La guerra fra URSS e Israele (1967-73): “Io ti misi al mondo, io ti ucciderò”

 La guerra fra URSS e Israele (1967-73): “Io ti misi al mondo, io ti ucciderò”

Serie “Israele nei libri” (2) – Seconda parte

Nell’introduzione a The Soviet-Israeli War 1967-1973. The USSR’s military intervention in the Egyptian-Israeli conflict (La guerra sovietico-israeliana 1967-1973. L’intervento militare dell’URSS nel conflitto egiziano-israeliano; da qui in avanti SIW) Isabella Ginor e Gideon Remez (da qui in avanti: G&R) descrivono così il proprio lavoro:

“Il titolo di questo libro ne riassume lo scopo: descrivere come, tra la Guerra dei sei giorni del giugno 1967 e la Guerra dello Yom Kippur dell’ottobre 1973, l’URSS abbia condotto una campagna militare contro Israele lungo il fronte fra quest’ultimo e l’Egitto, con un’intensità variabile. Quello che è stato convenzionalmente considerato un conflitto tra attori regionali, con il sostegno delle superpotenze ai rispettivi alleati, era in realtà un fronte della stessa Guerra fredda, anzi, il più acceso. Nel biennio 1969-70, che ricevette il nome di guerra – la “Guerra di logoramento” – questo rappresentò il più grande impegno di truppe sovietiche al di fuori del Patto di Varsavia e prima dell’Afghanistan: fino a 20.000 uomini per volta, in totale oltre 50.000.
Questa fase vide anche lo scontro frontale culminante e più sanguinoso tra le forze sovietiche e israeliane. In termini militari, in larga misura i soldati sovietici di stanza in Egitto all’epoca portarono a termine la loro missione, pur subendo perdite considerevoli. Furono determinanti nel creare le premesse per un’offensiva egiziana supportata dai sovietici attraverso il Canale di Suez per riconquistare la penisola del Sinai, persa dall’Egitto nel ’67.
”

***

I punti salienti sono i seguenti:

  1. Il ruolo aggressivo (e nefasto) di Mosca.
  2. Il 1967 e il 1973 non sono DUE guerre distinte fra di loro, bensì due fasi acute di un conflitto unico (ed ininterrotto).
  3. Non si tratta di una disputa regionale “arabo-israeliana” – il nemico di Israele era in primo luogo l’URSS.
  4. Infine, una conferma del “Principio delle conseguenze impreviste”.

In Israele è più volte affiorata la percezione del ruolo sovietico; vedi ad esempio le parole del maggior generale Yisra’el Tal: “Era chiaro che stavamo effettivamente combattendo contro la Russia.” [ lo disse il 2 gennaio 1974 dinanzi alla Commissione Agranat, commissione d’inchiesta voluta dal governo israeliano per comprendere le cause del disastroso inizio della guerra del Yom Kippur; era presieduta da Shimon Agranat, Presidente della Corte Suprema di Israele (citato da G&R in SIW)].

In un confronto fra Foxbats e SIW  è evidente la continuità del ragionamento di G&R ma si nota anche qualche elemento diverso.

In ambedue i libri G&R fanno ampio uso di materiale documentario di vario genere (da archivi a articoli, da memorie a saggi), esaminato con cura seguendo il criterio della “logica interna” o “principio di non-contraddizione”. Mettono così in evidenza il fatto che molti attori, per un motivo o per l’altro, sono “parsimoniosi con la verità”, alcuni glissano e tergiversano, altri, con meno scrupoli, mentono spudoratamente.

Le vecchie mistificazioni affiorano tuttora, nonostante la massa di materiali che le smantellano.

Probabilmente il livello estremo di falsificazione della realtà si può esaminare in due mausolei eretti al Cairo e a Damasco per volontà dei  locali dittatori (Mubarak e Assad, rispettivamente) al fine di “celebrare la vittoria del 1973” (sic!).

Trovate in questo stesso numero di Trucioli savonesi un articolo di Martin Kramer del 2011 – “Ottobre 1973: Panorama e Miopia “ – con ampia documentazione fotografica: e siamo davvero “ai confini della realtà”!

Ma è nel trattare il vasto tema dei documenti e degli archivi ufficiali che G&R apportano elementi sconcertanti.

In sostanza, così come Stalin (e Mao) hanno sistematicamente cancellato le persone dalle foto, anche gli stessi archivi venivano manipolati…

Il compito che si sono prefissi G&R non consiste nel “creare una nuova lettura della storia” ma piuttosto nel “restaurare la scriptio inferior, ovvero il contenuto sottostante, oscurato da un palinsesto che gli è stato pesantemente sovrapposto”.

