IL CONDOMINIO GLOBALE E IL “BONUS TRUMP”: CREARE VALORE (O CRATERI) PER TUTTI
IL CONDOMINIO GLOBALE E IL “BONUS TRUMP”: CREARE VALORE (O CRATERI) PER TUTTI
Di fronte all’attuale fiammata in Medio Oriente, il saggio ammonimento latino “Commonis bonum est neminem ledere et pro omnibus pretium creare” (Il bene comune consiste nel non nuocere a nessuno e nel creare valore per tutti) sembra essere stato tradotto dai protagonisti in campo con la sottigliezza di un bulldozer in un negozio di cristalleria. Se il “bene comune” fosse un titolo azionario, oggi sarebbe in caduta libera, sostituito da un nuovo paradigma: il Bene Unilaterale Coatto.

La “Gestione delle Risorse Umane” secondo Washington
Il Presidente Trump, con la consueta grazia da amministratore di condominio che decide di abbattere un muro portante senza consultare i millesimi, ha elevato il concetto di “creare valore” a vette metafisiche. Sostenere di voler essere “coinvolto nella scelta del successore” della Guida Suprema iraniana, come se si trattasse di selezionare il prossimo concorrente di un reality show o un nuovo socio in Venezuela, è il trionfo della trasparenza: perché limitarsi a influenzare la geopolitica quando puoi direttamente fare l’headhunter dei regimi avversi? Secondo la logica del neminem ledere, l’idea di paracadutare un leader “accettabile” a Teheran dovrebbe teoricamente portare pace. Peccato che, nella pratica, il “valore creato” si misuri attualmente in barili di petrolio in fiamme al largo del Kuwait e sirene che cullano il sonno degli abitanti di Dubai.

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Il Teorema del Valore Aggiunto (di Piombo)
Dall’altra parte, Teheran risponde alla sollecitazione di “non nuocere” con la consueta timidezza: minacciando di trasformare il sito nucleare di Dimona in un set per un film post-apocalittico e accogliendo con un “vi stiamo aspettando” l’ipotesi di un’invasione di terra. È una forma peculiare di ospitalità mediorientale: creare un “prezzo per tutti” che si paga rigorosamente in vite umane e stabilità regionale. Mentre l’IDF israeliana annuncia di aver “neutralizzato il sistema missilistico” — una frase che nel gergo diplomatico del 2026 significa “abbiamo reso il cielo di Teheran più luminoso di Las Vegas” — il ministro Araghchi rilancia la sfida. In questo scambio di cortesie, il commonis bonum è diventato un concetto elastico: per Israele il bene comune è un Iran senza missili; per l’Iran è un Medio Oriente senza basi USA; per i Curdi sarebbe un confine certo, ma per ora devono accontentarsi di essere la “meravigliosa” fanteria di una guerra che non hanno ancora confermato di voler combattere.
Diplomazia Atomica vs. Diplomazia Satirica: Il Caso Francese e l’Enigma Italiano
Il contrasto su come si “crei valore” per i propri cittadini raggiunge vette di comicità involontaria analizzando le risposte europee. Da un lato abbiamo la Francia di Macron che, fedele alla grandeur, invia la portaerei Charles de Gaulle e i caccia Rafale nel Mediterraneo, condannando gli attacchi come “violazione del diritto internazionale” ma contemporaneamente aumentando il numero delle proprie testate atomiche. È la strategia del “neminem ledere” con il dito sul grilletto nucleare: un ossimoro galleggiante che cerca di mettere in sicurezza il traffico marittimo mentre il mondo brucia.
Dall’altro lato, brilla la stella polare della strategia italiana. Mentre Parigi dispiega la flotta, l’Italia risponde con l’arma definitiva: il rimpatrio creativo. La dialettica del potere si sposta dal ponte di comando di una nave da guerra al sedile di un aereo di Stato, dove il Ministro della Difesa incarna il nuovo “Patriota di Dubai”. Qui il concetto di “creare valore per tutti” viene reinterpretato come “pagare tutto tre volte”, caffè incluso. In questo nuovo ordine mondiale, l’intelligence non passa più per i satelliti o i servizi segreti, ma per i video di BigMama che piange sui social. Se la Francia invia il sottomarino “Temerario”, l’Italia schiera il “Senza Senso di Colpa”, un’imbarcazione concettuale che naviga a vista tra una vacanza di famiglia interrotta e la scoperta della guerra tramite TikTok. È una forma di geopolitica pop dove il “neminem ledere” si applica innanzitutto al proprio tempo libero: mentre gli alleati discutono di scudi antimissile e coalizioni marittime, noi verifichiamo se Dubai sia più sicura di Roma, concludendo che il vero valore aggiunto per la nazione sia avere un Ministro che, anziché prevedere l’escalation, la scopre insieme agli influencer.
L’Effetto Domino: Il Valore che Svanisce
L’analisi del “prezzo creato per tutti” si fa tragicamente letterale quando si guarda ai mercati energetici. La notifica di “forza maggiore” da parte del Qatar verso Edison è il capolavoro finale: il GNL non arriverà perché il mare è diventato un poligono di tiro. Qui il precetto del pro omnibus pretium creare si manifesta nella sua forma più pura: il prezzo del riscaldamento e dell’energia salirà per tutti, dai consumatori europei alle industrie asiatiche. Un successo redistributivo senza precedenti.
Conclusione: Un Mondo di “Prezzi” e Nessun “Bene”
Se l’obiettivo della politica mondiale fosse davvero seguire il dettame di creare valore senza nuocere, staremmo assistendo a una de-escalation diplomatica. Invece, assistiamo a una partita a scacchi giocata con le granate, dove il “prezzo” è l’unica cosa che cresce davvero: il prezzo del petrolio, il prezzo del sangue, il prezzo di una stabilità che sembra ormai un reperto archeologico. Il “bene comune” è stato sacrificato sull’altare dell’ego strategico. E mentre Trump aspetta di fare il colloquio di lavoro al prossimo leader iraniano e l’Italia aspetta che Crozza finisca di scrivere il prossimo sketch sul Ministro, il resto del mondo si chiede se il “prezzo creato per tutti” non sia, in realtà, il conto finale di una cena a cui nessuno voleva partecipare.
