Imperialismi incrociati
Imperialismi incrociati
Come USA, Israele, Iran, Europa, Russia e Cina alimentano un Caos Globale violando l’ONU
Di Paolo Bongiovanni
Guardiamoci in faccia:
lo sapevamo tutti che sarebbe finita così. L’escalation in Medio Oriente, partita il 28 febbraio 2026 con l’“Operation Epic Fury” di USA e Israele contro l’Iran, non è una sorpresa imprevedibile, ma il frutto avvelenato di decenni di imperialismi intrecciati, aggressioni preventive e violazioni sistematiche del diritto internazionale.
Oggi il Golfo Persico è in fiamme, lo Stretto di Hormuz bloccato de facto, migliaia di morti e un mondo sull’orlo di una crisi energetica e finanziaria globale. Eppure, nessuno – né Washington, né Tel Aviv, né Tehran, né le capitali europee, né Mosca e Pechino – ha voluto o saputo fermare la spirale.
Partiamo dagli Stati Uniti e Israele, motori primari dell’offensiva. Senza autorizzazione del Consiglio di Sicurezza ONU né evidente attacco imminente dall’Iran (come richiesto dall’Articolo 51 della Carta ONU per la legittima difesa), hanno lanciato una campagna di bombardamenti su vasta scala: siti nucleari, basi IRGC, leadership politica e militare, fino all’assassinio del Leader Supremo Ali Khamenei.
Questo non è self-defense, è regime change mascherato da prevenzione, eco delle invasioni passate (Iraq 2003) e delle operazioni israeliane in Gaza e Libano. Israele ha ampliato il conflitto colpendo Hezbollah in Libano, ordinando evacuazioni di massa a Beirut sud e distruggendo infrastrutture civili, violando risoluzioni come la 170.
Il risultato: oltre 1.000 morti in Iran (inclusi civili in scuole e ospedali), fallout nucleare potenziale e destabilizzazione regionale.
L’Iran, però, non è vittima innocente. La risposta – missili su Israele, basi USA e per la prima volta su tutti i paesi GCC (Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita, UAE) – va ben oltre la proporzionalità.
Chiusura dello Stretto di Hormuz, attacchi a tanker, hotel, consolati e infrastrutture energetiche: azioni che minacciano la libertà di navigazione (Convenzione ONU sul diritto del mare) e la sicurezza globale.
Teheran sfrutta proxy (Hezbollah, Houthis, milizie irachene) per estendere il suo imperialismo regionale, in violazione di risoluzioni come la 2231 sul nucleare e diritti umani.

PUBBLICITA’
Il regime teocratico prioritizza sopravvivenza e vendetta su vite umane, con repressione interna documentata dall’ONU.
E l’Europa? Complice per silenzio e doppio standard. Mentre condanna gli attacchi iraniani su GCC e minaccia “misure difensive”, l’UE evita di criticare esplicitamente gli strikes USA-Israele, focalizzandosi solo sulle minacce di Teheran.
Sanzioni su Iran per diritti umani e supporto a Russia in Ucraina, ma armi e supporto indiretto a Israele continuano.
Questo imperialismo passivo viola lo spirito dell’Articolo 21 del Trattato di Lisbona (promozione della pace) e perpetua un ordine eurocentrico che ignora migrazioni, energia e sofferenza umana.
Non dimentichiamo Russia e Cina, che giocano un ruolo ambiguo e opportunistico. Mosca e Pechino hanno condannato gli attacchi USA-Israele come “aggressione non provocata” e violazioni della sovranità, chiamando per un casefire immediato all’ONU.
Eppure, il loro imperialismo è indiretto: Russia fornisce armi a Iran (S-400, Su-35, Verba MANPADS) per contrastare l’Occidente, mentre Cina compra l’80% del petrolio iraniano scontato, sostenendo economicamente il regime.