Ed è forse nell’approccio ad un argomento centrale nel loro ragionamento – la questione delle armi atomiche – dove osserviamo qualche variazione: se in Foxbats (il primo libro) G&R ponevano l’accento su una diffusa “sottovalutazione” della posizione sovietica nel 1967, in SIW si concentrano sull’esistenza di un piano sovietico aggressivo ampio e complessivo, via via adattato per il susseguirsi degli eventi bellici concreti. (Questa è la seconda parte della recensione dei due libri; la prima si trova qui: https://www.truciolisavonesi.it/la-guerra-fra-urss-e-israele-1967-73-io-ti-misi-al-mondo-io-ti-uccidero/ )

Nell’approfondire la ricerca e nel rispondere ai propri critici, G&R hanno verificato l’esistenza di una situazione perfino più grave, se possibile, per quel che concerne l’approccio di Mosca nei confronti di Israele – e più in generale nel rapportarsi al mondo occidentale.

Per questo il materiale fornito da G&R in SIW è molto rilevante, e non solo a proposito della guerra del 1973.

A sinistra Israele prima del 1967; a destra fra il 1967 e il 1973

***

Come si arriva alla guerra del Yom Kippur?

Cogliere gli elementi che portano alla guerra dell’ottobre 1973 è molto importante. E il punto di partenza si trova nella reazione di Brezhnev dopo la disfatta araba nella guerra del 1967: “Adesso Nasser si sta flagellando, ma non è che noi stiamo molto meglio”.

Ci sono tre passaggi fondamentali:

(a) la “guerra d’attrito” (1969-70); (b) La finta “espulsione dei consiglieri sovietici” nel 1972; (c) il ruolo diretto dell’Armata Rossa nel dotare gli egiziani di dottrina militare, armamenti e formazione specifica, mantenendo una presenza diretta per la gestione dei sistemi d’arma più sosfisticati (aerei, artiglieria e batterie antiaeree in primo luogo).

***

Gli anni della “guerra d’attrito” (1969-70)

Nell’agosto 1968 i carri armati sovietici e di altri paesi del Patto di Varsavia invasero la Cecoslovacchia, per fermare il partito comunista di Dubcek che voleva instaurare un “socialismo dal volto umano” a Praga.

Non soltanto quell’azione, compiuta con estrema segretezza, sorprese il mondo intero (CIA compresa), ma forse fu anche un modo di rinverdire i fasti della potenza militare sovietica.

E questo fu “un campanello d’allarme per Israele”; ma non tutti a Gerusalemme lo sentirono suonare.

In Medio Oriente il Cremlino puntava sulla rivincita, contando sulla disponibilità del Cairo (con Sadat) a fare qualunque cosa.

Successivamente alla disfatta colossale del 1973, l’Egitto e la Siria hanno cercato di far credere alla propria capacità autonoma di adottare delle iniziative militari contro Israele, ma la realtà era ben diversa: il primo che voleva vendicare il 1967 era Brezhnev. E qualunque decisione militare strategica adottata da Egitto e Siria in quegli anni fu il risultato di  una congrua “consultazione” con Mosca.

***

In cosa consistono le critiche al lavoro di G&R?

La critica a G&R si incentra sulla scarsa presenza di fonti ufficiali nella documentazione raccolta.

Esiste una specifica critica russa a Foxbats nel saggio di Tatiana V. Nosenko, “La politica sovietica in Medio Oriente nella storiografia israeliana contemporanea”, contenuto in una raccolta di saggi pubblicati dall’Istituto di studi orientali dell’Accademia delle scienze russa nel 2021, dal titolo “A view from the outside. Russian experts about modern Israel” (Uno sguardo dall’esterno. Gli esperti russi parlano del moderno Israele).

Per smentire il titolo del libro – il volo dei Foxbat su Dimona – Nosenko sottolinea che  “il collaudatore sovietico Aleksandr Beževec, che all’epoca operava in Egitto, affermò che durante la Guerra dei Sei Giorni non vi erano affatto MiG-25 dispiegati nel paese.”

Ma questa è una “smentita” che non smentisce: com’è logico, un aereo segreto (non era ancora nemmeno in dotazione all’aviazione sovietica), ovviamente non fu usato durante la guerra.

Infatti i sorvoli avvennero PRIMA!

Ed è significativo che la sua critica ignori il secondo libro di G&R, SIW, proprio perché lì i due autori smantellano questo tipo di obiezioni.

