Savona è ferma, è indietro, o ha sbagliato strada?

Ul Sindaci Russo in Consiglio

Ho partecipato direttamente, in qualità di consigliere comunale di opposizione, a due mandati amministrativi, ma in nessuno dei due casi ho assistito a una tale imbarazzante distanza, mancanza di ascolto e dialogo, come con la maggioranza attuale.
Ho tentato, a volte, di trovare parole condivisibili nelle dichiarazioni che leggo, in quanto riportano i media, nelle sedute che ho ascoltato (perdendone rapidamente l’interesse), ma non ne ho riscontrate.
Solo fumo, idee astratte, slogan, patti, tavoli e una certa dose di… come chiamarla? Arrogante sicumera? Chiusura? Invereconda superiorità?
Non è che le due precedenti amministrazioni fossero così alla mano e pronte a tornare sulle loro decisioni, ma sicuramente ascoltavano e dialogavano di più.
La sbandierata “partecipazione” non è altro che presentazione dello status quo, spiegazione dall’alto ai cittadini incliti; gli incontri una sorta di raduno in sedi amiche, dove le solite truppe cammellate se le cantano e se le suonano, e chiunque obietta o chiede semplicemente, è un disturbo fastidioso.
È il ritorno della Savona consolidata e autoreferenziale di tanti anni di amministrazione a senso unico, traslata in una sorta di rappresentazione grottesca. E badate che non lo dico da posizioni ideologiche opposte, anzi. Proprio per questo ne patisco ancora di più.
Ora, con la vexata quaestio delle zone pedonali, si è compiuto il miracolo: mettere d’accordo ambientalisti e non, commercianti e cittadini, automobilisti sfegatati e fautori della mobilità sostenibile e della riduzione dell’inquinamento.

Corso Italia, tratto pedonalizzato

Tutti contro. E ridurre l’intera faccenda alla banale retorica del fare due passi in più contro i fan della seconda fila non funziona. Non è questo il punto, le obiezioni sono molto più articolate e concrete, e solo i groupie dell’amministrazione si ostinano a difendere la scelta, in modo e con argomenti francamente imbarazzanti, da tifoseria qual sono.
Imbarazzanti sono anche le dichiarazioni circa la “Savona ferma” che deve ripartire, la “Savona che è indietro”. Non dobbiamo fare manovra in un parcheggio, ma affrontare una marea di problemi basilari.
Ora, da una parte quella logica del “fare” a qualsiasi costo, contrapposta all’inerzia, è retorica e pericolosa. Dall’altra, ci sarebbe da disquisire sul rimanere indietro.

I centi commerciale il Gabbiamo e le Le officine

Rispetto a cosa? Le grandi città dalle ampie e belle isole pedonali? È quella l’unica differenza?
Davvero anni e anni di magagne e scelte sbagliate e irreversibili si risolvono a valle, chiudendo due o tre strade?
Abbiamo ben tre centri commerciali nel raggio di pochi km, uno a due passi dal centro con ampio parcheggio gratuito. Abbiamo cementificato ogni spazio, trasformando in sterile residenziale ogni realtà artigianale e produttiva, occludendo spazi che potevano essere vivibili, lastricando quelle che potevano essere aree verdi, eliminando campetti e lasciando aree giochi sfasciate e invase da escrementi canini. Non mi pare che siamo rimasti fermi: abbiamo solo eretto muraglioni a chiuderci la via del decoro e della vivibilità.

Furti e spaccate avvengono quasi giornalmente

Di fermo abbiamo l’inutile Aurelia bis, i cantieri eterni, gli spazi transennati in attesa di ulteriore speculazione.
La premessa per qualsiasi miglioramento o “ripartenza” dovrebbe essere un sano mea culpa rispetto alle amministrazioni passate, e l’impegno a cambiare completamente registro. Non se ne vede traccia, anzi, mi pare che si ricominci a parlare di altro cemento più o meno infiocchettato.
Riguardo al rimanere indietro, pretendere di rimediare mettendo due o tre vasi di gerani sui balconi di una casa che crolla è evidentemente inutile o controproducente.