L’alleanza strategica Cina-Russia-Iran mira a controllare il Golfo e indebolire l’influenza USA, violando obblighi ONU su non-proliferazione e stabilità regionale.
Senza intervento diretto, sfruttano il caos per guadagni geopolitici, rischiando proliferazione nucleare.
Questi imperialismi – militare USA-Israele, proxy iraniano, ipocrita europeo, opportunistico russo-cinese – violano le convenzioni ONU: divieto di aggressione (Articolo 2(4)), proporzionalità, divieto di targeting civili, obbligo di risolvere dispute pacificamente.
L’impatto economico è devastante: prezzi idrocarburi (petrolio, gas) saliti del 7-13%, Brent a $78-82/bbl, con rischi di $100+ se prolungato; OPEC aumenta produzione, ma disruptions nello Stretto di Hormuz colpiscono 20% del Speculazioni finanziarie: mercati azionari giù (S&P -1.1%, Euro Stoxx -2%), oro su +2.2%, volatilità alta; banche centrali potrebbero ritardare tagli tassi, aumentando i costi dei prestiti.
Sulla vita quotidiana lontana: prezzi benzina USA +10-30 cents/gallon, inflazione su cibo/traporti (Europa/Asia +70% gas), ritardi merci, rimessi da Golfo ridotti (India -38%), voli cancellati, rischio recessione globale.
E l’Italia cosa fa?
L’Italia, sotto il governo di Giorgia Meloni, ha adottato una posizione cauta, difensiva e diplomatica nel contesto dell’escalation in Medio Oriente tra USA/Israele e Iran (dal 28 febbraio 2026 in poi).
Posizione Ufficiale del Governo:
Non siamo in guerra e non ci entreremo: Questa è la linea ripetuta più volte dalla premier Giorgia Meloni (in interviste radio e dichiarazioni pubbliche) e dai ministri Antonio Tajani (Esteri) e Guido Crosetto (Difesa).
Meloni ha sottolineato che l’Italia non vuole essere coinvolta militarmente in modo offensivo e che qualsiasi uso estensivo delle basi USA sul territorio italiano (come Aviano o Sigonella) richiederebbe una decisione governativa condivisa con il Parlamento.
Al momento (6 marzo 2026), non ci sono state richieste formali dagli USA per tale utilizzo, e il governo ha ribadito che si atterrà agli accordi bilaterali esistenti senza autorizzare operazioni di bombing.
Critiche al diritto internazionale: Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha definito gli strikes iniziali USA-Israele “fuori dalle regole del diritto internazionale”, descrivendoli come una guerra iniziata senza preavviso agli alleati e che l’Italia è costretta a “gestire” nelle sue conseguenze.
Questo riflette un disagio per l’unilateralismo americano-israeliano, pur senza rompere l’alleanza atlantica.
Sostegno difensivo ai partner del Golfo e a Cipro: L’Italia ha annunciato l’invio di aiuti difensivi (sistemi anti-aerei, anti-drone e anti-missile) ai paesi del Golfo (UAE, Arabia Saudita, Qatar, Bahrain, Kuwait, Oman) colpiti dai missili iraniani, e dispiegamento di navi per proteggere Cipro (bersaglio di droni e missili iraniani). Questo è motivato dalla presenza di circa 2.000 militari italiani nella regione (soprattutto in Iraq/Kurdistan e Kuwait) e decine di migliaia di connazionali (lavoratori, espatriati). Meloni ha equiparato l’iniziativa a quella di UK, Francia e Germania: “Non solo per amicizia, ma per proteggere i nostri”.
Misure Pratiche e di Sicurezza
Chiusura e trasferimento ambasciata a Teheran:
L’ambasciata italiana in Iran è stata chiusa per sicurezza e trasferita temporaneamente a Baku (Azerbaigian), con evacuazione di diplomatici e cittadini italiani.