Scrive  Nosenko: “Le prove addotte da Ginor e Remez a sostegno delle presunte intenzioni militari sovietiche poggiano, in realtà, su basi piuttosto fragili: soprattutto sulle memorie di militari sovietici redatte molti anni dopo gli eventi del 1967.”

***

La “validità” della documentazione ufficiale sovietica

Per descrivere il presunto valore dei documenti ufficiali sovietici, definiti “probabilmente inadeguati e perfino inaffidabili”, G&R introducono un esempio devastante:

“Nel 1961, due giovani funzionari ricevono dal Ministro degli esteri Andrei Gromyko il compito di redigere un memorandum per il  Comitato Centrale del Partito Comunista per dimostrare la necessità di riprendere i test nucleari essenziali per sviluppare nuove testate missilistiche. I giovani diplomatici decisero… di basare il memorandum… sul testo presentato da due ministri. Loro… avevano posto l’accento sul fatto che l’URSS aveva sviluppato dei tipi nuovi ed efficaci di armi nucleari, per le quali era urgente fare dei test. Gromyko era furibondo… ‘ Ma cosa stavate pensando quando avete scritto questo?!’ gli ha gridato. ‘Questo è un do-cu-men-to sto-ri-co! Fra trent’anni si aprono gli archivi, e gli storici cosa leggono qui? Che l’URSS ha dato inizio alla corsa agli armamenti? Che ha violato il moratorium e ha ripreso i test nucleari?’ E si è messo a dettare: ‘Scrivete:… gli  imperialisti americani stavano segretamente preparando una  serie di testi nucleari ad alto potenziale… e poi ribadite che in base a questi fatti il governo sovietico ha ritenuto di essere costretto ad adottare le contromisure necessarie. E’ così che si devono scrivere le cose!’”

(Citato nel libro 1001 den’ Nikity Sergeyevicha. [I 1001 giorni di Nikita Sergeyevich (Krusciov)], uscito a Mosca nel 1998. L’autore è Oleg Grinevsky, un ex-diplomatico sovietico che fu uno stretto collaboratore di Krusciov).

Altri esempi di offuscamento non mancano.

Nel 2012 Craig Daigle, illustre professore americano, specialista di politica internazionale, esaminava il Medio Oriente nel quadro dei rapporti fra superpotenze in un libro: I limiti della distensione fra USA e URSS. Il conflitto arabo-israeliano 1969-1973.

Intanto il titolo separa in modo arbitrario il periodo 1969-73 dalla guerra del 1967. Ma un problema ben più grave è evidenziato nel capitolo dedicato a tracciare un profilo di Leonid Brezhnev, dove Daigle parla di un rapporto del KGB dove si diceva che gli egiziani e i siriani si erano riorganizzati e avrebbero potuto attaccare Israele, ai primi di ottobre 1973. La favoletta serve a presentare Brezhnev come un personaggio “contraddittorio, ma amante della pace”. Ma sorge una domanda: di che cosa poteva informare Brezhnev il KGB? Il riarmo degli arabi era avvenuto con armi sovietiche, sotto la supervisione e l’intervento attivo di militari sovietici – tutte attività decise ai più alti livelli del Partito comunista… il cui segretario generale era Brezhnev.

Ci sono due possibilità: (1) il “rapporto” era una “false flag”, qualcosa da far scoprire dagli americani al fine di depistarli; (2) si tratta di un’invenzione a posteriori. Per il lettore poco informato certe “briciole” danno al libro una patina di credibilità; ma per chi sa dei vincoli militari e politici che intercorrevano fra Mosca, Il Cairo e Damasco (e questo dal 1955!) questi dettagli, a prescindere da chi ne sia l’autore, sono indizi di ben altro.

Dal libro di Daigle ecco una suggestiva foto di Brezhnev (secondo da destra) e Kissinger (secondo da sinistra) nella riserva di caccia di Davidovo (maggio 1973).

***

Dov’è la documentazione sull’invasione russa dell’Afghanistan?

Non è difficile verificare i fondamenti logici del ragionamento di G&R. Consideriamo l’invasione sovietica dell’Afghanistan nel dicembre 1979:

fu un’azione militare compiuta sotto gli occhi del mondo intero; eppure di essa non si trova traccia in nessun verbale e/o odg del PCUS o del governo sovietico. Pare che lo stesso Mikhail Gorbachev l’abbia cercata invano.

Com’è possibile? Qualcuno avrà ben deciso un’operazione del genere.

