Sensi di colpa. Come ti blocco le persone

Sensi di colpa

Come ti blocco le persone

Sensi di colpa

Come ti blocco le persone

 Credetemi: di sensi di colpa nessuno se ne intende quanto le donne. 

Mica come quella compiaciuta e non meglio definita americanotta “esperta del bucato” che pretende di rifilarci costosi profumini. 

No: noi esperte lo siamo davvero. Eccome. Una intera società, intere religioni fanno leva sul nostro innato senso di colpa, a sua volta intrinsecamente legato all’altrettanto innato senso del dovere, fino a farci reprimere, nei casi estremi, qualsiasi doverosa individualità bollata come egoismo. 

Per cui sappiamo fiutare a naso i casi in cui si manifesta, o viene usato. E ne conosciamo le conseguenze sulla psiche, faticando molto a liberarcene. 

Il senso di colpa ti costringe a concentrarti su te stesso impedendoti di focalizzarti sull’esterno e di occuparti del quadro generale. Mina la tua autostima, a volte impercettibilmente, a volte sordamente. Non sei mai a posto, mai adeguato. Ti osservi dall’esterno in perenne autocritica. Chi ha meno autostima è automaticamente meno sicuro di sé e meno propenso a farsi le sue ragioni. 

 


 

Distrarre indicando il dito, il tuo dito che non funziona, è un ottimo modo per nascondere la luna. 

Altra conseguenza oltremodo gradita ai signori del nostro tempo e della nostra economia, chi è a disagio cova frustrazioni, tende a sentirsi infelice. Chi è frustrato e infelice percepisce un vuoto dentro, diversamente da chi è appagato e quieto. Il vuoto va riempito, in qualche modo, e sono tutti modi costosi, dalla psicanalisi a vacanze compulsive allo shopping frenetico. Quale modo migliore di riempirlo, che seguire le lusinghe della pubblicità e infarcirsi di acquisti inutili? Che a loro volta non colmeranno la lacuna, ma produrranno frustrazione successiva, o perché privi di valore intrinseco, o perché nocivi, come alcol, fumo, cibo spazzatura. Che oltretutto rovinano il fisico e aumentano il disprezzo di sé.

Penso di aver dato un’idea generale. Ovviamente il fatto che le donne siano demandate per natura e per vocazione, non esclude che anche gli uomini finiscano vittime del fenomeno. Particolarmente nella nostra società di consumismo e liberismo estremo, dove di ciò che può fare mercato non si trascura niente.

Dall’alto o dal basso di questa esperienza, fatemi dunque fare alcuni esempi, di senso di colpa “strategico”.

Riguardo certe patologie diffuse, in special modo tumorali, molti autorevoli ricercatori mettono sotto accusa lo stile di vita: fumo, alcol, cibo, sedentarietà. Molto importanti, per carità. Ma non unici. 

 

 

Glissando sugli effetti dell’inquinamento di aria acqua e suolo e di altri fattori non dipendenti dal nostro controllo, ma drammaticamente evidenti. Forse perché argomenti scomodi, in quanto oggetto del dio economia che mai si può scalfire o turbare. E più concretamente, perché le ricerche di molti di questi luminari sono finanziate dalle stesse compagnie che sarebbero pesantemente danneggiate se si puntasse la lente sulle conseguenze dello sviluppo da loro propiziato e sui modi per rimediare, non indolori per i loro profitti. 

Così, eccoci a colpevolizzarci se non sappiamo rinunciare a una fetta di torta o se ci stravacchiamo davanti alla tv. Ed eccoci fregati: quando in piazza scendono pochi “esaltati” ambientalisti a denunciare l’ennesimo disastro, invece di seguirli o almeno ascoltarli, tutti a sbuffare infastiditi dal divano, con la nostra bella bibita ipercalorica in mano, ripetendo a pappagallo: quante storie, salviamo i posti di lavoro, non possiamo tornare alle caverne, rinunciare al progresso… eccetera. 

Ripartendo dalla bibita e dal cibo spazzatura, appunto, il cerchio si chiude: perché se noi ci imbottiamo di appetitose schifezze, è proprio tutta colpa nostra che non sappiamo dire no, o di chi ce le rifila appositamente, lucrandoci su? E la situazione si risolve con prediche e digiuni, o non facendo sì che lo junk food non sia più così diffuso ed economico, ma anzi tassandolo come alcol e sigarette?

