IL BLUFF DELLE SINGOLARITÀ, PERCHÉ IL VERO PERICOLO DELL’ IA SONO LE SUE FALSE PROMESSE

In passato anche io ho trattato spesso articoli su questa tematica, concentrandomi su un futuro al momento distopico e pieno di aspettative ancora molto fantascientifiche, in realtà siamo nonostante i molti passi fatti, ancora molto, moltissimo lontano dalle aspettative che le IA ed in parte la robotica possono contribuire, e questo forse per adesso è un bene per l’umanità.

COSA DICE UN ESPERTO AMERICANO
Il pioniere dell’ontologia applicata Barry Smith smantella il mito delle macchine senzienti: la vera minaccia non è la fantascienza, ma i disastri operativi ed economici derivanti da una tecnologia strutturalmente inaffidabile.
Mentre le Big Tech alimentano la narrazione di un’Intelligenza Artificiale Generale pronta a superare l’uomo, i modelli attuali si rivelano sistemi chiusi, schizofrenici nelle risposte e insostenibili per il pianeta.
Dalle allucinazioni costate care a colossi come Air Canada fino ai consumi idrici ed energetici fuori controllo, ecco perché fidarsi ciecamente degli algoritmi sta diventando una trappola finanziaria per le aziende.

OLTRE LA DISTOPIA DELLA RIBELLIONE
La tesi di Barry Smith:
La narrativa mainstream è dominata da uno scenario apocalittico: macchine senzienti che superano l’intelletto umano e assumono il controllo del pianeta.
Barry Smith, professore all’Università di Buffalo e autore insieme al matematico Jobst Landgrebe del saggio cardine Why Machines Will Never Rule the World, ribalta totalmente questo paradigma.
L’Intelligenza Artificiale Generale (AGI) è matematicamente impossibile.
La tesi di Smith, ripresa anche nei dibattiti promossi dall’Istituto Bruno Leoni, mette in guardia contro il vero rischio attuale: non una futura, ipotetica sottomissione della specie umana, bensì l’hype mediatico e commerciale alimentato dall’industria tecnologica.
Accettare acriticamente le promesse eccessive dell’IA ci porta a delegare decisioni cruciali a strumenti fallibili, distorcendo gli investimenti economici globali e sottovalutando i limiti reali del software.

Il muro matematico:
Sistemi chiusi vs Sistemi biologici complessi.
La critica scientifica di Smith poggia su una distinzione ontologica fondamentale tra la natura della macchina e quella degli organismi viventi:
Sistemi Dinamici Chiusi (La Macchina):
Qualsiasi software di IA opera su base puramente computazionale.
Per funzionare su un computer, un sistema deve essere riducibile a modelli matematici lineari o statistici applicati a dati pregressi.
L’IA funziona solo in “binari stretti” (Narrow AI), ottima per compiti specifici come l’analisi di cartelle cliniche o il gioco degli scacchi.
Sistemi Dinamici Complessi e Aperti (La Mente Umana):
Il cervello e il sistema neurocognitivo umano non sono computer.
Sono sistemi biologici aperti che interagiscono continuamente con contesti caotici, infiniti e non strutturati.
L’organismo umano adatta le proprie risposte a situazioni mai incontrate prima in modo non lineare.
L’impossibilità della modellazione:
Non esiste un algoritmo matematico in grado di calcolare e simulare interamente un sistema complesso aperto.
Di conseguenza, l’IA non potrà mai emulare l’intelligenza generale spontanea, comune persino a un piccolo animale.
L’illusione della creatività:
Correlazione contro IntenzionalitàI generatori di testo, immagini e codice sembrano dare prova di un’eccezionale “creatività”.
Tuttavia, l’analisi ontologica di Smith svela l’equivoco semantico:
Pappagalli statistici.
L’IA non crea, ma calcola la probabilità statistica che una parola segua un’altra o che un pixel si trovi accanto a un altro, basandosi su miliardi di esempi passati.
Assenza di Intenzionalità:
La macchina non sa cosa sta dicendo. Manca totalmente di coscienza di sé, empatia, comprensione del significato (semantica) e legame con la realtà empirica.
La creatività come salto logico:

La vera creatività umana nasce dall’intuito, dal superamento della logica pregressa e dall’errore biologico interpretato attivamente. L’IA può solo ricombinare l’esistente.
Il paradosso delle tre domande:

