Salto all’indietro
L’ultima perla di saggezza del generalissimo è stata la seguente
Dal palco dell’assemblea costituente di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci ha rilanciato l’idea del “libretto di lavoro” per gli adolescenti: a 14 anni.
Lo diciamo con chiarezza anticipare l’ingresso nel lavoro significa, di fatto, esporre i minori a un mercato già caratterizzato da precarietà e disuguaglianze. Il confine tra “esperienza formativa” e lavoro sottopagato o informale è sottile, soprattutto in settori come ristorazione e commercio, dove il lavoro giovanile è già oggi diffuso. In questo senso, la proposta rischia di trasformare una condizione già fragile in una normalità istituzionalizzata. Le posizioni di Vannacci su scuola e lavoro si inseriscono in un impianto ideologico più generale, che insiste su ordine sociale, disciplina e riduzione delle mediazioni educative: un “futurismo retrogrado”, lo ha definito l’Huffington Post. Un approccio che punta a ridefinire il rapporto tra Stato, scuola e individuo fin dall’adolescenza.
Consigliamo vivamente al generalissimo un sana lettura ad esempio il racconto, Rosso Malpelo di Giovanni Verga si tratta di un ragazzo con i capelli rossi che lavora duramente in una cava di sabbia. Il suo vero nome è stato dimenticato, sostituito dal soprannome derivato da un pregiudizio popolare siciliano: la credenza che i capelli rossi fossero indice di malizia, malvagità e indole ribelle. Vittima di questo preconcetto, il protagonista viene isolato, maltrattato e sfruttato da tutti.
La novella è un capolavoro del Verismo italiano e tratta temi drammatici quali:
• Lo sfruttamento minorile.
• Il conflitto sociale e l’emarginazione del “diverso”.
• Il pessimismo verghiano: la convinzione che la vita sia una lotta spietata in cui i deboli sono destinati a soccombere.
In breve questa novella racconta come il lavoro minorile divenne sfruttamento.
Prima di dire o scrivere cavolate si dovrebbe riflettere perché certi salti all’indietro porterebbero il Paese in momenti davvero brutti che nessuno rivuole vivere.

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Certi atteggiamenti,certi di discorsi la violenza verbale ci riportano al clima di San Sepolcro alle origini del fascismo.
l’ultimo segretario del Msi ha definito in un intervista la parola rimigrazione “oscena”.
Essere antifascisti non è un valore di proprietà della sinistra .
Nel contesto della Resistenza italiana, l’espressione “partigiano bianco” indicava i combattenti di orientamento cattolico e democratico, legati alla nascente Democrazia Cristiana. Erano distinti dai “partigiani rossi” (socialisti e comunisti) e facevano parte di formazioni come le Brigate del popolo, le Fiamme Verdi e le Brigate Osoppo.
Questi gruppi parteciparono attivamente alla guerra di liberazione nazionale, pur mantenendo una forte impronta anticomunista e ponendo spesso l’accento sulla difesa dei valori cristiani e della persona.
Anche oggi difronte a certi discorsi al clima che stiamo vivendo non solo il popolo di sinistra si deve preoccupare,ma pure chi si dice autenticamente liberale in quanto Essere liberale significa credere nella centralità della libertà individuale come valore supremo. Dal punto di vista politico e sociale, un liberale sostiene il pluralismo, lo stato di diritto, l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e la separazione dei poteri, difendendo i diritti civili e la tolleranza.
Calamandrei paragonava l’assenza di libertà a una sensazione di asfissia, simile a quella vissuta dagli italiani durante i vent’anni di dittatura fascista. Nei suoi interventi esortava i giovani a vigilare quotidianamente sulla democrazia e sulla Costituzione, partecipando attivamente alla vita politica per evitare che questo diritto fondamentale potesse essere perduto di nuovo.
Roberto Paolino