Innalzamento massimo della difesa aerea nazionale: Crosetto ha ordinato il livello di protezione anti-balistica e aerea al massimo, in coordinamento con NATO e alleati, dopo incidenti come intercettazioni di missili su Turchia e droni su Cipro.
Diplomazia per de-escalation:
Tajani ha ribadito l’impegno per “massima moderazione”, canali di dialogo aperti con l’Iran (pur criticandone gli attacchi “indiscriminati”), e coordinamento UE/NATO. Meloni ha avuto colloqui con leader europei (Macron, Starmer, Merz) per spingere su diplomazia e coordinamento militare difensivo. L’Italia lavora anche nel G7 per iniziative di contenimento.
Preoccupazioni su terrorismo e sicurezza interna: L’intelligence italiana ha avvertito di un aumento del rischio terroristico in Italia e Europa (target israeliani/USA, propaganda jihadista opportunistica), con vigilanza rafforzata su 28.000 obiettivi sensibili.
Impatto Economico e quotidiano per gli Italiani:
Il blocco de facto dello Stretto di Hormuz (traffico crollato, minacce a navi occidentali) aggrava la crisi energetica: prezzi petrolio/gas già in rialzo, con rischi per bollette, carburanti, materie prime, cereali e trasporti. Tajani ha annunciato misure per mitigare l’impatto su famiglie e imprese (sostegni a esportatori, protezione potere d’acquisto). L’Italia, dipendente da GNL e import energetici, rischia inflazione ulteriore e instabilità industriale, con ripercussioni su vita quotidiana (benzina più cara, costi alimentari, possibili ritardi merci).
In sintesi, l’Italia si posiziona come attore difensivo e diplomatico: critica l’escalation, protegge i propri interessi (cittadini, truppe, economia), ma evita coinvolgimento offensivo, puntando su UE/NATO per de-escalation. Questo bilancia atlantismo, interessi nel Golfo e sensibilità interna (opposizione preme per “no” netto alle basi USA).
La situazione resta fluida, con Meloni attesa in Parlamento l’11 marzo per ulteriori chiarimenti.
Non è entrata direttamente nel conflitto armato, ma ha espresso preoccupazioni per le ripercussioni sulla sicurezza nazionale, sull’energia e sui cittadini italiani nella regione, mentre si allinea parzialmente con gli alleati NATO e UE per misure protettive.

Pedro Sánchez
Ad esempio la Spagna, sotto il governo socialista di Pedro Sánchez, ha adottato una posizione nettamente contraria all’escalation militare in Medio Oriente, distinguendosi come uno dei pochi paesi europei (e l’unico leader progressista di spicco) a condannare apertamente gli attacchi congiunti USA-Israele contro l’Iran come “illegali”, “ingiustificati” e “pericolosi”. Questa linea ha portato a tensioni dirette con Washington e Tel Aviv, inclusa una minaccia di ritorsioni commerciali da parte del presidente Trump.
Impatto Politico ed Economico
Divisione in UE/NATO: La Spagna si è isolata rispetto a Francia, Germania e UK (che hanno adottato posture più difensive o supportive verso USA/Israele). Sánchez ha espresso delusione per la mancanza di solidarietà europea, ma ha coordinato con Bruxelles per spingere su diplomazia e rispetto accordi commerciali (l’UE ha avvertito che eventuali ritorsioni USA devono rispettare il quadro europeo).
Aldilà di minacce, da qualsiasi parte di questi imperialismi e forze economiche mondiali esse provengano, è venuta l’ora di un accountability reale:
l’ONU deve imporre sanzioni su tutti i belligeranti, forzare negoziati e cessate il fuoco. Altrimenti, questo non è solo un conflitto medio-orientale: è il fallimento collettivo dell’ordine internazionale.
E sì, lo sapevamo tutti che sarebbe andata a finire così.
Ma non abbiamo fatto nulla per impedirlo.

Paolo Bongiovanni
Blogger
Casa del Vinile
Ecco le fonti principali: