REFERENDUM SI o NO ?

Nella mia vita ho avuto modo di avere a che fare con la Giustizia.

 Un bel giorno, alla fine degli  anni Novanta, cinque militari della Guardia di Finanza misero a soqquadro la mia casa, mentre contemporaneamente sette loro colleghi occupavano il mio ufficio, sigillando tutto e vi rimasero per ben un anno.
Nello stesso tempo, due navi – una nelle acque internazionali e un’altra a Palma di Maiorca – venivano sequestrate.

La Procura di Savona mi accusava di contrabbando internazionale di petrolio e di essere, in qualche modo, proprietario di quelle navi.
L’operazione era stata condotta dalla Procura di Savona con l’ausilio della Guardia di Finanza, ma senza consultare la Dogana, che – come è noto – è l’autorità competente per le questioni relative al contrabbando. Di conseguenza, la Dogana non veniva per niente  coinvolta dall’ intera operazione.

Naturalmente, non vi era alcun contrabbando, nessuna evasione fiscale, né tantomeno una mia proprietà di navi. Il processo si concluse sia in primo grado a Savona, sia in appello a Genova,  con la mia piena assoluzione, perché “il fatto non sussisteva”. Successivamente, lo Stato Italiano fu condannato per il sequestro delle navi al pagamento dei danni causati, come stabilito dal Tribunale Internazionale del Mare con sede ad Amburgo, presso il quale  fui convocato, in questo caso, come testimone.

I 23 giudici del  tribunale del Mare

Il Tribunale del Mare, composto da ventitre giudici provenienti da altrettanti Paesi (Italia compresa), riconobbe la fondatezza della ragione degli armatori delle navi e quindi indirettamente, della mia posizione.

Devo dire che, nel processo subito in Italia, ho avuto la fortuna di trovare, a fronte di una Procura forse un po’ superficiale , dei Giudici giudicanti competenti , dotati della capacità e sopratutto  della volontà di leggere e interpretare le leggi per ciò che realmente sono. In questo caso, il corso della Giustizia è stato decisamente corretto.

Tuttavia, devo fare una considerazione. In quei burrascosi giorni, il pensiero che un giovane Giudice – designato al mio caso – potesse sentirsi intimidito da un Procuratore molto più anziano, in grado forse di influire sulla sua carriera futura , mi preoccupava non poco.
Pur consapevole che le accuse erano decisamente infondate e che non avevo motivo di temere la Giustizia, non potevo evitare una certa ansia.

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I quattro anni trascorsi prima dell’udienza non furono affatto facili. Anche se i controlli condotti sulla  contabilità della mia Azienda evidenziavano sempre la regolarità delle operazioni – e le espressioni  dei controllori lo dimostravano chiaramente – gli accertamenti incrociati eseguiti in tutta Italia sui nostri clienti finirono per danneggiare la mia attività. Nessuno, infatti, ha piacere di subire ispezioni fiscali.

Alla fine la Giustizia ha prevalso, ma le conseguenze sono state pesanti: ingenti costi legali, ma sopratutto la perdita di quote di mercato a vantaggio di concorrenti esteri, e un notevole danno materiale e morale.
Pur non essendo crollato né economicamente né fisicamente, le ferite lasciate da quella vicenda sono state enormi.

A subire danni non fui solo io, ma anche la città di Savona e lo Stato italiano, sia in termini di occupazione, sia di mancate entrate fiscali. La gran parte della nostra attività, infatti, fu assorbita  da compagnie straniere, molte delle quali avevano sede in paradisi fiscali e non siamo più riusciti a recuperarla, se non in parte.

In questi giorni si parla di riforma della Giustizia, e ho voluto raccontare  quanto accaduto a me affinchè possa offrire spunti di riflessione utili in vista del prossimo referendum, quando saremo chiamati a scegliere tra il  e il No.

A mio avviso, il cittadino deve poter contare sul fatto che non esistano legami, nemmeno psicologici, tra il Procuratore della Repubblica e il Giudice. In poche parole, a mio avviso,  il Giudice deve essere veramente terzo e indipendente.

Un altro tema centrale è quello della responsabilità.

Nel mio caso furono spese svariate migliaia di euro per un’inchiesta nella quale, fra l’altro sette numeri telefonici furono intercettati per svariati mesi, alla faccia della privacy, viaggi a Palma di Majorca, incontri con autorità francesi e spagnole organizzati per perseguire politiche comuni , che peraltro ovviamente non furono perseguite da tali Paesi e  alla fine oltre agli ingenti costi  sostenuti per l’inchiesta,  lo Stato italiano dovette pure risarcire gli armatori. ( operazione totale da qualche milionata di euro!)
Come ricordava Margaret Thatcher: “Non esiste il denaro pubblico. Esiste solo il denaro dei contribuenti.” E infatti a pagare, in ultima analisi, furono i cittadini italiani, chi mi sta leggendo compreso.

Quando sento dire che solo il 5% degli errori commessi dai magistrati vengono denunciati, e neanche la metà di questi effettivamente sanzionati, peraltro con sanzioni irrisorie,  non posso fare a meno di chiedermi: se a quei tempi fosse esistita una norma più severa verso gli errori evidenti delle Procure, come quelli commessi nei miei confronti, la allora  Procura di Savona avrebbe operato in modo analogo?

Credo che questo Governo, eletto dalla maggioranza degli italiani e impegnato nella riforma della Giustizia, non solo abbia avuto  il diritto, ma anche il dovere di realizzare  il programma per cui ha ricevuto il mandato.
Per questo motivo, al referendum, voterò convintamente e mi auguro lo faccia anche la maggioranza degli italiani, indipendentemente dalla propria  opinione politica , poichè nella vita un caso come quello accaduto al sottoscritto può accadere a tutti e chi ha la facoltà , per la sua posizione, di spendere il danaro pubblico deve farlo  “ cum grano salis”,

Silvio Rossi (libero Pensatore)

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