Basta un piccolo errore [Il Flessibile]
Basta un piccolo errore [Il Flessibile]
di Dario B. Caruso
Ora che siamo entrati in un’economia di guerra, ci tocca godere delle piccole cose quotidiane.
Una passeggiata mano nella mano, una risata in famiglia o con gli amici, un caffè al bar con il mormorio degli avventori in sottofondo.
A scuola sto realizzando un progetto, piccolo anch’esso, per sollevare i ragazzi dal peso del loro futuro.
Registriamo letture di testi in formato audio e piccoli brani strumentali e vocali; tutti loro partecipano alle registrazioni di tutti e siccome non devono esserci rumori molesti, pena la ripetizione della registrazione, vige la regola del silenzio.
Esercizio molto complesso per noi adulti, figurarsi per dei preadolescenti in piena eruzione puberale.

Ebbene, nel momento dell’avvio del programma di registrazione effettuo il conto alla rovescia e clicco sul tasto rosso.
In aula non si muove una foglia, i quattro lettori di turno volano via sulle parole come piccoli gabbiani sul mare d’inverno.

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A un certo punto un suono minuscolo arriva dal fondo: il cappuccio di una penna scivola fuori dall’astuccio.
Torna il silenzio, riprendono i lettori e vanno a conclusione.
Al termine della registrazione ascoltiamo il risultato: tutte le orecchie tese a quell’istante che riproduce fedelmente le voci ma anche quel tic impercettibile ma presente come un moscone posato su un lenzuolo bianco steso al vento dell’estate.
Tocca rifare quel passaggio e si rifà.
A volte un piccolo errore mette a rischio un piccolo lavoro.
Nulla avviene se esiste la possibilità di ripetere.
Sappiamo benissimo però che ci sono errori irreversibili; dipendono dal caso, dall’imperizia, dalla distrazione o peggio ancora dalla follia di una mente malata.
Questo spaventa e non mi fa stare tranquillo.
