IMPERI E VALUTE (IV)
Prima di occuparci della marcia del dollaro dal 1945 ai giorni nostri, ritengo doveroso soffermarci sullo stato di salute, o di malattia, delle valute delle due nazioni sconfitte: Italia e Germania, ridotte a cumuli di macerie, sia fisicamente che monetariamente.
Circa la Germania, mi affido a questa sintetica quanto efficace descrizione [VEDI].
I soldi hanno perso qualsiasi valore, i prezzi non si calcolano più in marchi, ma in sigarette americane. Un chilo di pane costa un certo numero di sigarette, un paio di scarpe alcuni pacchetti. Regna il mercato nero, il baratto. Ogni fine settimana la gente della città va in campagna per scambiare con i contadini merce di ogni genere e tutte le cose ancora utili trovate tra le rovine in cambio di burro, zucchero o patate.

Banconota da 50 Reichmark del Terzo Reich, 1933-1945: da moneta della rinascita a simbolo della disfatta

21 giugno 1948: tedeschi in fila per il cambio dal Reichmark al nuovo Deutsche Mark, voluto dalle forze d’occupazione
I tedeschi dell’ovest dovettero soffrire per ben tre anni in questa situazione di fame: nel giugno 1948 le tre nazioni occupanti, USA, Gran Bretagna e Francia, decisero di emettere un nuovo marco, assegnandone 40 ad ogni tedesco. Tanto bastò a vedere un po’ di luce, con i negozi, sino allora quasi vuoti, riempirsi di merci che erano rimaste indisponibili contro il vecchio marco, totalmente screditato. In seguito, il marco fu stampato in diverse versioni, in commemorazione di tedeschi eminenti [VEDI].

A titolo di esempio: un taglio da 10 nuovi marchi con l’effigie del grande matematico ottocentesco C. F. Gauss. Con il profluvio di grandi personalità tedesche in ogni campo, c’era solo l’imbarazzo della scelta
[Inciso. Già prima della fine della guerra, i futuri vincitori dibattevano che fare della Germania.

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La proposta più radicale fu quella avanzata dal ministro del Tesoro americano Henry Morgenthau jr, che nel 1945 propugnò, nel suo libro Germany is our problem, un piano per deindustrializzare la Germania e trasformarla in una Nazione ad economia agricola e pastorale. Ciò, al fine di smorzare per sempre ogni sua futura velleità bellica. Fu solo l’estrema volontà del presidente F. D. Roosevelt, poco prima di morire, a capovolgere questo programma in quello di aiuti, ERP (detto anche Piano Marshall, dal nome del suo fautore, Premio Nobel per la Pace 1953) per risollevare la Germania, nonché tutta l’Europa occidentale, e assegnarle il compito di futuro baluardo contro la dottrina comunista e le mire espansioniste del nuovo nemico dell’Occidente: l’URSS di Stalin.
Sul piano Marshall rimando a La stabilizzazione incompiuta: Il piano Marshall in Italia (1947-1952) (Carocci, 2001) di Carlo Spagnolo]

L’invasione della Sicilia non fu affatto indolore per la popolazione, che oltre ad essere sottoposta a pesanti bombardamenti, fu la prima regione italiana a subire l’imposizione coatta delle AM-lire come equivalenti alle lire italiane
La situazione in Italia fu alquanto diversa, e singolare. Lo sbarco in Sicilia degli americani nel luglio del 1943 (Operazione Husky) portò con sé l’imposizione delle AM-lire: stampate in America in diversi tagli, da 1 a 1000 lire, ebbero corso forzosamente paritetico al valore della valuta legale. (Delle AM-lire ho già parlato in passati articoli di 5 e più anni fa, ma una rinfrescata penso sia di aiuto.) Vedi ad es. Valuta di guerra del 14/03/2020).


Qui sopra alcuni tagli di AM-lire. Furono emessi anche tagli di 1 e 2 lire, presto ritirati per la perdita di valore della lira, anche a causa delle massicce immissioni. Gli americani imposero un valore fortemente sottovalutato rispetto al dollaro (£ 100 per 1 dollaro, mentre il cambio precedente era di 19 a 1). In misura minore, anche gli inglesi non vollero essere da meno, immettendo sul mercato anche la sterlina, sopravvalutata ad hoc per l’Italia: £ 400 per 1 sterlina, invece delle precedenti 90 [VEDI].
Non paghi della circolazione coatta delle AM-lire, gli “alleati” imposero anche la circolazione forzosa di dollari col sigillo del Tesoro giallo, anziché blu. Questa diversità di colore serviva a dichiararli immediatamente fuori uso nel caso cadessero in mani tedesche. Un’eventualità che li deprezzò fortemente del 45-50%, proprio per questa spada di Damocle. [VEDI e VEDI]
Come più sopra accennato, l’imposizione manu militari in quantità arbitrarie di valuta estranea, in aggiunta a quella emessa dalla Banca d’Italia (garantita dalla riserva aurea), senza alcun sottostante, innescò un’inflazione galoppante e un ulteriore immiserimento degli italiani, già sottoposti alle privazioni di tre anni di guerra. Nel gennaio del 1946, si raggiunse un accordo tra Banca d’Italia e forze di occupazione e le AM-lire vennero tutte bruciate, mentre ne furono emesse altrettante di produzione italiana onde non far coesistere due tipi di AM-lire. Tuttavia, quando nel 1950 anche queste AM-lire cessarono di avere valore legale, al Tesoro fu imposto di emettere altrettante obbligazioni per rimborsare i loro vecchi stampatori: USA e UK. [VEDI] In sostanza, una doppia beffa!

Dall’omonimo libro del 1949 di Curzio Malaparte è stato tratto il film del 2016. Descrive una Napoli allo stremo negli anni 1943-45, mentre la svalutazione galoppante della lira, amplificata dalle AM-lire, giustificava l’arrendevolezza e la mitizzazione della popolazione verso i nuovi occupanti [VEDI]
D’altronde, tutti gli eserciti invasori si appropriano di quanto serve per il proprio sostentamento, saccheggiando i beni della nazione invasa. Ma i nostri occupanti venivano salutati come liberatori e quindi non potevano attirarsi l’odio della popolazione secondo gli inveterati schemi. Ricorsero pertanto ad un saccheggio mascherato dietro la moneta imposta con la forza, pena la morte: tale sarebbe stata imposta a chiunque si rifiutasse di accettarla, secondo quanto minacciato nel proclama fatto affiggere in tutte le strade e via radio dal generale Alexander, capo delle forze armate britanniche in Italia.
Per oggi mi fermo qui: l’articolo mi sta crescendo tra le mani e devo dare appuntamento a quanti traggono interesse nella lettura di questi temi alla prossima puntata.
Continua
Marco Giacinto Pellifroni 30 novembre 2025