G&R citano un passaggio di estrema gravità tratto da un libro di Rudolf Pikhoya, dirigente dei Servizi archivistici russi dal 1990 al ‘96: Sovetsky Soyuz: Istoriya Vlasti, 1945–1991 (URSS: storia del potere, 1945-1991), pubblicato nel 2000:

“Le decisioni più importanti e di maggiore responsabilità non venivano prese durante le riunioni del Politburo, ma in precedenza in una sala nota come ‘la Sala delle Noci’, adiacente alla sala riunioni del Politburo al Cremlino. (…) Il direttore del Dipartimento Generale si limitava ad annotare nel diario di lavoro: ‘la questione è stata discussa nella Sala delle Noci e non è stata verbalizzata’.”

Insomma, le decisioni “delicate” non erano messe a verbale: ecco come si falsificano i documenti ufficiali!

E come se questo non bastasse Pikhoya aggiunge: “c’è stata una massiccia ‘epurazione dei fondi’ negli archivi del Partito e dello Stato. Negli anni Sessanta e Settanta sono stati distrutti più di 25 milioni di fascicoli”.

La reticenza sovietica si perpetua nella Russia post-sovietica.

Per qualche anno, fra il 1991 e il 1995, gli archivi sovietici sono stati parzialmente accessibili, poi pian piano lo spiraglio si è rimpicciolito e infine la finestra si è chiusa con il consolidarsi al potere del “grande restauratore”: Vladimir Vladimirovic Putin.

E questo ha avuto un impatto negativo anche sul lavoro di G&R.

Proprio mentre lavoravano a questo secondo libro, alcuni ex-ufficiali sovietici che in precedenza avevano fornito dei dati sul ruolo e sull’intervento sovietico in Egitto e in Israele, improvvisamente “non ricordavano più bene”…

Uno dichiara: “A suo tempo avevo firmato un documento [sottoposto dal KGB] in cui mi impegnavo alla segretezza. Anche se loro [il KGB] non ci sono più, non vorrei che qualcuno tirasse fuori la mia firma”.

La Nosenko, nell’articolo ricordato, invoca l’assenza di documenti ufficiali nel libro di G&R. Ma sapendo come vanno le cose “in Danimarca” (cioè in Russia) questa mossa si trasforma in un boomerang e accresce, per contrasto, la credibilità delle loro deduzioni.

***

Un’analisi della guerra del Yom Kippur?

La narrativa “normale”, “comunemente accetta” e, in un certo senso, anche “politicamente corretta”, non ha mai fine.

Nel 1975 la CIA aveva redatto un rapporto intitolato “La guerra arabo-israeliana del 1973: quadro d’insieme e analisi del conflitto”, in parte desecretato nel 2012 ( vedi: https://www.cia.gov/readingroom/docs/1975-09-01A.pdf  ).

Ecco qualche brano dal riassunto iniziale:

“Punti chiave:

  • Strategia: Gli arabi avevano obiettivi diversi e, di conseguenza, strategie diverse. I siriani volevano liberare le Alture del Golan e hanno tentato di farlo in un unico colpo. L’obiettivo principale degli egiziani era invece ottenere un effetto politico, e per questo hanno pianificato un’offensiva limitata.

Gli israeliani, a causa dell’eccessiva sicurezza in sé stessi e del fatto di non aver compreso che l’occupazione della sponda orientale del Canale di Suez li privava di un preavviso su un eventuale attacco egiziano, non hanno reagito alle crescenti evidenze delle intenzioni arabe.

  • Prestazioni delle truppe: Gli arabi si sono dimostrati ostici in difesa, ma poco addestrati e guidati male in offensiva.

Gli israeliani hanno mostrato una profondità di addestramento e una flessibilità che hanno permesso alle piccole unità di resistere allo shock iniziale dell’attacco arabo senza spezzarsi e di riprendersi rapidamente.

  • Difesa aerea: Le difese aeree arabe hanno impedito all’Aeronautica militare israeliana di danneggiare le forze terrestri arabe su una scala paragonabile a quella del 1967. Hanno raggiunto il loro obiettivo primario ostacolando gli attacchi israeliani anziché abbattendo o danneggiando i velivoli. I tassi di perdita israeliani sono stati in realtà inferiori rispetto al 1967, quando gli arabi disponevano solo di sistemi di difesa aerea rudimentali.

I siriani hanno distrutto o danneggiato velivoli israeliani a un ritmo da due a tre volte superiore rispetto agli egiziani, poiché la situazione tattica sul fronte del Golan ha costretto gli israeliani ad assumersi rischi maggiori.

