Il libro di Carlo Morganti: “Dalle peripezie belliche di ragazzo alle imprudenze di oltre cortina”. Le impressioni di Maria Rita Monaco
Nel libro di Carlo Morganti i ricordi fluiscono e il racconto scorre con facilità suscitando una serie di emozioni che, sedimentate in Carlo, attraversano anche noi reclamando l’attenzione che va data a chi sa scrivere bene anche di cose vissute
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Ma Carlo era ancora un bambino, quando la II Guerra Mondiale iniziò e ricorda, con la saggezza di oggi, l’incoscienza e il suo spirito di avventura che hanno caratterizzato i suoi “anni di guerra” e se ci sorprendiamo a sorridere al racconto delle sue scaramucce con gli amici, o all’incoscienza che li portava a sbeffeggiare le SS, non possiamo non provare la stessa ansia dei suoi genitori quando, durante un’incursione aerea , non riescono a trovarlo. Lui non aveva fatto in tempo a scendere daal’albero su cui si era arrampicato ed era rimasto là con la certezza che tutto sarebbe andato bene (l’idea di immortalità propria di bambini e adolescenti). La lettura scorre pulita e lineare e le sue parole, anche se pacate suggeriscono il solco che quegli anni hanno lasciato in lui, emerge quello spirto di avventura che aveva accompagnato i suoi giochi spesso interrotti dagli allarmi . I bombardamenti non hanno orario né rispetto per chi lavora o per chi sta esplorando il territorio conquistato nei giochi di ragazzi alla vista delle mine inesplose, quindi di giorno e spesso anche di notte bisognava essere pronti a scappare , a mettersi in salvo, nei rifugi o appiattiti lungo i fossi che costeggiano la vicina ferrovia.