Il progresso tecnologico accelerato rende impari persino burocrati e professionisti

I popoli impreparati ad usare utilmente i mezzi disponibili, finiscono per generare danni e povertà e si condannano alla spremitura tributaria e finanziaria, perché le banche e gli Stati non possono permettersi il lusso di impoverire e fallire.
Due sono le condizioni paradossali in cui può trovarsi qualunque popolo: o manca di mezzi sufficienti; o di uomini capaci di usarli in modo economicamente produttivo ed ecologicamente compatibile.
Per millenni, persino l’Occidente progredito ha sofferto di carenza di mezzi; poi ha risolto “alla grande” quel problema, ma è caduto in quello opposto: oggi manca di uomini adeguati, di autisti capaci di fare dei mezzi tecnologicamente avanzati (ma a rotta di collo) un uso costruttivo e solidale.

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Come avere un’auto di lusso, col serbatoio pieno di carburante, la chiave nel quadro, i passeggeri che si agitano per partire, ma manca l’autista capace di portarli a destinazione a costi accettabili e senza danno.
Dallo stecchino per pulirsi i denti, al telefono, al computer, a l’elettrodomestico complicato, a l’aereo a reazione, o alla navicella spaziale, il nostro problema attuale sta sempre nella eccessiva disponibilità di mezzi e nella carenza di uomini preparati e capaci di usarli produttivamente e compatibilmente.
Una volta si era tutti poveri di mezzi per mancanza di denaro, ora, anche lo squattrinato smanetta col telefonino di ultima generazione, ma manca di istruzione per usarlo utilmente per sé, senza arrecare danno agli altri o peggio alla collettività e all’ambiente.
La scuola non riesce ad adeguare la formazione di uomini, alla produzione dei mezzi sempre più sofisticati.
Autentico rompicapo persino per gli addetti ai lavori. (In Italia dopo 10 giorni dalle elezioni non si conoscevano ancora i nomi dei parlamentari eletti).
L’intero mondo della cultura non riesce a portare l’intelligenza dei popoli, al passo del frenetico sviluppo tecnologico, talmente accelerato da ridicolizzare il sapere di milioni di laureati che alle prese con la tecnologia di ultima generazione o fresca di giornata, sono praticamente analfabeti.
Ora provate ad immaginare come vivono milioni di persone con una cultura media acquisita trenta, quaranta o cinquanta anni prima, ma condannati a fare uso dei mezzi tecnologici che gli si complicano sotto il naso.
Io temo, e vorrei proprio sbagliarmi, che la causa scatenante dei problemi attuali dei popoli, sia l’ASINCRONISMO culturade: cioè l’impossibilità di adeguare l’intelligenza dei popoli, alla complessità tecnologica che in alcuni campi è una autentica benedizione, ma in molti, anzi in troppi, rasenta la follia criminale, genocida o suicida.
Ora provate a domandarvi, ma una classe politica democratica, che trae potere dal consenso sociale, può realmente liberarci dal paradosso del mondo della cultura?
Formando geni contribuisce, anzi determina lo sviluppo tecnologico e la produzione di mezzi sempre più sofisticati; ma poi, non potendo portare l’intelligenza dei popoli al passo accelerato della tecnica, condanna milioni, anzi miliardi di persone, a pagare un occhio prodotti scientificamente avanzati, che potrebbero cambiargli in meglio la vita, ma per ignoranza usarli in modo sempre più fallimentare, distruttivo, criminale e persino suicida.
Forse dalle caverne e fino al secolo scorso, nessuno ha mai potuto soffiare alla politica il primato della distruttività. Ora quel primato i popoli democratici lo stanno polverizzando alla grande. I sistemi economici e finanziari, persino delle primissime potenze mondiali, sono afflitti da costi crescenti e utili calanti.
L’ASINCRONISMO culturale sforna bolidi da competizione, ma ai popoli non rilascia patenti di guida. E non potendo fare dei mezzi un uso produttivo e compatibile, la catastrofe ecologica e finanziaria mondiale é sempre dietro l’angolo.
E non è escluso che con la guerra attuale, legittimando il cannibalismo economico e finanziario, a colpi di inflazione a tre cifre e speculazione fuori controllo, si stia tentando di evitare la bancarotta mondiale.
Speriamo che ai potenti matti del mondo non abbiano insegnato a far quadrare i conti a colpi di “testate putiniane”.
Franco Luceri da il rebus della cultura

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