  • Mobilitazione: La mobilitazione israeliana è stata disordinata e ha rivelato molte falle e carenze. La situazione è stata salvata dall’addestramento delle truppe e da procedure standardizzate che hanno consentito agli equipaggi di entrare rapidamente in azione senza compromettere le prestazioni. Nonostante i problemi, gli israeliani hanno inviato in prima linea più forza combattente e in meno tempo rispetto a quanto previsto dai piani.”

Un confronto fra questo documento e Soviet-Israeli Wars, rivela che la CIA non fa riferimento ad alcuni aspetti essenziali per il 1973:

(a) la presenza attiva di militari sovietici sul campo di battaglia, cruciali per la gestione dei sistemi d’armamento più sofisticati (aerei e batterie missilistiche, in particolare);

(b) il ruolo degli ufficiali sovietici a tutti i livelli, come consiglieri o come istruttori;

(c) la fornitura di armamenti e munizioni per rendere possibile la continuazione della guerra da parte delle forze armate egiziane e siriane, molto importante soprattutto alla luce delle pesanti perdite subite fin dai primi giorni dell’offensiva.

Insomma, il ruolo cruciale di Mosca nel conflitto, sistematicamente minimizzato per decenni (questo documento è del 1975) si perpetua fino ai nostri giorni; il testo è stato infatti rilasciato (con omissioni e tagli) nel 2012 senza avvertire la necessità di accompagnarlo con una nota esplicativa e correttiva.

È logico chiedersi: e perché mai?

***

Da dove viene tutto questo imbroglio?

Mohamed Heikal ed Henry Kissinger

G&R parlano esplicitamente di una “tirannia di fonti con interessi consolidati”. In primo luogo evidenziano il ruolo delle memorie redatte da due personaggi al centro degli eventi: l’americano Henry Kissinger consigliere e ministro degli esteri di Nixon, e l’egiziano Mohamed Heikal, direttore di  Al-Ahram dal 1957 al 1974, confidente e ghostwriter per Nasser.

Con riferimento al peso di questi due signori sulla storiografia ufficiale, G&R scrivono: “loro sono riusciti a fissare delle versioni opportunistiche (autoreferenziali) e altamente fuorvianti sugli eventi cruciali dell’intervento sovietico: in primo luogo su quando e come ebbe inizio, in secondo luogo su quando, come – e perfino se – finì.”

Al giorno d’oggi si fa fatica a capire come sia stata possibile tanta mistificazione – uno guarda in rete e trova immagini satellitari, documenti più o meno “segreti”, ecc; ma le cose erano diverse nel 1973 e ancor di più nel 1967: non c’erano tanti strumenti a disposizione del pubblico.

E per di più non c’erano giornalisti occidentali al Cairo e a Damasco, come

sottolineano G&R: l’informazione pubblicata a New York, a Londra o a Parigi nei momenti più caldi del conflitto spesso proveniva da un’identica citazione ripetuta da tutti, di solito una fonte araba più o meno ufficiale.

È importante comprendere che questo non è significativo solo da un punto di vista storiografico: se si esamina il periodo “1967-1973” ricercando la verità storica con occhio critico, non solo si scopre che la versione “ufficiale” è una finzione, ma ne ricaviamo anche degli elementi utili per comprendere che le ripercussioni di quegli eventi si manifestano ancora ai giorni nostri, sia in quella regione sia su scala globale.

Possiamo utilmente citare quel Leonid Mlecin che abbiamo incontrato nella prima recensione di questa serie  (vedi  https://www.truciolisavonesi.it/perche-stalin-creo-israele-due-recensioni-israele-nei-libri-1/ –  ):

“Questo libro non riguarda Israele, questo libro riguarda la politica sovietica in Medio Oriente. La storia non è una roba sgradevole, che riguarda gli altri… Chi ragiona così, non è in grado di comprendere per quale motivo i nostri amici di un tempo – gli arabi, o per lo meno alcuni di loro, come hanno riferito i servizi segreti russi, si sono uniti ai combattenti ceceni in alcune città russe per attaccare le scuole e uccidere dei bambini.“

Non sorprende nessuno che Mosca continui a ripetere che l’Unione Sovietica (e la Russia) sia sempre stata  la vittima di aggressioni –  “la Svezia, Napoleone, Hitler, gli Stati Uniti, la NATO, ecc.” tutti impegnati nei secoli a dare addosso alla “Grande madre Russia”…

Il Cremlino, i suoi lacché nei media sovietici/russi e gli utili idioti in occidente hanno sempre negato l’esistenza di un qualsivoglia disegno imperiale da parte di Mosca.