 


 

Ascoltavo sabato scorso un esponente di Greenpeace, e mi ha colpito l’analogia fra quanto scrivo qui sopra a proposito di malattie, e la sensibilità ambientale. 

Sempre più spesso, diceva l’attivista, veniamo incoraggiati dai produttori a comportamenti virtuosi, ad accorgimenti per ridurre le emissioni di CO2.   Bello, bene, ma… è sufficiente? È davvero utile? O non serve, al solito, solo a distrarci e colpevolizzarci come singoli?

In realtà si scopre che poche grandi compagnie, un centinaio, producono il 70% delle emissioni. 

Settanta per cento. Hai voglia tu, povero untorello, a spegnere una luce o andare a piedi. Che fa anche bene alla salute, ma non risolve, è granello nella sabbia.  

Il che non deve diventare alibi dei singoli per non fare niente o per inquinare, per carità. Ma neppure spingerli a forsennate rinunce senza pretendere con forza un cambio di tendenza su larga scala.

È questo il punto: mai perdere di vista il quadro generale, mai isolarsi come singoli, ma esigere come collettività.

Un altro argomento spinoso è come siano irrimediabilmente intrecciati i sensi di colpa di matrice cattocomunista con l’argomento migranti. La solidarietà umana, la preoccupazione per chi vive in condizioni drammatiche turbano fortemente la psiche, e ci mancherebbe, ed è giusto così, e meno male. 

Un po’ meno giusto quando ci facciamo, come singoli abitanti dell’occidente, rifilare le colpe delle peggiori compagnie sfruttatrici delle risorse del terzo mondo, a incrementare il nostro personale disagio esistenziale. Invece di aiutare i danneggiati a combatterle e ribellarsi tutti una buona volta contro questo sistema.

Ma arriviamo al nostro piccolo, per concludere. La città è uno scempio, con la partecipata Ata ai minimi termini, ci aumentano ancora la Tari per pagare sostanzialmente debiti e colpe e cattiva gestione, non si sa ancora se è quando qualcuno pagherà per questo, ma è lecito un certo scetticismo.

E qual è la voce prevalente sui social? Guarda che sporco, noi savonesi siamo proprio incivili. 

 

 

 

Quando va bene ci si battibecca fra proprietari di cani e cinofobi, magari con una spruzzata di razzismo che non guasta… Sporcano di più questi che fanno i loro bisogni per strada! Se stranieri, meglio.

Si tagliano i servizi, uffici essenziali restano chiusi, disagi per scuole e asili, si aumenta la tassa sulle insegne alla faccia degli aiuti al commercio promessi… eh, ma poverini, hanno ereditato il debito. 

Se gli si fa notare che hanno trovato i soldi per un nono assessore, che non hanno tagliato i premi ai dirigenti e parlano addirittura di un dirigente in più… niente, non pervenuto. La solfa, alla prima occasione, riprende. 

Insomma, qual è il succo? Se siamo cittadini mediamente onesti, mediamente civili e attenti, mediamente solidali e gentili, non facciamoci ingabbiare nella ragnatela del: tutti colpevoli, nessun colpevole. E men che meno nei sensi di colpa a prescindere. 

Siamo giustamente rabbiosi, giustamente difensori della nostra dignità e dei nostri diritti, giustamente pronti a civili proteste e a rivendicare serietà e impegno, contro chi ci prende in giro. 

Altrimenti, ci rimangono sempre bibita, divano e tv. Finché dura, perché questo mondo, andando avanti di questo passo, mica è eterno. 

Per fortuna le giovani generazioni iniziano a capirlo, e qualcuno, faticosamente, anziché seguire i temi più di moda si preoccupa del negletto ambiente. Non ci resta che sperare in loro, in questi coraggiosi pionieri. Del resto, è del loro futuro che si sta parlando. E il senso di colpa, in questo caso, possono e devono rifilarlo tutto a noi. 

Per ora. Perché se non si attivano, rimangono indifferenti o peggio, si fanno strumentalizzare su argomenti distraenti, riguarderà anche loro. 

      Milena Debenedetti  Consigliera del Movimento 5 stelle


 

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