Inondazioni e cavallette

Non ti ho tradito. Dico sul serio. Ero… rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C’era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio! (The Blues Brothers)

John Belushi

La convincente, ed emotivamente coinvolgente, profusione di scuse espressa da John Belushi nel film Blues Brothers, con la quale riesce ad ammorbidire una bellicosa Carrie Fisher armata di mitra, in qualità di fidanzata tradita abbandonata sull’altare, è passata alla storia, e usata spesso come esempio estremo.
A Savona, nei primi atti della nuova giunta, siamo ben distanti, certo, da tali livelli, ma già un principio di uso delle scusanti inizia ad affiorare.
Incoraggerei a cercare di stimolare la fantasia e la creatività, sforzandosi di trovare alibi circostanziati e raffinati, perché diciamoci la verità, nel precedente mandato c’è stata una certa monotonia di argomenti, sempre gli stessi. Il predissesto, pur innegabile, è stato la comoda coperta di Linus da abbracciare in ogni circostanza, a giustificare tagli e mancanza di investimenti, buona anche a tacitare l’opposizione di centrosinistra precedentemente amministrante.

E a riproporre il solito teatrino scontato di battibecchi consiliari, lasciando in disparte la vera e unica opposizione senza colpe pregresse.
Naturalmente il fatto che in campagna elettorale fossero stati promessi mari e monti dal centrodestra, non è stato rimarcato né rinfacciato da alcuno.  Si sa che in campagna elettorale si promette, suvvia.
Chi invece diceva: faremo quel che potremo, la situazione è quella che è, l’importante è chiarire subito i conti sia del Comune sia delle partecipate, e portare i bilanci nelle sedi preposte, non è stato premiato.
Il reale stato delle casse è stato evidenziato dai vincitori come dolorosa sorpresa postelettorale, quando non lo era per chiunque avesse sotto mano la situazione, fra mutui, derivati e problemi di Ata, ma gli elettori se ne sono stati.

Poverini, mica è colpa loro. Chi avrebbe potuto immaginare… d’altra parte, dopo decenni di malgoverno delle sinistre, che si può pretendere… eccetera. Gli elettori del centrodestra sono in genere fra i più larghi di manica verso i propri eletti, e di bocca buona. Si sa. Neanche quando, dopo aver tagliato mense asili e quant’altro, si è deciso di nominare un nono assessore del tutto rinunciabile, con spese conseguenti, per tacitare una riottosa maggioranza, c’è stato un accenno di resipiscenza.
D’altra parte, anche i più incalliti di centrosinistra, quando devono difendere le ideologie vere o più spesso presunte, non ci sentono da alcun orecchio. E la nuova giunta, dopo aver tanto criticato da opposizione questa scelta, che fa? Ma mantiene i nove assessori, ovvio.
Tanto gli elettori (per quanto sempre meno numerosi, con i più che se ne stanno a casa) se ne bevono più di Carrie Fisher.
È diverso, spiegano sussiegosi gli stessi detrattori del passato. È una polemica sterile e qualunquista. Quelli lo facevano per manovre interne, noi perché abbiamo un corposo programma da realizzare.
Ah, ecco.

Comunque, incomincerei col raccomandare di evitare la straabusata: “ è colpa della amministrazione precedente”.
È passata di moda, suvvia, come i pantaloni a zampa di elefante, non si porta più. Sennò poi qualcuno inizia a dire: sì, però è così perché ha dovuto ripianare i vostri debiti…  sì però in cinque anni non ha fatto niente, la scusa del debito non basta…e ci avvitiamo in una polemica senza sbocco.  Cambiamo repertorio.
Eviterei anche “ora lasciateci/lasciamoli lavorare”.
Sì, va be’, chiaro che il rendiconto di quanto fatto o in programma deve essere commisurato al periodo trascorso, ma i segnali vanno colti e analizzati. Arrivare a suggerire al Sindaco le cose fatte, perché neanche a lui venivano in mente, come è successo di recente in una intervista sdraiata a tappetino, mi pare pure troppo, suvvia.
E i segnali vanno colti.

Legino, dove dovrebbe nascere la piattaforma rifiuti

Sui rifiuti, per esempio, è in corso un avvitamento che neanche un tuffatore dal trampolino.
La spinosa questione della piattaforma rifiuti a Legino non voluta dalla popolazione diventa causa e conseguenza dei ritardi di applicazione del piano.  La piattaforma va fatta altrove. Sì, ma nel piano è prevista lì, e come la mettiamo con la gara? Si cerca una soluzione temporanea cercando di convincere Autostrade a lasciarci le aree. Sì, ma sarebbe temporanea, appunto.
Quindi la questione delle promesse ai leginesi giustifica i ritardi, che a loro volta giustificano i rallentamenti dell’iter di gara, che a loro volta giustificano la carenza di uomini e mezzi, le mancate assunzioni dei precari, che a loro volta giustificano la necessità di una pulizia straordinaria affidata alle coop esterne, che a sua volta giustifica l’imbufalirsi dei sindacati.
Ci avvitiamo. E la rumenta trabocca.

Passeggiata di via Nizza

Via Nizza è già più complicato. Deboli tentativi di scaricare tutto sul progetto esecutivo sono stati accolti da generale spernacchiamento. Ormai lo sanno anche i sassi della spiaggia che la colpa va equamente divisa fra le due amministrazioni.
Come in precedenza Arecco, adesso anche l’attuale assessore Parodi promette migliorie. Chissà quali e quante, se si deve dipendere, appunto, dal progetto esecutivo per il quale sono stati erogati i fondi.
La passeggiata sulla spiaggia è a rischio: rincari di materie prime e quindi di costi… Non sarebbe una buona idea dire: lasciamo perdere, fermiamoci qui consolidando il già fatto e basta, rendendolo un po’ meno critico; se necessario restituiamo i soldi del finanziamento, piuttosto di fare uno o due spezzoni di legno in spiaggia messo lì. Eh no.
Interessanti i pigolii dell’intervistante di cui sopra, che prima diceva peste e corna del progetto attaccandolo come un mastino, uno dei pochi, a dire il vero, così fermamente contrario; ora non si sogna minimamente di suggerire al Sindaco di lasciar perdere, a nome di tutti i savonesi, ma chiede umilmente che si fa, come lo rimediamo, suvvia, questo progettino bello ma un po’ birboncello…
Suggerisco caldamente: scuse di forza maggiore, alibi assicurato, costi insostenibili, senso di responsabilità verso i savonesi e i soldi pubblici, abbiamo sbagliato tutti, ma ora facciamo ammenda.
Sarebbe bello, o almeno utile.

Mercato del lunedì

Questione mercato del lunedì: occorre sentire le categorie interessate e trovare una soluzione.
Si proporrà un tavolo? No, perché tutte le volte che si propone un tavolo, a parte far felici i mobilieri, non si cava un ragno dal buco. Non dovrebbe già esserci, almeno, una ipotesi di soluzione da presentare?
Non esisteva un corposo “piano” per tutto lo scibile savonese?
Così ci avevano detto. Attendiamo fiduciosi. Intanto, è bene studiarsi variegati argomenti e scuse.
E se proprio necessario, solo alla fine, togliersi gli occhiali scuri e mostrare lo sguardo magnetico alla John Belushi.

Milena Debenedetti

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