TRUMP CONTRO MELONI: DA “PONTE ATLANTICO” A LANCIO DI POMODORI
C’era una volta il grande amore politico tra Giorgia Meloni e Donald Trump. Lei che guardava all’America trumpiana come un modello di riferimento per il conservatorismo occidentale. Lui che veniva dipinto come il possibile alleato privilegiato dell’Italia nel nuovo ordine mondiale.

Poi è arrivata la telefonata.
E il ponte atlantico si è trasformato in una lite da condominio con vista sull’oceano.
Secondo la ricostruzione, Donald Trump avrebbe raccontato che Giorgia Meloni lo avrebbe praticamente inseguito per ottenere una foto insieme. Una scena che, nelle parole del tycoon, ricorda più una fan in cerca di autografo che il presidente del Consiglio di uno dei Paesi fondatori dell’Unione Europea.

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La risposta di Giorgia Meloni è stata immediata e furibonda: “L’Italia non implora mai”.
Traduzione diplomatica: “Donald, ma che stai dicendo?”.
Traduzione popolare: “Ma sei impazzito?”.
A quel punto la politica italiana ha reagito come una famiglia numerosa quando uno sconosciuto insulta un parente durante il pranzo di Natale.
Mattarella ha espresso solidarietà.
Tajani ha annullato il viaggio negli Stati Uniti.
Salvini ha dichiarato che chi attacca Giorgia attacca tutti.
Perfino quelli che fino a ieri litigavano tra loro su tutto, per qualche ora si sono ritrovati uniti sotto la stessa bandiera: quella dell’orgoglio nazionale ferito.
Il paradosso è che fino a poche settimane fa il centrodestra italiano raccontava Trump come il leader forte destinato a ridisegnare il mondo. Ora invece molti esponenti della maggioranza sembrano descriverlo come lo zio eccentrico che al pranzo della domenica racconta cose improbabili dopo il terzo bicchiere.
La vera domanda è un’altra.
Se Trump tratta così uno dei suoi alleati più fedeli in Europa, come tratta quelli che non lo sostengono?
Perché il problema non è la fotografia.
Il problema è che Trump sembra considerare la diplomazia internazionale come un reality show permanente.
Una volta i leader mondiali discutevano di geopolitica.
Oggi discutono di chi ha chiesto la foto a chi.
Una volta c’erano le conferenze di Yalta.
Adesso sembra di assistere a una puntata del Grande Fratello Atlantico.
Con Trump nel ruolo del concorrente che litiga con tutti.
Meloni nel ruolo della favorita che scopre di essere finita in nomination.
Tajani nella parte dell’amministratore di condominio chiamato a spegnere l’incendio.
E Salvini che, come sempre, cerca di capire da che parte tira il vento prima di aprire la finestra.
Alla fine di questa vicenda resta una certezza.
L’Occidente dovrebbe affrontare guerre, crisi energetiche, inflazione, tensioni internazionali e sfide economiche epocali.
Invece si ritrova a discutere se una foto sia stata chiesta, implorata o semplicemente scattata.
Se questa è la nuova classe dirigente mondiale, forse il problema non è chi ha fatto la foto.
È chi sta sviluppando il rullino
ITALO ARMENTI