Il croupier e i 200 euro spariti al Casinò di Sanremo: dopo nove anni parla la Cassazione

Ci sono vicende giudiziarie che impiegano anni per arrivare a una conclusione e che finiscono per raccontare molto più di quanto ci si aspetti. È il caso del croupier del Casinò di Sanremo accusato di aver sottratto 200 euro dai tavoli verdi con un gesto degno di un illusionista. Una vicenda iniziata nel 2016 e approdata fino in Corte di Cassazione con la sentenza n. 30822 del novembre 2025.

La vicenda del croupier “prestigiatore”

I fatti risalgono a circa nove anni fa, quando Gianni Colangeli, croupier del Casinò Municipale di Sanremo, venne accusato di essersi appropriato di due banconote da 100 euro. Il metodo aveva del teatrale: avrebbe simulato di soffiarsi il naso, infilando le banconote nella manica della giacca. Un gesto che gli valse l’appellativo di “croupier prestigiatore” sulle pagine della cronaca locale ligure.

La scoperta avvenne tramite le telecamere sopra i tavoli da gioco. Colangeli fu sospeso e poi licenziato nel marzo 2017. L’uomo negò sempre ogni addebito.

Un mondo che nel frattempo è cambiato

Nove anni sono un’eternità nel settore del gioco, che ha conosciuto una trasformazione profonda. All’epoca dei fatti il comparto online non aveva le dimensioni attuali: basti pensare che il dibattito sulle nuove concessioni per il gioco online e la gestione dei conti gioco è diventato uno dei temi centrali della regolamentazione, con un quadro normativo che ha ridisegnato le regole del mercato.

Nel 2016 il Festival di Sanremo era condotto da Carlo Conti, l’Unione Europea non aveva ancora affrontato lo shock della Brexit e il Casinò di Sanremo rappresentava una delle poche realtà di gioco fisico capaci di attrarre un pubblico nazionale. Nel frattempo la digitalizzazione ha spostato una fetta consistente dell’attività sulle piattaforme telematiche, modificando abitudini, regolamentazione e persino il profilo professionale degli operatori del settore. Il caso del croupier sanremese arriva dunque a sentenza in un contesto profondamente mutato rispetto a quello in cui ebbe origine.

La Cassazione e le telecamere ai tavoli verdi

Con la sentenza n. 30822, la Corte di Cassazione ha dato una risposta netta: le riprese delle telecamere ai tavoli non possonoessere usate per licenziare un dipendente. L’autorizzazione dell’Ispettorato del Lavoro prevedeva che le immagini servissero esclusivamente contro le frodi dei giocatori, non contro i lavoratori. Il contratto collettivo rafforzava questo divieto.

La Cassazione ha confermato la Corte d’Appello, dichiarando il licenziamento illegittimo per difetto di prova. Le immagini non potevano essere considerate prove valide nel procedimento disciplinare.

Le implicazioni per il settore

La sentenza stabilisce un principio generale destinato a influenzare l’intero comparto del gioco e tutti i settori in cui la videosorveglianza è presente sui luoghi di lavoro. Il bilanciamento tra tutela del patrimonio aziendale e rispetto dei diritti dei lavoratori è un tema sempre più attuale nell’epoca delle tecnologie di sorveglianza pervasive.

Per il Casinò di Sanremo la decisione rappresenta un monito: le telecamere restano fondamentali per la sicurezza, ma il loro utilizzo deve rispettare confini precisi. Una vicenda protrattasi per quasi un decennio che ha prodotto un precedente giuridico di rilievo, ricordando come le regole del diritto non ammettano scorciatoie.

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