Io credo [Il Flessibile]

Io credo [Il Flessibile]

La libertà di culto è sancita nella nostra Costituzione.
A dire il vero lo è nelle Costituzioni europee, americana, canadese, messicana, brasiliana eccetera eccetera.
In altri Paesi lo è solo formalmente.

Ricordo il periodo del catechismo come felice, non solo perché ero piccolino e spensierato ma anche perché c’era un giovane vice parroco che al sabato pomeriggio ci raccontava storie immaginifiche. Non prima però di aver giocato a calcio nel campetto della parrocchia e non prima di aver fatto una sostanziosa merenda a base di pane, burro e marmellata.
E via con le avventure di Gesù e degli Apostoli.
Non apparirò blasfemo se dico che alcuni buoni propositi del catechismo ci venivano ribattuti e consolidati dai personaggi che amavamo in tivù e nei fumetti.
Alcuni di loro rappresentavano la bontà del giusto, la fragilità del peccatore, il senso di giustizia del semplice, la capacità di perdono del potente, tutti sentimenti che venivano narrati solenni dalle parabole di Gesù e ritrovati nel quotidiano con i nostri piccoli eroi: penso a figure come Sandokan, feroce come una tigre a difesa delle ingiustizie; a Goldrake, un Messia tecnologico venuto dal cosmo; a Geppo, il diavolo divenuto diavolo per errore costretto alle buone azioni; e molti molti altri

Ecco, sono cresciuto a forza di esempi anche in famiglia.
Non c’è mai stato bisogno di essere catechizzato neppure al catechismo.
Io credo ma sono libero di non credere più oppure di credere con slancio superiore.
Le nuove tendenze affiancano la fede al business, operano azioni di bieco convincimento, sfruttano le vulnerabilità dell’età per interesse, addirittura approfittano delle posizioni politiche per arruolare nuovi adepti.

Dunque non abbiamo bisogno di sentirci dire in cosa o in chi avere fede: siamo in grado di sbagliare da soli.

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