E non è un caso se oggi Putin rivendica una continuità fra la sua politica mediorientale e quella dell’URSS, con tanto di monumenti e di celebrazioni; mentre proliferano i siti internet che raccontano le vicende dei “combattenti internazionalisti in Egitto”.

Del resto la Russia di Putin giustifica l’aggressione all’Ucraina nel 2022 e i lunghi anni di una guerra sanguinosa e fallimentare con “la necessità di stroncare i nazisti di Kiev”.

Ecco un altro esempio di questo modo molto dubbio di fare storiografia: un saggio di Zaki Shalom – “lsraele e gli Stati Uniti non hanno visto arrivare la guerra del 1973” – apparso nel 2023 in The Cairo Review of Global Affairs, la rivista della prestigiosa Università americana del Cairo.

L’autore è israeliano, professore emerito presso l’Università Ben-Gurion del Negev e membro dello staff di ricerca presso l’Istituto Misgav per la Sicurezza Nazionale in Israele.

Ebbene in questo saggio l’Unione Sovietica non appare mai!

Non si dice che tutta l’operazione era un prodotto della dottrina militare dell’Armata Rossa; e ovviamente non si fa parola delle migliaia e migliaia di militari “con gli occhi blu al di sotto dell’elmetto giallo”.

Cosa si può dedurne? Forse non solo che “lsraele e gli Stati Uniti non hanno visto arrivare la guerra del 1973”, ma che c’è chi continua a impedire loro di vederla arrivare perfino retrospettivamente!

***

La finta “espulsione dei consiglieri sovietici” nel 1972

Questo è stato cruciale in funzione dell’azione offensiva del 1973: l’attraversamento del canale di Suez da parte degli egiziani.

La preparazione era andata avanti sul piano militare, ma non solo.

“Tutti sanno” che nel 1972 Sadat espulse i consiglieri militari sovietici. Ebbene, quello fu un falso colossale, una di quelle “maskirovke” con le quali i generali di Stalin avevano più volte intrappolato le forze armate naziste durante la Seconda guerra mondiale.

In realtà quell’“espulsione” era una diversione.

Il ritiro coinvolgeva in teoria 16.000 soldati; ma cosa avvenne in realtà? In qualche caso i reparti “espulsi” furono semplicemente sostituiti da altri reparti; alcuni furono dichiarati “ritirati” ma rimasero sul posto (cioè la presenza sovietica aumentava!)

E i tecnici sovietici essenziali per l’offensiva del 1973 rimasero in Egitto.

***

La “linea Bar-Lev” e l’autocompiacimento israeliano

Il trucco di quella storia consisteva nel far credere agli americani e agli israeliani che la presunta “rottura” fra il Cairo e Mosca escludesse ogni possibile iniziativa offensiva egiziana.

Invece nel 1973, dopo anni di preparazione, fornitura di armamenti e formazione dei “contadini arabi” l’attacco egiziano attraverso il canale di Suez applica la dottrina militare sovietica.

(Per chi si fosse distratto, per decenni l’Armata rossa si era addestrata a gettare dei ponti di barche sui fiumi tedeschi, per invadere la Germania ovest con le truppe sovietiche stazionate nella Germania est).

Va detto che l’attacco aveva anche sfruttato a proprio vantaggio quello che è stato chiamato il “delirio di onnipotenza” israeliano, che si riteneva illusoriamente invincibile dietro la “Linea Bar-Lev”, un insieme di fortini sulla costa asiatica del Canale di Suez.

La “Linea Bar-Lev” (il Mediterraneo, a nord, è a sinistra)

E il giorno scelto per l’attacco, lo Yom Kippur, è un giorno sacro per tutti gli ebrei; di conseguenza in Israele quasi tutti furono colti di sorpresa.

Eppure nemmeno questo fu sufficiente per dare agli arabi la vittoria.

Come fu possibile questa nuova clamorosa disfatta (la quarta in 25 anni) per gli arabi?

Essa fu il risultato di vari fattori.

(a) il ruolo contraddittorio della diplomazia sovietica (Mosca un po’ spingeva e un po’ frenava)

(b) le sue menzogne e i suoi inganni, miranti a truffare Israele e l’Occidente, a volte confondevano gli stessi arabi;

(c) i “consigli” dei militari sovietici non sempre tenevano conto dei limiti dei soldati egiziani (applicare la dottrina sovietica presupponeva truppe addestrate per anni ad attuarla, operai e tecnici, e non dei contadini);

(d) si aggiunge anche l’improvvisazione dell’alto comando egiziano, privo di un piano strategico chiaro;

(e) ma soprattutto fu fondamentale fu la risposta israeliana.

