Italia 2026: il Grande Circo delle Alleanze Impossibili
La politica italiana assomiglia sempre più a un enorme reality show. Solo che invece di eliminare i concorrenti, gli elettori vengono eliminati dalla voglia di seguire la trama.
Da una parte c’è il centrodestra, che governa il Paese da quasi quattro anni e continua a litigare come una famiglia in viaggio verso il mare. Giorgia Meloni guida il pullman, Salvini vorrebbe guidarlo lui, Tajani controlla che nessuno superi il limite di velocità e nel frattempo il generale Vannacci segue il convoglio con un carro armato elettorale che ogni settimana raccoglie qualche passeggero scontento.
Il fenomeno Vannacci è ormai il vero tormento del centrodestra. Ufficialmente tutti lo rispettano. Ufficiosamente molti lo osservano come si guarda un vicino che sta costruendo una dependance abusiva sul proprio terreno: finché è piccola va bene, poi un giorno ti accorgi che è diventata una villa.

PUBBLICITA’
La Lega è quella che guarda con maggiore preoccupazione la crescita di Futuro Nazionale. Ogni nuovo sondaggio viene accolto come una cartella esattoriale: nessuno vuole aprirla ma tutti sanno che dentro ci sono cattive notizie.
Dall’altra parte c’è il famoso Campo Largo.
Talmente largo che ormai rischia di diventare una pianura padana politica.
Dentro ci trovi il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, qualche civico, qualche ex civico, qualche ex ex civico e probabilmente anche qualcuno che passava di lì per caso.
Il problema del Campo Largo è che tutti concordano su una cosa: battere la destra.
Quando però si passa alla domanda successiva — “e poi cosa facciamo?” — inizia il silenzio imbarazzato.
È un po’ come organizzare una cena in cui tutti sono d’accordo sul ristorante ma nessuno vuole ordinare lo stesso menù.
Giuseppe Conte continua a spiegare perché il PD sbaglia.
Il PD continua a spiegare perché Conte sbaglia.
I Verdi spiegano perché sbagliano entrambi.
Alla fine l’unica cosa veramente unitaria è il comunicato finale.
Nel frattempo gli italiani assistono allo spettacolo con crescente stupore.
I salari restano bassi.
Le bollette restano alte.
I giovani continuano a partire.
Le imprese arrancano.
Ma la politica sembra impegnata soprattutto a discutere di alleanze, controalleanze, pre-alleanze e post-alleanze.
Una volta si parlava di destra e sinistra.
Oggi si parla soprattutto di percentuali.
La politica è diventata una gigantesca partita di Risiko dove i territori non sono le regioni ma i sondaggi.
E così il Paese procede tra promesse di rivoluzioni che non arrivano, riforme che partono e si fermano a metà strada, opposizioni che cercano di unirsi senza riuscire a sopportarsi e maggioranze che governano senza riuscire a smettere di litigare.
In tutto questo, l’elettore italiano conserva una qualità straordinaria: la pazienza.
Una pazienza che ormai meriterebbe il riconoscimento di patrimonio immateriale dell’umanità.
Perché sopravvivere ogni giorno alla politica italiana richiede una resistenza che nemmeno gli atleti olimpici possiedono.
E mentre i partiti continuano a contendersi il futuro, milioni di cittadini continuano a chiedersi una cosa molto più semplice:
“Qualcuno, per caso, si è ricordato del presente?”