SPIGOLATURE: TRAGEDIA A ISCHIA MARCIA INDIETRO A ROMA

DISASTRO. E ti pareva. Si poteva scommettere, sicuri di indovinare, sul tempo impiegato dalla politica per impadronirsi della tragedia di Ischia e mettersi al riparo dalle cifre impietose sullo scempio ambientale. Puntare sul “molto poco” era la risposta vincente. Sotto il pungolo della destra ancora in piena euforia post-elettorale, occorreva cercare subito il reprobo, o i reprobi, da dare in pasto ai leoni della tastiera. Bisognava colpire subito e con fendenti micidiali il campo della sinistra al quale addebitare disfunzioni e abusivismo. Ma non ha funzionato. Quando si è capito che nell’elenco firmato dei condoni figuravano nomi eccellentissimi provenienti dai loro ambienti, i promotori dell’offensiva hanno ordinato una precipitosa marcia indietro. Da quelle parti non c’era trippa per gatti. Ora resta da vedere come si muoverà l’esecutivo per ricucire il territorio dai danni dell’ennesimo disastro del criminoso “laissez-faire”. Disastro che non è – sia detto a chiare lettere – il frutto della fatalità ma la conseguenza di mali antichi e mai risolti.

TORMENTONE. Povera Giorgia. Non è da compatire e neppure da compiangere. Ha voluto la bicicletta e adesso le tocca pedalare. Dal suo modo di interpretare e leggere il passato, il presente e il futuro, ci separano divergenze storiche difficilissime se non impossibili da conciliare. Al netto del suo primo mese a Palazzo Chigi, bisogna però ammettere che il suo apprendistato di premier è stato piuttosto complicato e reso difficile dalle bizze degli “alleati”. Al Corriere della Sera ha sostenuto che il suo governo durerà. Ne erano persuasi anche coloro che l’hanno preceduta in tutti questi anni. In politica però il vento cambia in fretta. Nell’Italia di fine Ottocento era in voga tra la gente una battuta in dialetto lombardo arrivata fino a noi: “dura minga, non può durare”. Un tormentone facilmente traducibile!

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IDENTITÀ. Nel mezzo delle difficoltà in cui versa l’Italia, politica ed economia sono state assimilate a vere bombe a orologeria. In questa situazione il rischio maggiore è rappresentato dall’illusione che attualmente nel Paese non vi sia una vera opposizione. Nel quadro democratico il confronto tra i due schieramenti è vitale per assicurare il buon funzionamento dello Stato in difesa della popolazione. Il Pd, al quale competerebbe questo ruolo fondamentale, è ancora condizionato dallo psicodramma della sconfitta elettorale. Uno stato d’animo paralizzante cui si aggiungono le forti tensioni interne. L’irrisolta questione dell’identità e del ruolo tra riformista o di sinistra, che in fondo potrebbero convivere benissimo, minaccia di logorare ulteriormente uno schieramento “indeciso a tutto”.

ACCESSORIO. Al bar non si va soltanto per bere un caffè, ma anche per socializzare e condividere la passione per il calcio. Quest’anno l’atmosfera non sarà più la stessa. L’incredibile eliminazione degli azzurri ai mondiali del Qatar ha spento gli entusiasmi e raffreddato il tifo. Chi ama questo sport segue ancora le partite, ma con minore partecipazione. Nel suo bel romanzo Il telefono senza fili (Sellerio, 2014) lo scrittore Marco Malvaldi evidenzia il ruolo del bar “quale accessorio fondamentale per i pettegolezzi”. Ne sono testimonianza diretta i suoi quattro terribili vecchietti, arguti investigatori dilettanti, di successo. Il ruolo dei caffè è di antica data: basti pensare agli storici ritrovi della Venezia di Goldoni in cui si intrecciavano amori, passioni ed emozioni. Stare assieme al banco o seduti a un tavolino è un modo per evadere che il tonfo della Nazionale ha reso molto meno piacevole.

Renzo Balmelli da L’avvenire dei lavoratori

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