Infatti, ancora una volta nel 1973 era evidente la differenza fra chi combatte senza una pressione esistenziale, e chi si batte con le spalle al muro!

L’epopea dei soldati dell’IDF, iniziata con la fantastica resistenza dei carri israeliani sul fronte siriano, e proseguita bloccando l’avanzata egiziana nel Sinai, si concludeva ribaltando la situazione con lo sbarco sulla costa occidentale del Mar Rosso.

***

Uno scambio di minacce nucleari

Con l’avanzata dell’IDF in Egitto, la situazione si fece molto drammatica.A quel punto un’intera armata egiziana si ritrovava isolata e circondata nel Sinai, ed era alla mercé dell’IDF – mentre non c’erano più truppe egiziane in grado di fermare l’avanzata israeliana e i carri armati con la stella di Davide erano al “km 101” della strada per Il Cairo.

In quel momento c’è uno scambio di minacce nucleari che vede direttamente protagonisti l’URSS e gli Stati Uniti!

Questo è l’episodio più noto; eppure in quel terribile ottobre 1973, il momento in cui l’uso dell’arma atomica fu contemplato si colloca in realtà proprio all’inizio dell’offensiva egiziana e siriana.

In una riunione del consiglio di guerra presieduto da Golda Meir, primo ministro in carica in quel periodo decisivo, Moshé Dayan, ministro della difesa, usava le parole “caduta del Terzo tempio”.

Cos’era successo? Una prima controffensiva israeliana era fallita, Dayan aveva visitato il fronte ed era rientrato a Gerusalemme profondamente depresso. Il suo riferimento non era religioso: la distruzione dei primi due templi, nel 600 a.c. e nel 70 d.c. aveva scritto la parola “fine” sull’esistenza di uno stato israelita, e aveva dato inizio all’esilio.

Ma nel 1973 gli ebrei di Israele non erano più inermi, e nella dottrina militare non scritta di Gerusalemme l’impiego dell’atomica è previsto in caso di estrema minaccia esistenziale.

Insomma se nel 1967 se ne parlò solo in termini di una “dimostrazione senza conseguenze concrete”, nel 1973 la cosiddetta “opzione Sansone” era sul tavolo. Due cose intervennero a toglierla: da un lato Golda Meir ottenne da Kissinger un impegno preciso a rifornire Israele di armi e munizioni; ma soprattutto i soldati israeliani fermarono l’avanzata siriana bagnando il Golan col proprio sangue. E poi rovesciarono la situazione su ambedue i fronti di guerra.

Ecco Moshe Dayan e Arik Sharon in quella che è forse la foto più felice della loro vita, “in Africa”, sulla costa occidentale del canale di Suez. (La fascia sul capo di Sharon lievemente ferito).

***

“Il principio delle conseguenze impreviste”

E così anche nel 1973 i progetti sovietici si concludono con un disastro.

Nella prima parte di questa recensione abbiamo visto che nel 1967 il piano sovietico fallì perché il crollo delle forze armate egiziane, siriane e giordane fu talmente rapido e devastante che Mosca non poté nemmeno tentare di attuare il suo piano di attacco contro Israele.

Nel 1973 per il Cremlino la disfatta è ancora peggiore: un’operazione militare pianificata con cura e attuata piuttosto bene da egiziani e siriani nei primi giorni, anche grazie agli specialisti sovietici, finiva in un altro disastro totale.

Alture del Golan: la “Valle delle lacrime”

E al di là dell’impatto immediato sul campo – di cui rimangono ancora oggi le tracce in quella che si chiama la “Valle delle lacrime” sul Golan (dove migliaia di carri armati siriani furono distrutti da poche dozzine, poi centinaia, di carri dell’IDF in condizioni disperate, e ambedue gli eserciti pagarono un prezzo altissimo in uomini, tank e aerei) – il peggio per Mosca doveva ancora arrivare.

Gli eventi bellici si conclusero con un armistizio concordato con Mosca e con Washington, a seguito del quale le truppe egiziane e israeliane si scambiarono posizione sui due lati del canale di Suez senza ulteriori perdite di vite umane; inoltre si congelarono le posizioni sulle alture del Golan in mano a Israele.

E poi si scambiarono i prigionieri di guerra (compresa qualche decina di militari sovietici).

