelle fiere di paese, il cantastorie arrivava con un cartellone illustrato che spiegava l’evento (uno sciopero o la vita di Costa).
La vendita: Una volta terminata l’esibizione, il cantastorie (o un suo assistente) passava tra la folla vendendo i fogli.
Il consumo: Chi comprava il foglio lo portava in osteria o a casa. Lì, chi sapeva leggere lo faceva per gli altri. La canzone veniva imparata a memoria e diventava “virale”.
Il “marketing” di allora si basava sulla tecnica del Contrafactum: usare una melodia familiare e orecchiabile per applicarvi un nuovo testo di protesta, rendendo il brano virale prima ancora dell’esistenza dei dischi.
IL MISTERO DELLE REGISTRAZIONI E DEI PRIMI 78 GIRI:
Un dettaglio fondamentale riguarda il supporto fisico del suono. Molti collezionisti cercano invano dischi a 78 giri della versione socialista originale, ma la verità storica è che non esistono.
Prima del fascismo, i canti socialisti appartenevano esclusivamente alla tradizione orale.
Le case discografiche dell’epoca erano costose e controllate: raramente incidevano brani sovversivi che avrebbero attirato la censura.
Le uniche registrazioni esistenti a 78 giri (edite da etichette come Fonit o Cetra) risalgono esclusivamente al Ventennio.
Presentano la versione modificata dal regime, eseguita dal Coro dell’EIAR o dalle fanfare dei Balilla.
Per ritrovare la melodia originale di Andrea Costa, dobbiamo affidarci oggi al lavoro di recupero dell’Istituto Ernesto de Martino, che ha raccolto le testimonianze orali dei militanti pre-fascisti.
UNA FERITA ANCORA APERTA:
Dopo il 1945, il destino di “Fischia il sasso” è stato segnato dal silenzio.
A differenza di altri brani che sono riusciti a “ripulirsi” o a tornare alle origini, questa canzone è rimasta troppo legata al ricordo dell’infanzia in orbace. La sua matrice originale socialista è stata quasi dimenticata, sepolta sotto vent’anni di appropriazione indebita.

Andrea Costa autore e primo deputato socialista della storia d’Italia.
LA RESISTENZA E L’OBLIO FINALE:
Il paradosso finale avvenne tra il 1943 e il 1945, quando i partigiani tentarono un “contro-scippo”, riadattando nuovamente la melodia per la lotta di liberazione.
Tuttavia, il segno lasciato dal Ventennio era troppo profondo. Nel dopoguerra, “Fischia il sasso” non riuscì a tornare alle sue origini: era stata così pervasivamente usata dal regime che rimase per sempre “contaminata” dal ricordo dei Balilla.
La sinistra italiana preferì concentrarsi su inni come “Bandiera Rossa”, lasciando che questa melodia sbiadisse come un reperto storico troppo ingombrante.
In definitiva, “Fischia il sasso” è l’esempio di come il potere possa sequestrare un canto popolare per scopi autoritari.
Analizzare oggi questa vicenda significa riflettere su quanto sia fragile la cultura popolare di fronte alla manipolazione del potere.
È il racconto di un “sequestro musicale” che ci ricorda come, a volte, per vincere una battaglia politica, non servano nuovi inni, ma basti rubare quelli del nemico.
Prima di arrivare al 25 aprile con il già annunciato articolo di Bella Ciao, nelle prossime settimane, troverò altre canzoni fonti di controversie politiche e culturali, oltre che abusi di proprietà di autore.

Paolo Bongiovanni
Blogger
Casa del Vinile