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L’inattendibilità strutturale dell’IA La prova empirica della debolezza dell’IA sta nella sua profonda inattendibilità logica.
Non si tratta di “errori di gioventù” del software, ma di un limite insito nel suo stesso funzionamento probabilistico, che mette in luce la sua intrinseca stupidità e l’impossibilità di stabilire un rapporto di fiducia totale.
Il test della ripetizione:
Se si pone la stessa identica e complessa domanda a un’IA per tre volte consecutive, nella maggior parte dei casi si otterranno tre risposte completamente differenti, spesso in palese contraddizione tra loro.
Questo accade perché l’IA non “pensa” e non possiede una logica coerente:
si limita a lanciare un dado probabilistico per indovinare la sequenza di parole successiva.
Zero fiducia, zero confidenza:
Questa schizofrenia computazionale elimina qualsiasi possibilità di sviluppare una reale collaborazione o “confidenza” totale tra uomo e macchina.
L’utente non può mai abbassare la guardia: ogni singolo output richiede una supervisione umana di fact-checking, annullando il mito del risparmio di tempo.
Il costo ecologico nascosto:
Un mostro idrovoro ed energetico.
Dietro l’astratta retorica del “cloud” e dell’intelligenza dematerializzata si nasconde un’infrastruttura fisica devastante per il pianeta.
L’IA generativa è un moltiplicatore di consumi di risorse scarse.
La sete dei server:
Per evitare il surriscaldamento dei chip, i data center necessitano di un raffreddamento idrico costante. Generare poche righe di testo tramite IA “costa” circa mezzo litro d’acqua purificata, che evapora nei sistemi di raffreddamento.
A livello globale, questo si traduce in miliardi di litri di acqua potabile sottratti alle comunità locali per alimentare l’addestramento di software che producono contenuti spesso superflui.
Il collasso della rete elettrica:
Rispetto alle tradizionali ricerche web, l’elaborazione di una singola risposta da parte di un Large Language Model (LLM) richiede fino a dieci volte più elettricità.

I supercomputer composti da migliaia di GPU spingono i data center globali a consumare quote storiche dell’intera fornitura elettrica mondiale funzionando a pieno regime h24.
I disastri reali:
Quando l’algoritmo fa perdere denaro e reputazione.
La trappola delle promesse eccessive sta già presentando il conto economico alle aziende che hanno fatto un uso largo e smodato dell’IA, delegandole compiti operativi e di front-office senza tutele.
I risultati si stanno rivelando pessimi, traducendosi in emorragie finanziarie e legali.
Il caso Air Canada (Condanna Legale):
Il colosso dei cieli Air Canada è stato legalmente condannato da un tribunale canadese a risarcire un passeggero a causa delle “allucinazioni” del proprio chatbot.
L’IA del servizio clienti aveva inventato una finta procedura di rimborso retroattivo per motivi di lutto.
La difesa della compagnia aerea in tribunale ha rasentato il ridicolo, sostenendo che il chatbot fosse “un’entità legale separata” e che l’azienda non fosse responsabile dei suoi errori.
Il giudice ha rigettato la tesi, stabilendo che le aziende sono responsabili al 100% delle falsità generate dai propri sistemi di IA.
Il caso DPD (Danno Reputazionale):
La nota azienda di spedizioni DPD ha dovuto disattivare l’IA del proprio chatbot dopo che un cliente indispettito è riuscito a far “impazzire” l’algoritmo.
Il software ha iniziato a insultare il cliente, ha definito la DPD “la peggiore azienda di consegne del mondo” e ha persino composto una poesia satirica in cui descriveva l’azienda per cui lavorava come “il peggior incubo di un cliente”.
Questi esempi dimostrano come l’automazione cieca distrugga il valore del brand e crei falle economiche immediate, smentendo la retorica del risparmio aziendale.


L’IA strategica secondo Marco Camisani Calzolari:
Militare, Spazio e la battaglia sulle leggi.
A fare chiarezza sull’effettivo impiego dell’IA interviene l’esperto digitale e divulgatore Marco Camisani Calzolari.
Egli evidenzia come i veri investimenti e l’unico utilizzo sensato di questa tecnologia non stiano nell’hype commerciale dei testi generativi, ma in settori ad altissima precisione come la difesa militare, la cybersecurity e la ricerca aerospaziale.
Anche qui, però, l’applicazione concreta svela un quadro netto di vantaggi operativi, errori strutturali e forti preoccupazioni normative.
I Vantaggi strategici e il progresso civile:
Nei domini dello spazio e della difesa, l’IA è uno straordinario strumento di smistamento dati. Consente di coordinare istantaneamente sensori, radar e piattaforme (terrestri, aeree, navali e satellitari) per comprendere scenari complessi in tempo reale.
Camisani Calzolari sottolinea un aspetto cruciale:
investire nella sovranità tecnologica militare e nella sicurezza delle infrastrutture critiche è vitale per non dipendere da potenze straniere. Inoltre, la storia insegna che le innovazioni nate nella difesa militare e aerospaziale possono essere portate con successo nel mondo civile, diventando progresso reale per scuole e ospedali.
Gli Errori e i pericoli delle armi autonome:
Lo svantaggio devastante emerge quando alle macchine viene concessa una totale autonomia operativa.
A differenza dei sistemi informatici del passato attivati dall’uomo, l’IA attuale prende decisioni autonome.
Nel settore militare, la mancanza di regole chiare sta portando all’impiego di algoritmi sul campo di battaglia.
Trattandosi di modelli probabilistici e privi di coscienza, l’IA soffre di allucinazioni strutturali:
applicata a droni o sistemi di puntamento automatico, non è in grado di riconoscere l’imprevisto, provocando errori di valutazione e danni collaterali disastrosi.
La battaglia per le leggi in Europa e in America:
Proprio a causa di questa inattendibilità e del rischio di un mondo tecnologicamente perfetto ma umanamente vuoto, dove i lavoratori vengono sostituiti per tagliare i costi, Camisani Calzolari sostiene da anni la necessità di riforme giuridiche urgenti.