L’armistizio fu il preludio per la pace fra Israele ed Egitto.

Sadat, presidente egiziano nel 1973, trasse finalmente le debite conclusioni dopo quattro sconfitte arabe (1948, 1956, 1967 e 1973): Israele non è un’entità temporanea; e non ha senso continuare a immaginare di poterla distruggere; è meglio fare la pace.

E questo avvenne. Sadat si recò di persona in Israele per trattare col governo di Gerusalemme, e parlò perfino con la sua nemica del 1973, Golda Meir. (Ufficialmente gli Stati Uniti non furono coinvolti).

Fu una vera pace, che ha resistito per più di 50 anni, perfino nel breve periodo di governo della Fratellanza musulmana, con Mursi presidente (nel 2012-13).

La grande sconfitta del Cremlino in Medio Oriente verrà poi completata nel 2024 con la caduta di Assad in Siria.

A volte mentre si persegue un obiettivo, le cose vanno storte; questa non è una storia nuova, e non riguarda soltanto gli esseri umani;  Uomini e topi è un famoso libro di Steinbeck.

Cosa c’entra questo con la guerra fra Israele e Unione Sovietica? E con il rischio di escalation fino ad un conflitto nucleare fra superpotenze?

E con il costante intento di sminuire il ruolo di Mosca?

Per l’URSS e per i suoi interessi di potere il bilancio complessivo è stato disastroso; sul piano globale le cose peggioravano negli anni Ottanta, quando il regime si vide costretto ad autorizzare quasi un milione di ebrei russi a emigrare in Israele. Poi ci fu il ritiro dall’Afghanistan. E il tutto culminava con il crollo del muro di Berlino nel 1989 e l’implosione dell’URSS nel 1991 che poneva fine al grande progetto comunista di dominare il mondo.

Proprio come Uomini e topi : “i migliori piani di uomini e topi spesso finiscono male!”

***

I libri di G&R sono controversi

L’analisi di G&R disturba e suscita una forte resistenza, proprio perché contesta lo stereotipo diffuso secondo il quale la “guerra fredda” sarebbe stata un’epoca di relativa tranquillità a partire dalla nozione che USA e URSS (le due superpotenze atomiche) erano “attori razionali”.

Il che è stato vero solo in parte e occorre avere ben chiaro quali siano stati i fattori limitanti all’epoca. Per questo c’è da interrogarsi su perché si perpetui quel ragionamento ancora oggi.

Infatti, se è chiaro perché URSS ieri e Russia oggi mantengano la finzione; non è altrettanto ovvio perché lo facciano anche gli USA e Israele. Ma forse in fondo nessuno dei partecipanti – URSS (Russia), Egitto, Siria, USA, Israele – variazioni e gradi diversi, intende fare i conti fino in fondo con questo “principio delle conseguenze impreviste”.

Esistono vari tipi di “interessi radicati”: conviene tanto ai politici come agli analisti far finta di avere sempre avuto il controllo della situazione, nella vittoria come nella sconfitta.

Washington e Gerusalemme non vogliono parlare dell’atomica di Israele, e nemmeno entrare nel merito delle loro divergenze nel XX secolo (con presidenti USA democratici e repubblicani).

***

Una lezione da questa storia?

Putin non è diverso da Stalin, e Stalin non era diverso dagli zar in questo aspetto cruciale. Mosca non intende ammettere un ruolo nefasto come quello giocato in quegli anni; e mantiene sempre la facciata di un “URSS di pace” – il parallelo con l’altra storiella di un “Islam religione di pace” non sfuggirà a nessuno.

Per lunghi decenni l’URSS e i partiti comunisti al suo servizio hanno fomentato vari movimenti pseudo-pacifisti in Occidente etichettati come “partigiani della pace”, “antimperialisti”, oppositori dei “missili americani”, ecc.

Adesso, a quanto pare, ci sono ancora degli islamici che covano l’illusione di poter “cacciare gli ebrei” dalla loro terra; e ci provano: Hamas, l’Iran, l’Autorità Palestinese, Hezbollah ed altri.

Ma oggi il problema è che gli islamici, gli stati-canaglia e vari regimi dittatoriali comunisti e post-comunisti trovano una sponda negli antisemiti camuffati da “antisionisti”, in tanti (presunti) “progressisti” in Europa, in America e perfino in Israele. 

E allora questa recensione si chiude con due quesiti:

(1) quale lezione si può trarre dai libri di Isabella Ginor e Gideon Remez?

e soprattutto:

(2) saremo capaci di imparare la lezione?

Luciano Dondero

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.