“Un Galantuomo re Umberto II di Savoia” Terza puntata

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Il regno di Umberto II di Savoia durò dal 9 maggio al 2 giugno, 23 giorni appena. L’esilio 37 anni. Trovò una sistemazione a Cascais, sulla Costa del Sol, a circa 30 chilometri da Lisbona. Si face- va chiamare Conte di Sarre. Non andava mai nei ristoranti eleganti, cercava trattorie e pizzerie.
Scelse un ritirato stile di vita, quasi eremitico fra libri, ricordi e i fedeli amici che andavano a trovarlo a Villa Italia, dove trovava spazio una profonda vita di Fede praticata, nella continua ricerca della modestia, della preghiera, della mortificazione. Non si considerava ex Re d’Italia, ma un esiliato e viaggiava con un passaporto da apolide, perciò, ad ogni frontiera, veniva invitato al posto di polizia per accertamenti.
Incarnò il suo ruolo secondo uno stile personale, improntato alla riservatezza, alla discrezione, ad un codice etico e religioso di rigorosa severità interiore e di grande dignità. Il Presidente della Repubblica, l’ex partigiano Sandro Pertini, gli fece sperare che un giorno sarebbe tornato in Italia e che sarebbe morto nel proprio Paese. Ma questo non accadde.
Ai generali nazisti Kappler e Reder responsabili delle fosse Ardeatine, non più anziani di Umberto, fu loro concesso nel più assoluto silenzio delle aule parlamentari e dei media, di lasciare le carceri italiane (fuggendo di notte!) dove erano detenuti, al fine di consentire loro, (vecchi sì malati, forse) di morire nella loro patria.
Non dimentichiamo invece che nonostante le suppliche da parte della famiglia di Umberto e gli appelli di molti italiani ed intellettuali, affinché si potesse esaudire questo ultimo desiderio dell’ex re di poter morire nella sua Patria, lo Stato Italiano si trovò di fronte al problema Costituzionale: Umberto II doveva attendere di morire! Aspettare ancora un po’, bisognava stralciare la XIII° disposizione transitoria che vietava “il rientro dell’ex re e discendenti maschi”.

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Ma con tutto ciò lo Stato Italiano non tardò di accettare l’eredità che per volontà testamentaria l’ex Re lasciò agli italiani ed ai molti musei delle nostre città il cui valore è inestimabile, basti pensare al “Corpus Nummorum Italicorum” la raccolta numismatica di Vittorio Emanuele III.
È altresì doveroso ricordare che al momento della partenza per l’esilio, già si era rifiutato di ritirare, come gli era stato consigliato dal Capo di Governo De Gasperi e dal ministro degli Interni Togliatti il tesoro della corona depositato presso la banca d’Italia, sostenendo che solo lui era il legittimo proprietario e nessuno, oltre la sua persona, avrebbe potuto rimuovere. Oggi si trova ancora depositato (almeno si spera) presso la Banca d’Italia e fa parte del Tesoro dello Stato.

CONTINUA
Michele Manzi

da A Civetta

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