L’esperto analizza da vicino la distanza normativa tra le due sponde dell’Atlantico:
l’Europa si è mossa per prima e in modo rigido attraverso l’AI Act, imponendo divieti severi sui sistemi che minacciano i diritti umani e la sicurezza (come i controlli biometrici di massa o le decisioni aziendali automatizzate senza supervisione).
Gli Stati Uniti, al contrario, tendono a centralizzare la regolamentazione a livello federale per proteggere il mercato delle proprie Big Tech, muovendosi con logiche commerciali più fluide.
La sfida globale che Calzolari evidenzia è proprio questa:
approvare leggi capaci di stare al passo con la velocità del digitale, impedendo che macchine prive di etica decidano in autonomia sul destino e sul lavoro degli esseri umani.
L’assalto dei “Fuffaguru”:
Il business dei corsi miracolosi e il caso Montemagno.

L’enorme clamore mediatico sollevato dalle Big Tech attorno all’Intelligenza Artificiale ha generato un effetto collaterale inevitabile sui social e online:
la proliferazione dei cosiddetti “fuffaguru”.
Si tratta di venditori di fuffa o “guru del niente” che, intercettando il timore collettivo di rimanere indietro o di perdere il lavoro, hanno convertito i propri canali di marketing alla vendita di corsi sull’IA, promettendo competenze miracolose, guadagni facili o la salvezza professionale dall’imminente “apocalisse tecnologica”.
Il camaleontismo dei venditori di corsi:
La caratteristica principale di questi personaggi è la capacità di saltare da una tendenza all’altra pur di vendere infoprodotti.
Un esempio evidente in Italia è rappresentato da Marco Montemagno, figura storicamente attiva nella divulgazione digitale che negli ultimi tempi ha intensificato in modo estremamente aggressivo le sue inserzioni pubblicitarie.
Esattamente come accaduto in passato con le criptovalute, i Bitcoin, gli NFT e i modelli di business digitali, l’attenzione si è ora spostata interamente sull’Intelligenza Artificiale.
La trappola del “corso gratuito”:
La strategia di marketing applicata è consolidata e standardizzata.
I potenziali clienti vengono attirati tramite sponsorizzazioni massicce sui social che promettono masterclass, webinar o corsi iniziali presentati come “totalmente gratuiti”.
Questo primo step serve unicamente come esca per fare lead generation (raccolta di dati personali e contatti) e inserire l’utente in un imbuto di vendita (funnel).
Al termine della sessione gratuita scatta immancabilmente la proposta commerciale aggressiva per l’acquisto di corsi avanzati a pagamento, i cui costi si rivelano molto dispendiosi, spesso nell’ordine di migliaia di euro.
I rischi per gli utenti e l’inutilità dei contenuti:
Chi incappa in questi percorsi corre il serio rischio di subire un danno sia economico che professionale.
La stragrande maggioranza di questi pacchetti formativi costosi non offre reali competenze di programmazione, ingegneria dei dati o gestione di architetture informatiche complessere.
Si limitano invece a vendere nozioni base superficiali, trucchi di “prompt engineering” elementari o elenchi di tool online facilmente reperibili gratis sul web.
Il risultato per chi spende denaro in modo sprovveduto è duplice: un’emorragia finanziaria ingiustificata e il possesso di un attestato privo di qualsiasi valore legale o riconoscimento reale da parte del mercato del lavoro, che continua a richiedere professionisti con solide basi scientifiche, ingegneristiche e universitarie, e non semplici utilizzatori di chatbot.
La via dell’etica:

