Legateci!

 LEGATECI!
È questa l’implorazione rivolta negli ultimi decenni dai politici ai grandi banchieri

LEGATECI!

È questa l’implorazione rivolta negli ultimi decenni dai politici ai grandi banchieri, per quanto incredibile possa suonare.

Forse consci della propria tendenza all’irresponsabilità e all’ingordigia (come i recenti scandali non fanno che confermare), una generazione di politici, di cui alcuni inossidabilmente al timone della repubblica a memoria d’uomo, ha abdicato alla sovranità monetaria, cedendola ad un clan di “esperti” finanzieri, dopo la stipula di un patto d’acciaio: voi, banchieri, prestate denaro fasullo (in quanto scoperto) allo Stato, che lo accetta per buono, si riconosce vostro debitore e s’impegna a svenare i suoi contribuenti –nostri elettori- tramite la spremitura fiscale, onde pagarvi un interesse annuo sul capitale da voi fittiziamente prestato, nonostante siate in realtà dei semplici stampatori e distributori di moneta a corso forzoso.

Questo patto scellerato non è avvenuto in un anno, ma attraverso i decenni, specie gli ultimi due, a partire dal famigerato Trattato di Maastricht, mediante sempre più cogenti rinunce alla sovranità della politica in ogni campo, attraverso massicce privatizzazioni di tipiche funzioni pubbliche, massime quella monetaria. Con i nostri soldi in mano, in quanto loro proprietà privata, i banchieri hanno avuto gioco facile a metterci tutti sotto il giogo, manovrando l’economia attraverso la finanza.

Siamo così giunti alla grottesca situazione odierna, in cui il presidente della ex Respublica –che meglio sarebbe chiamare Resprivata- esorta come un disco rotto a coniugare “rigore e crescita”, senza rendersi conto della natura ossimorica dei due termini; un po’ come pretendere di marciare con un piede sull’acceleratore e l’altro sul freno.

 Tant’è che l’Italia, che vanta ogni anno un avanzo primario, ossia i conti in attivo, va in rosso proprio per la costrizione a pagare il “pizzo” degli interessi sul debito. Mica cosucce da poco: quest’anno € 86 miliardi, 89 l’anno prossimo e addirittura 105 nel 2014.  Lo rivela l’ultimo documento contabile (Def) del Tesoro, riportato per sommi capi ad es. in un articoletto, riduttivo della sua importanza, in una pagina interna de La Stampa di ieri.

 Quasi non bastasse, i “tecnici” stanno da tempo studiando i ritmi di “rientro” del debito pubblico stesso: una montagna di quasi 2000 miliardi. La nazione morirebbe per dissanguamento subito dopo il primo intervento chirurgico.

Ovvio che banchieri e politici cercano di tenere segreta la vera natura del debito pubblico, nonché il meccanismo di erogazione dei mutui da parte delle banche commerciali: una volta svelato il trucco, gli organi dello Stato -in primis una magistratura sino ad oggi miope o cieca nei confronti di questo colossale problema- sarebbero costretti ad intervenire, dapprima denunciando come alto tradimento la cessione della sovranità monetaria a un club privato transnazionale, poi legando (non simbolicamente, ma fattivamente, stavolta) tutti i responsabili di questo crimine, e infine inaugurando una nuova stagione di moneta pubblica emessa dallo Stato a costo nullo e interessi zero, sgravando tutti i cittadini italiani dal gravame di un debito tanto insostenibile quanto truffaldino.

Ho “una certa età”, come si suol dire. Riuscirò mai a vedere, nei pochi anni che statisticamente mi rimangono da vivere, una simile rivoluzione, finalmente a favore del popolo e non dei suoi parassiti? Da dove e da chi potrebbe cominciare?

 

Marco Giacinto Pellifroni                                                    23 settembre 2012

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