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Siamo indietro sulla mobilità sostenibile e il trasporto pubblico. Siamo indietro, indietrissimo, come Liguria a livello delle peggiori regioni del sud, sulla raccolta dei rifiuti e la differenziata. Siamo in uno stato pietoso per la pulizia cittadina. Il verde trascurato o violentato da anni mostra tutti i segni del degrado. Purtroppo, inevitabilmente, il degrado porta con sé vandalismi e microcriminalità. Anni fa, nelle interviste da candidata, affermavo che Savona non aveva affatto un problema sicurezza, bastava migliorare un po’ il decoro urbano e dare attrattive per spingere i cittadini a uscire e popolare la città. Ora non ne sarei più tanto sicura: non dico che invocherei vigilantes e sceriffi, ma certo non me la caverei con gli argomenti di allora. È innegabile che la situazione stia peggiorando.
Perché parlavo di vasi di gerani su una casa che crolla. PRIMA, e sottolineo l’avverbio, si costruisce tutto il contorno e il clima giusto per la vivibilità urbana e le esigenze di mobilità e commercio, POI, ribadisco poi, si progettano pedonalizzazioni e modifiche.
Transennare due o tre strade deserte non rialza le serrande abbassate. In caso qualcuno non se ne fosse accorto, due anni di pandemia e poi una pesante crisi economica da inflazione legata non ad aumento di consumi, ma di costi delle materie prime, hanno messo in ginocchio il tessuto economico e sociale.
I commercianti si lamentavano della pedonalizzazione di corso Italia, poi ne sono stati contenti? Vero, ma erano altri tempi, altre situazioni economiche, non c’erano tutti i centri commerciali e la via di per sé era dotata di gradevole vivibilità e bellezza. I deserti non si rinverdiscono con un annaffiatoio.
Le soluzioni non sono universali, neppure per chi ha certe premesse ideologiche e vuole imporle a ogni costo e negando l’evidenza. Devono tener conto del contesto e adeguarsi.
E occorre coraggio, coraggio vero. Stanziamenti, progetti a lunga scadenza.
Ricordo, in origine, nelle stesse maggioranze che hanno preso certe decisioni, i mal di pancia di consiglieri. Da quelli che chiedevano che il parcheggio Ipercoop fosse a pagamento, a quelli che volevano zone artigianali e produttive, non solo commerciali o residenziali, nei nuovi insediamenti.
Li si tacitava prevedendoli sulla carta. Tanto esistono le varianti a posteriori.
Allora, il coraggio di mettere, che so, piazza del Popolo sempre gratuita per due ore o con ticket abbinato agli acquisti, potrebbe servire? Promuovere associazioni di via? Aggiungere qualcosa di utile o attrattivo in centro, non sporadici mercati? Chiedere lumi e contributi alle associazioni del commercio, PRIMA, e ascoltarli, può essere utile?
Naturalmente la mia non è difesa dell’”anacronistico” negozio. È difesa della stessa vivibilità urbana e del benessere cittadino. Dal mio punto di vista esiste un sottofondo di alienazione nel centro commerciale, che un nucleo cittadino affollato di vetrine e una periferia dotata di servizi adeguati e spazi verdi non hanno. Le conseguenze sociali e sociologiche lo dimostrano e lo dimostreranno. E sono proprio coloro che, in teoria, propugnano ideologicamente certe impostazioni, i primi che dovrebbero saperlo e agire in tal senso. Ma a monte, e complessivamente, non con arbitrarie scelte a valle, coi paraocchi e le orecchie tappate a tutto il resto.

Park sotto il Priamar

Ricordo momenti grotteschi, quando difendevo l’utilità del park Ata sotto il Priamar ora ridotto al lumicino per dare alibi al Crescent 2 di scaricare oneri, e i consiglieri di maggioranza, della stessa maggioranza che aveva cementificato e lastricato ogni spazio disponibile, a spiegarmi l’importanza del verde. Loro a me, ecologista da sempre.
Io per parte mia vado sempre a piedi o in bus, ma posso dire, negli ultimi mesi in cui abitavo a Savona, che la situazione era in netto e costante peggioramento, persino in zone come le Fornaci, discretamente servite dalla linea 6. Da dover uscire mezz’ora prima del previsto quando si aveva un appuntamento. Non è salendo sul bus ogni tanto, signor Sindaco, che si tasta il polso alla situazione, ma usandolo costantemente e cercando di conciliarlo coi propri orari e spostamenti. Allora vedrà, che disastro è. Non è sentenziando sulla fragranza delle proprie brioche, che si capisce cosa vuol dire il pane.
Perché il commercio cittadino si lamenta? Gli è sempre più difficile competere con la concorrenza. Ora basta poco, pochissimo, per finire nel baratro di chi non paga affitti e bollette.
E innescare un domino di impoverimento e peggioramento.
Ma si sa, noi populisti agitiamo spauracchi e fosche previsioni, sappiamo solo dire no e strumentalizzare. Chissà come mai, poi, immagino per pura cattiveria verso le amministrazioni, quelle previsioni si avverano.
Milena Debenedetti

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