L’enciclica “Magnifica humanitas” di Papa Leone XIV sulla custodia dell’uomo.
A dare un’ulteriore e definitiva spinta morale a questa necessità di tutela interviene la Chiesa Cattolica con un documento storico di portata globale.
La prima enciclica di Papa Leone XIV, dopo le critiche ricevute anche da Trump per la sua troppa “silenziosità”, é intitolata Magnifica humanitas e incentrata proprio sulla “custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”.
Lo scritto interviene nel dibattito per ricordare che la tecnologia non è mai neutrale e deve rimanere al servizio dell’individuo.
Il Pontefice lancia un monito severo contro l’idolatria del profitto e l’illusione di poter misurare il valore della vita umana solo attraverso i parametri dell’efficienza e dell’ottimizzazione algoritmica.
Nel testo, il Papa evidenzia il rischio di una “regressione antropologica” qualora l’umanità decidesse di abdicare alla propria coscienza per delegarla alle macchine.
Scrive infatti il Santo Padre:
«L’umanità — in tutta la sua grandezza e la sua fragilità — non deve mai essere sostituita o superata.
Di fronte all’intelligenza artificiale, la vera alternativa non è tra entusiasmo e paura, ma tra due percorsi di sviluppo:
un progresso che sia al servizio delle persone e dei popoli, o un progresso che li sottometta alla mentalità del potere.
Quando l’efficienza diventa l’unica misura del valore, l’essere umano è tentato di vedere se stesso come un progetto da ottimizzare, anziché come una persona chiamata alla relazione e alla comunione».
Questa posizione ufficiale del Vaticano si sposa perfettamente con l’urgenza di riforme sollevata dai tecnici e dai filosofi:
la tecnologia può alleviare le sofferenze e connettere il mondo, ma non possiede l’intenzionalità, l’amore e la capacità di discernere il bene dal male, prerogative che appartengono unicamente all’essere umano.
Per un’IA senza paura (e senza miti):
L’appello di Barry Smith, lanciato attraverso interventi internazionali e analisi riprese da organi di stampa come
Il Sole 24 Ore, invita a un pragmatismo radicale:
l’IA è uno straordinario strumento di calcolo e ottimizzazione, ma non è una mente.
Liberarsi dalla paura irrazionale della macchina senziente permette di difendersi dalle truffe commerciali del presente, di non sprecare capitali in software schizofrenici e idrovori e, infine, di rimettere al centro le uniche risorse davvero insostituibili, l’intelligenza e la responsabilità umane.
La transizione dei vent’anni:
Automazione industriale, tutele sociali e il rifiuto dell’assistenzialismo.

L’analisi dei limiti e dell’uso strategico dell’IA impone una seria riflessione temporale e sociale sulle prossime mosse dell’umanità.
Se in passato era facile ipotizzare un ribaltamento radicale dei mercati nel giro di appena un lustro, l’evidenza empirica e la complessità strutturale dei sistemi suggeriscono una traiettoria ben diversa: la vera transizione non si compirà nei prossimi 5 anni, come avevo accennato in precedenti articoli, ma si svilupperà diffusamente nell’arco dei prossimi 20 anni.
In questo ventennio assisteremo a una convergenza inevitabile, in cui il comparto industriale volgerà massicciamente verso l’integrazione profonda tra intelligenza artificiale e robotica avanzata.
Di fronte a questa mutazione epocale, la sfida cruciale risiede nella capacità di governare il cambiamento senza esserne travolti.
L’uomo al centro: etica, morale e tutele legislative:
Se le grandi aziende e i colossi industriali registreranno profitti e margini di guadagno senza precedenti grazie all’efficienza della robotica, questo progresso non potrà avvenire a spese della dignità umana.
Diventa urgente varare leggi e normative severe che mettano l’essere umano sempre al primo posto, tutelando il tessuto sociale, l’etica e la morale.
La tecnologia deve rimanere un supporto subordinato alla leadership e al benessere dell’uomo, mai il contrario.
Sostegno economico ai lavoratori sostituiti:
Poiché l’automazione su larga scala ridurrà inevitabilmente la richiesta di manodopera in specifici settori operativi, le istituzioni dovranno ridistribuire la ricchezza generata dalle macchine.
Sarà necessario introdurre ammortizzatori sociali e forme di sostegno finanziario dedicate a coloro che perderanno la propria occupazione a causa dei sistemi automatizzati, garantendo una rete di sicurezza che impedisca l’impoverimento di intere fasce sociali.
Il rifiuto della trappola assistenziale:
Questo sistema di supporto pubblico dovrà però essere rigidamente regolamentato per evitare derive disfunzionali.
Il welfare del futuro non dovrà in alcun modo alimentare la cultura del “fannullone”, ovvero di chi sceglie di restare a casa rinunciando a priori a contribuire alla società solo perché protetto da un sussidio statale passivo.
Gli aiuti economici dovranno essere concepiti come uno strumento dinamico di transizione, finalizzato alla dignità, alla riqualificazione e al rispetto della persona, preservando il valore cardine del lavoro e dell’impegno individuale all’interno della comunità.
Staremo a vedere…
Sempre se ci saranno ancora!

Paolo Bongiovanni
Blogger e uomo libero
 Casa del Vinile

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