Elezioni comunali di domenica scorsa : il bipolarismo regge, ma sotto la superficie qualcosa si muove

Le elezioni comunali di domenica raccontano una verità molto meno spettacolare di quella che i partiti speravano di vendere nei talk show del lunedì sera: il Paese non sta cambiando campo politico, sta semplicemente ridistribuendo i voti all’interno degli stessi schieramenti.
Il centrosinistra sperava nell’“effetto referendum”, nella grande onda capace di travolgere il governo Meloni e aprire la stagione della riscossa progressista. Non è successo. Il centrodestra, nonostante tensioni interne e il calo evidente della Lega, tiene. Il centrosinistra cresce in alcune realtà ma non sfonda. E soprattutto continua a non apparire, agli occhi di molti elettori, come una vera alternativa di governo.
La fotografia uscita dalle urne è quella di un bipolarismo ormai consolidato: chi vota centrodestra continua a votare centrodestra, chi vota centrosinistra resta lì. I grandi spostamenti avvengono dentro le coalizioni, non tra una coalizione e l’altra.

Il vero sconfitto: la Lega
Il dato politico più pesante riguarda Matteo Salvini. La Lega continua a perdere pezzi soprattutto nel Nord, cioè proprio nei territori dove era nata e cresciuta come “partito sindacato del territorio”. A Venezia crolla dal 12% al 4,7%. A Mantova dimezza i voti. A Moncalieri arretra ancora. In Toscana praticamente sparisce.
Ma attenzione: quei voti non stanno andando a sinistra. Restano quasi tutti nel centrodestra, assorbiti soprattutto da Fratelli d’Italia e, in misura minore, da Forza Italia.
È questo il vero problema per Schlein e Conte: il centrodestra perde equilibrio interno ma non perde il controllo politico dell’elettorato.

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Venezia: la delusione del centrosinistra
La partita simbolica era Venezia. Il Pd sognava almeno il ballottaggio, qualcuno addirittura la vittoria. Invece è arrivata una sconfitta secca che ha aperto immediatamente la stagione delle coltellate interne.
Dentro il Pd si accusano candidati deboli, campagne poco radicate, scelte sbagliate. Ma il problema sembra più profondo: manca ancora un progetto comune credibile.
Andrea Orlando lo dice chiaramente: una coalizione non basta, serve una proposta politica riconoscibile. Fratoianni parla di ritardo programmatico. Perfino dentro il Pd cresce il fastidio verso una leadership percepita molto mediatica e poco concreta.
E poi c’è il tema più imbarazzante: il Movimento 5 Stelle continua a perdere consistenza nelle elezioni locali. In molte città resta marginale. A Venezia, secondo alcune analisi dei flussi, una parte importante dell’elettorato grillino avrebbe addirittura votato il candidato del centrodestra.

Il centrosinistra parla ai social, non al popolo
Forse la critica più feroce emersa dopo il voto riguarda proprio questo punto: il centrosinistra sembra vivere più nei social che nei quartieri popolari.
Tante piazze virtuali, tanti slogan, tanti riferimenti internazionali. Ma poca costruzione territoriale vera. A Venezia, ad esempio, il centrosinistra perde proprio nelle aree popolari e sui temi concreti come sicurezza e qualità della vita.
Nel frattempo gli elettori continuano ad astenersi. Dopo la mobilitazione referendaria è tornata l’astensione record delle amministrative. Segno che esiste ancora una gigantesca area di cittadini che non si sente rappresentata da nessuno.

Fratelli d’Italia guarda già al 2027
Mentre il centrosinistra discute, Fratelli d’Italia ragiona già sulle prossime grandi città: Roma, Milano, Torino. E lo fa con un approccio molto pragmatico: meglio un candidato civico che faccia vincere, piuttosto che un candidato di bandiera che faccia perdere.
Non è un caso che nel partito di Meloni si parli persino di possibili dialoghi con Carlo Calenda in alcune realtà urbane. Segno che FdI vuole allargarsi verso il centro moderato, soprattutto nelle città dove il voto ideologico non basta.

La politica locale resta decisiva
Il dato finale forse è il più importante: le amministrative continuano a essere profondamente legate ai territori. Contano i candidati, le reti locali, i rapporti personali, la credibilità amministrativa.
Ed è proprio qui che molti partiti nazionali mostrano le loro fragilità.
Perché alla fine puoi anche fare dieci dirette social al giorno, parlare di geopolitica, evocare “la riscossa democratica” o “la difesa dell’Occidente”. Ma se poi il cittadino esce di casa e trova traffico, degrado, sicurezza percepita in calo e servizi inefficienti… vota guardando il marciapiede sotto casa, non il trend su X.

ITALO ARMENTI

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