Il libro della settimana: “I segni che curano” di Sabrina Rossi
I segni che curano. La medicina popolare: i curatori, viaggio in un mondo che resiste
di Sabrina Rossi

Ci sono libri che non cercano di dimostrare, ma di ascoltare. I segni che curano appartiene a questa categoria rara e necessaria. Non è un manuale di medicina alternativa, né un pamphlet contro la scienza ufficiale. È piuttosto un viaggio dentro un sapere marginale, spesso deriso o rimosso, ma ancora vivo: quello della medicina popolare e dei suoi curatori.

Sabrina Rossi
La giornalista- scrittrice Sabrina Rossi accompagna il lettore in un mondo che non chiede legittimazioni accademiche e non pretende di sostituirsi alla medicina ufficiale. Racconta invece ciò che resiste: gesti, segni, parole, rituali tramandati oralmente, che continuano a esistere perché rispondono a un bisogno profondo — non solo di guarigione, ma di senso.
Un libro sui curatori, non sulle cure
Uno degli aspetti più interessanti del libro è lo spostamento dello sguardo: al centro non ci sono tanto i rimedi quanto le persone. I “curatori” non vengono idealizzati né smontati, ma restituiti nella loro dimensione umana e culturale. Figure sospese tra sacro e quotidiano, tra tradizione e marginalità, che operano spesso ai confini del riconoscimento sociale.
Rossi non giudica, non ironizza, non mitizza. Osserva. E nel farlo costruisce una narrazione che ha molto dell’antropologia culturale e poco dell’esotismo folkloristico. Il lettore non è mai invitato a “credere”, ma a capire perché altri credono — e perché continuano a farlo.
I “segni” come linguaggio

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Il titolo è particolarmente riuscito. I “segni” non sono solo simboli magici, ma forme di comunicazione: tra chi soffre e chi cura, tra il corpo e la comunità, tra il presente e la memoria collettiva. In questo senso, il libro suggerisce una riflessione più ampia: la medicina popolare non cura solo il corpo, ma ricuce fratture sociali, restituisce ruoli, ascolta ciò che spesso resta fuori dai protocolli.
È qui che I segni che curano diventa un testo attuale, persino politico, senza mai dichiararsi tale. In un tempo in cui la sanità è sempre più tecnica, standardizzata, burocratizzata, questo libro ricorda che la cura è anche relazione, parola, contesto.
Un valore culturale, non scientifico (e va bene così)
Chi cerca conferme scientifiche o validazioni cliniche resterà deluso — e probabilmente non è il lettore ideale. Il valore del libro sta altrove: nella documentazione di un patrimonio culturale fragile, che rischia di scomparire insieme alle persone che lo custodiscono.
Rossi non chiede di sostituire la medicina ufficiale con quella popolare. Chiede, implicitamente, di non cancellare un sapere solo perché non rientra nei canoni dominanti. È una differenza fondamentale, che rende il libro equilibrato e credibile.
Perché leggerlo
I segni che curano è una lettura consigliata a chi:
- è interessato ai temi dell’antropologia, della memoria e delle culture locali;
- vuole riflettere sul rapporto tra cura, comunità e sapere;
- è stanco delle contrapposizioni sterili tra “scienza” e “superstizione”.
È un libro che non alza la voce, ma lascia tracce. E forse è proprio questo, oggi, uno dei modi più efficaci per resistere.

Sabrina Rossi con l’editore Fabrizio De Ferrari
Sabrina Rossi: Giornalista, laureata magistrale in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Genova. Scrive per Quilianonline, quotidiano online della città di Quiliano (SV), occupandosi di notizie di cultura, storia, sport ed eventi di promozione del territorio. Dal 2020 approfondisce temi legati alla memoria collettiva, alle tradizioni popolari e al valore delle radici come forma di identità.
Ha collaborato con diverse testate giornalistiche online delle province di Genova e di Savona, distinguendosi per impegno, professionalità e passione per la scrittura.
Ha inoltre partecipato a vari concorsi internazionali di poesia, fra cui la settima edizione del Premio Internazionale Salvatore Quasimodo, e alcune sue poesie sono state selezionate e inserite in raccolte e antologie letterarie.