Qualcosa si muove
Qualcosa si muove
Dalle elezioni regionali un segnale d’allarme per la maggioranza
Crosetto, Tajani, Guerrini, Picierno. Quattro esponenti della politica italiana perfettamente allineati fra di loro, interscambiabili, stimati e benvoluti a Bruxelles e in totale sintonia con l’inquilino del Colle. Si fa fatica a credere che appartengano a due schieramenti diametralmente opposti, espressione di una spaccatura profonda nella società italiana ed eredi di un antagonismo secolare. Un paradosso tutto italiano che mina la credibilità della politica e delle cosiddette ideologie. Si dirà: è vero, le ideologie si sono rivelate una mistificazione linguistica, una semplice suggestione, un insieme di preconcetti ma esistono scelte, priorità, obbiettivi di medio e di lungo termine. In concreto: sulla sanità, sull’istruzione, sulla previdenza si possono avere opinioni diverse col comune obbiettivo di tutelare il cittadino.

Tajani, Crosetto, Guerini, Picierno
È su questi temi che dovrebbe esercitarsi la dialettica politica alimentata da visioni e interessi divergenti. Lo stesso vale per questioni contingenti ma decisive per la posizione internazionale del Paese: l’unione europea, l’alleanza atlantica, la crisi ucraina o quella israelo palestinese. E in effetti, in Paesi politicamente più maturi, o meno immaturi, come la Francia, la Spagna, la Germania l’antagonismo fra partiti non poggia su fumose ideologie o su schemi ereditati dal passato remoto – come fascismo v/s antifascismo – ma su scelte che riflettono interessi e aspettative all’interno della società civile. In Italia un po’ per la debolezza di un impianto istituzionale affermatosi in un contesto storico, quello del dopoguerra, che fra clericalismo e pulsioni eversive non aveva niente a che fare con la democrazia e un po’ perché alla passione politica si è sostituita la politica come mestiere ben retribuito e privo di filtri, un’ottima occasione per tanti cialtroni che non avrebbero superato nemmeno un concorso per bidello (uso solo il maschile perché per me è ovvio che persone e individui sono maschi e femmine) è mancato il rapporto organico fra società civile e rappresentanza politica e si è creato un atteggiamento di sudditanza che non ha riscontro nemmeno nei periodi più della storia post unitaria.

Magi,Conte, Bonelli, Schlein, Fratoianni foto da dagospia
Se non fosse per questo pateracchio nel quale destra e sinistra sono intercambiabili, il malgoverno e le contraddizioni interne alla maggioranza di centrodestra porterebbero acqua al mulino di qualunque opposizione ma Schlein & C. fanno di tutto per non approfittarne. Potrebbero avanzare proposte concrete per ridurre una pressione fiscale abnorme che genera un’evasione generalizzata fra i lavoratori autonomi a scapito di dipendenti e pensionati; potrebbero denunciare lo sconcio di una forbice assolutamente ingiustificata nelle retribuzioni a carico dello Stato; potrebbero mettere alle corde un governo incapace di intervenire concretamente e non a parole sulla sicurezza; potrebbero manifestare contro il riarmo e la riduzione della televisione di Stato a passacarte della propaganda ucraina; potrebbero, ma non lo fanno e non è un caso che non lo facciano: obbediscono allo stesso dominus che tira i fili della maggioranza, sono due pedine mosse a Bruxelles in sintonia con la Nato e col sistema di potere globale economico finanziario.

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E allora la lotta politica, chiamiamola pure così, si sposta su altri terreni: la guerriglia pro Pal delegata a collettivi studenteschi, centri sociali e immigrati illegali senza che i partiti di riferimento prendano una posizione chiara nei confronti di Israele; la difesa a oltranza dei magistrati anche quando prendono una cantonata; il sostegno all’imam di Torino minacciato di “deportazione” per aver giustificato l’attacco del 7 ottobre; l’opposizione a qualsiasi tentativo di fermare il flusso di clandestini; l’ossessione gender; la pressione per il nuovo, inutile, reato di femminicidio per il quale se la vittima è donna l’omicidio è più grave: un modo curioso di intendere la parità di genere; la buffonata del consenso libero e attuale che irrompe dentro le lenzuola come un elefante in una cristalleria e, in compenso, silenzio di tomba per la sostanziale impunità del vero stupro, commesso nel 90% dei casi da stranieri e clandestini. Sembra un piano per allontanare dalle urne il povero elettore, quello orientato verso il campo progressista come quello disgustato dal tradimento della destra. Ma non basta: il masochismo dem si spinge fino a imporre l’educazione all’affettività ai bambini di tre anni, legittima la sottrazione dei figli a genitori che scelgono di vivere secondo i canoni dell’ecologismo e inscena un linciaggio mediatico contro Nordio che minaccia ispezioni contro la giudice che l’ha disposta. Lo stesso Nordio, il meno peggio, checché ne pensi Travaglio, della combriccola dei fratelli d’Italia, messo alla gogna per aver detto che, come accade per la generalità dei mammiferi, il maschio è geneticamente superiore alla femmina nella mole e nella forza fisica e per un atavico condizionamento culturale è incline alla violenza e alla sopraffazione. Un condizionamento tanto più marcato quanto minore è il livello di civiltà di un popolo, che si misura proprio dall’affrancamento dalla condizione della barbarie primitiva. Tesi che personalmente non condivido affatto e respingo nel calderone della pseudoscienza positivistica ma accreditate dalla antropologia contemporanea e condivise dal commune sentire.
Di fronte a questo gioco delle parti l’elettore non sa più a che santo votarsi. Ogni tentativo di opporsi al finto dualismo destra-sinistra è stroncato sul nascere: i media di ogni colore e sfumatura agli ordini dei poteri non tanto occulti che hanno fatto dell’Italia uno zerbino evitano accuratamente di attaccare la Meloni ma si scagliano contro Salvini, mettono in ridicolo Vannacci e usano Rizzo come soprammobile dopo aver disinnescato il pericolo giallo verde e consegnato il movimento Cinquestelle ad una leadership di gomma, con Grillo che si lecca ancora le ferite.

Crosetto e Ursula von der Leyen
In queste condizioni è impossibile che il consenso del Pd e dei suoi satelliti cresca, tantomeno quello dei lacchè sospesi fra una parte e l’altra. Ma, sia pure in negativo, qualcosa si muove nell’elettorato come dimostra l’esito del voto in Campania, Puglia e Veneto. In primo luogo l’astensione ha superato i livelli di guardia: quasi il 60% degli italiani esprime il proprio disgusto per la politica disertando le urne. E questo è un dato che mina dalle fondamenta la democrazia o è la dimostrazione che non esiste democrazia. C’è però un altro dato che lascia pensare che l’elettorato non è poi così irrigidito e irreggimentato. Infatti, se il voto di classe – benestanti e privilegiati – a FI e al Pd rimane sostanzialmente stabile, il partito della Meloni ha fatto registrare un crollo spaventoso, quantificabile in più di ottocentomila voti persi, con una perdita percentuale che varia dal 6 al 14. E l’unico partito che ha visto incrementare il proprio consenso, sia in valore assoluto sia in percentuale è la Lega. Forse qualcosa si muove e il sogno di non vedere più Crosetto sugli schermi televisivi e sulla scena politica può diventare realtà. Dico Crosetto perché si è rivelato pericoloso come le due donnette che guidano l’Ue e la sua politica estera ma vale anche per Tajani e ovviamente Giorgia Meloni. Se, infatti, questo è il trend non mi aspetto un miracolo che sconvolga l’attuale quadro politico ma, a patto che venga scongiurata l’ipotesi di una legge elettorale fatta su misura di chi sente vacillare la poltrona, è probabile che alle prossime elezioni politiche si crei uno stallo con i due schieramenti in parità e si vada verso un’ammucchiata o un governo tecnico, sempre meglio dell’attuale malgoverno privo di una opposizione autentica. Che però non sia, per carità, il governo del Presidente. C’è un limite a tutto, anche nei regimi fantoccio.
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Parole sante. Quando non si distingue più tra maggioranza e (supposta) opposizione, non ha più senso recarsi alle urne. Quindi, un requiem per la democrazia, la magica parola di cui i privilegiati si riempiono la bocca.
Condivido l’assommare tutto il disgusto per l’attuale classe politica nella persona di Crosetto, l’armaiolo in conflitto d’interessi, che fa tornare alla mente il periodo delle porte girevoli, con politici a tempo, tra il ministero del Tesoro e le grandi banche internazionali. Ma qui è molto più grave, perché la sua porta girevole è tra il ministero della Difesa (o della Guerra?) e le fabbriche di armi, dove tornerà ad operare a fine legislatura. Del resto, la guerra non suscita più l’orrore che ancora ci angosciava dopo le ferite inferte dall’ultima, in prima persona e alla visione di Hiroshima e Nagasaki; oggi se ne parla quasi fosse l’esito scontato delle odierne schermaglie verbali in un clima di follia collettiva
L’Europa è finita nelle mani di un gruppo di mentecatti, ben rappresentati anche da noi. Basti pensare alla risoluzione votata giovedì scorso a Strasburgo dagli eurodeputati del Pd, di FdI, di FI: una vera dichiarazione di guerra alla Russia che i nostri media hanno creduto bene di tenere nascosta.